Curry, Durant e sinfonie di retìne bruciate

Curry, Durant e sinfonie di retìne bruciate

Quanto dura una retìna prima di rompersi per l’eccessiva usura? Tanto per i comuni mortali, poco se è quella del canestro dove tirano Curry e Durant.

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Il mondo NBA, si sa, è ricco di aneddoti, curiosità, episodi singolari e quant’altro e quello che state per leggere vi farà perlomeno sorridere.
Come sapete, è ormai di dominio pubblico l’espressione “mano calda” e tutti i sinonimi (spesso volutamente esagerati) utilizzati per indicare proprio quei giocatori con un tiro letale. E quindi, quando si parla di tiro letale, in questi anni, il nome di Stephen Curry viene spesso fuori quasi in automatico.
Molti anni fa, nel regno dei videogames cabinati e su console a 16 bit, il miglior gioco di basket in circolazione era l’allora innovativo NBA JAM, che puntava su una folle esagerazione e spettacolarizzazione di 2 vs 2 con protagonisti atleti NBA, attori, cantanti e politici di quel momento, che tiravano da 9 punti, mettevano in scena schiacciate da metà campo e avevano la possibilità di bruciare letteralmente la retìna dopo qualche tiro consecutivo a segno. NBA JAM è stato tra le cause della perdita di parecchie diottrie per gli adolescenti dell’epoca, oltre naturalmente al “rewind and play” ossessivo per rivedere i movimenti di Michael Jordan e Hakeem Olajuwon e alle foto di Pamela Anderson che qualche Jedi della tecnologia aveva passato a tutti i compagni di squadra su floppy disks (i più “facoltosi” direttamente su cd-rom)… Altri tempi…

Fast Forward:

Quanto ridereste se vi dicessi che sono arrivate voci (parecchio accreditate e riportate poi su ESPN) riguardo a Stephen Curry e Kevin Durant che più volte avrebbero ridotto a brandelli la retìna del canestro in cui tirano in allenamento, al training center dei Golden State Warriors? Ridete pure, ma è tutto vero!

L’aneddoto è stato raccontato da Bruce Fraser, assistant coach di Golden State, che in estate allena bambini e ragazzi, che vede spesso rincorrere la palla dopo che il loro tiro rimbalza sul ferro. Poco prima dei playoffs gli Warriors sono al facility center e Fraser è al canestro che Curry e Durant hanno l’abitudine di utilizzare: immaginate la sinfonia di “swish” e “ciuff” che prende vita in quella zona della struttura. A volte i due si trovano a tirare insieme, partendo dall’angolo destro e alternandosi, con Fraser a recuperare palla per poi passargliela nuovamente.
“Non mi allontano mai dalla restricted area” dice “è il lavoro più facile al mondo!” aggiungendo però che una certa pressione comincia a sentirla quando, dopo molti centri consecutivi, teme di sbagliare angolo di passaggio, rischiando di destabilizzare la meccanica del destinatario della palla.
Curry ad ogni sessione fa in media circa 250 tiri, di cui almeno 100 da 3 e con una percentuale che si aggira tra 80 e 90, arrivando a segnarne anche 77 consecutivamente in una giornata “normale” (!). Durant ne tira circa 200 di cui almeno 50 dalla lunga distanza… In tutto, una loro sessione di tiro dura una ventina di minuti.

Sarebbe stato Steve Kerr, al termine del suo abituale incontro con i media, a notare che la retìna di quel canestro andava sostituita. Le cordicelle di poliestere che la reggevano al ferro erano letteralmente a brandelli e a ben guardare, l’usura si era verificata nei punti colpiti dalla palla negli esercizi di tiro di Curry e Durant, mentre le parti limitrofe sarebbero state quasi intatte.
Eric Housen, responsabile delle attrezzature degli Warriors ha dichiarato che la retìna di quel canestro in particolare, dove si allenano al tiro i due ex MVP, viene sostituita regolarmente dopo qualche settimana, mentre Fraser aggiunge che da quando Durant è entrato in squadra, sembra consumarsi maggiormente.

Canestro

La NBA ha un accordo con Spalding per fornire, tra le cose, le retìne da montare sui canestri e l’attenzione della Lega sull’aspetto e sulla qualità di ogni struttura che riguardi in qualche modo il gioco, viene naturalmente presa estremamente sul serio. Esiste una normativa tecnica ben precisa che obbliga le squadre a sostituirle almeno una volta ogni 7 gare casalinghe. Alla Oracle Arena, per esempio, vengono cambiate dopo ogni incontro.
Spalding fa produrre le retìne che vengono smistate, dopo il collaudo, dalla sede dell’Iowa alle 30 squadre NBA al costo di 12,99 dollari ciascuna. I test di resistenza consistono nell’utilizzo di una macchina particolare che lancia da 6 a 8 palloni da differenti angolazioni a 20 miglia orarie, questo aiuta a verificare l’efficienza del prodotto, piuttosto che la sua durata nel tempo. Paul Sullivan, Senior Vice President di Spalding ha dichiarato che dopo 10mila cicli di test, la retìna non ha mai mostrato segni di usura evidenti, solo un po’ di sporco nel punto di contatto con la palla (Spalding non descrive la macchina utilizzata nel dettaglio, ma potrebbe essere un prototipo simile a quello realizzato da Comau negli anni scorsi).
Quindi Durant e Curry sarebbero dei distruttori di retìne? Follia…

Sembra, ad ogni modo, che la fiducia in un tiratore (e più in generale in un giocatore) aumenti a seconda del modo in cui ha segnato il suo ultimo tiro. Non a caso infatti, Coach Rob McClanaghan, che ha allenato non solo Durant e Curry, ma anche Love, Westbrook e John Wall, in un’intervista ha riportato come la conclusione dei suoi workout sia il classico 2/2 dalla lunetta ma con l’obbligo di 2 centri assolutamente perfetti. “Chiedo sempre ai ragazzi lo ‘swish’ su quei liberi, perchè fa terminare loro l’allenamento in un buon stato mentale”.
Fateci caso, quanti di voi al campetto, piuttosto che in allenamento, prima di andare a casa o sotto la doccia, vogliono segnare “l’ultima tripla”? E quanti di voi ripetono il tiro finchè non entra frustando per bene la retìna?

Tempo fa, in un’intervista, Kobe Bryant disse che “il rumore della retìna è la conferma, per chi tira, sulla qualità dell’esecuzione del gesto tecnico, oltre che atletico; perchè conferma la bontà del rilascio e della parabola”. L’ex numero 24 giallo-viola chiama quel suono semplicemente “The answer”.
Per la verità, queste parole hanno avuto eco da parte di John Fontanella, ex giocatore di Westminster College (accademia artistica nell’ovest della Pennsylvania) capace anche di infilarne 51 in una gara e che, da grande appassionato (e professore) di fisica quale è oggi, a metà degli anni 2000 riuscì a calcolare la precisa traiettoria da dare alla palla per realizzare un “ciuff” perfetto, per un giocatore di 1,80 mt a una distanza di 4,5 mt dal canestro. Il tutto venne riportato sul suo libro “The Physics of Basketball”. L’arco deve avere un angolo di almeno 40° per entrare, l’angolazione perfetta è di 47° per la precisione.

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Sulle retìne, come per tante altre cose che riguardano questo sport meraviglioso, esistono varie “leggende popolari”, come per esempio quella secondo la quale Shawn Kemp ne avrebbe mandata in frantumi una di ferro su un playground, schiacciando con particolare veemenza. Un’altra interessante è quella riguardante una tattica attuata da Red Auerbach, che le faceva cambiare al Boston Garden prima di incontrare una squadra specialista nel contropiede. L’idea è che mettendo delle retìne nuove, la palla ci metterà un pochino più di tempo ad attraversale a seguito di un canestro, incontrando maggiore resistenza, per cui la rimessa dal fondo verrà effettuata con tempi leggerissimamente più prolungati; questo dà un istante in più alla difesa per non subire un contropiede da canestro segnato e con la velocità di gioco che c’era negli anni ’60-’70 non era un’idea così contorta.

Rimanendo in tema Golden State, Steve Kerr disse che “una volta sentito quel rumore, non troverai nulla di paragonabile”. D’altronde non è meraviglioso e allo stesso tempo appagante, sentire la voce della retìna un istante dopo che il pallone ha lasciato le nostre mani?

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