D-Rose, where return happens (?)

D-Rose, where return happens (?)

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    “Holding onto his knee, holding onto his knee and down”.
    28 Aprile 2012, United Center, Chicago. Gara 1 dei Playoff NBA che vede avversari i Bulls e i Philadelphia 76ers, testacoda del primo turno. Tutto liscio per Chicago, vantaggio rassicurante e prima vittoria in ghiaccio, quando l’MVP 2010-2011 penetra, appoggia in maniera innaturale il piede sinistro e cade a terra, tenendosi il ginocchio. “Holding onto his knee and down”, appunto.

    Un’intera nazione assiste, la città di Chicago resta immobile, in silenzio, con il terrore di perdere il proprio MVP per la Postseason.

    Sarà così; il crociato laterale sinistro si rompe e il giocatore ne avrà per un anno. I Bulls orfani della propria Star subiscono l’upset di Philly che, da ultima qualificata ai Playoff, li sconfigge  portando a casa la serie. Le “accuse” sono le più varie, perche Thibodeau lo ha tenuto in campo sul +12 a 1′ dalla fine? Come si fa a reggere un calendario così fitto dopo il Lockout? Sono varie, ma lasciano anche il tempo che trovano; per questo i Bulls, pensano subito dal giorno 1 esclusivamente al suo recupero:

    il 12 Maggio si opera: ” L’operazione è andata alla grande oggi.[…] Non starà a sedere per tutta la stagione 2012-2013.[…] penso che la cosa più importante sia non stabilire un limite di tempo, (rientrerà) solo quando si sentirà al 100% (tenete a mente quest’ultima frase)”. Parole di Reggie Rose, fratello di Derrick, che a quanto pare non si sente troppo a disagio nel fare le veci del fratello, essendone anche il manager.
    Si parla già di una “schedule”, una tabella, per la sua  riabilitazione; a Settembre comincia a saltare e tirare. Ah, in America, specialmente nella Windy City, non si parla d’altro, dalla fine dei Playoffs c’è attorno a lui un’attenzione mediatica senza precedenti.

    Rose ha gli occhi di un paese addosso, e l’Adidas (suo sponsor) crea uno spot commerciale che parte con il suo infortunio, con la città intera di Chicago in un silenzio quasi mortale e ferma a quel singolo istante: non pensate sia troppo diverso dalla situazione reale.
    Il 30 Dicembre ottime notizie per i tifosi Bulls; D-Rose si allena di nuovo in gruppo, pronto a tornare poco dopo l’All Star Break. Prova a schiacciare e anche a correre al massimo della velocità.
    A fine Gennaio si allena a pieno contatto, il rientro sembra dietro l’angolo, la freddissima Chicago inizia a scaldarsi per il suo MVP.
    L’All Star Game arriva, i Bulls non effettuano Trades sul mercato, che si chiude il 20 Febbraio, subito dopo la gara delle stelle.

    nbcchicago.comFulmine a ciel sereno, Reggie Rose torna a parlare: “Eh ma non avete preso nessuno per migliorare il roster, il titolo torna a Miami.[…] è frustrante vedere mio fratello che dà l’anima per i Bulls e loro che non gli mettono niente attorno. Tutti si aspettano che Derrick torni. Se torna vendono più biglietti. Vogliono che torni per vincere un titolo o per i soldi? Adesso credo non per il titolo.”

    Sillogismo aristotelico impeccabile. Thibodeau, interpellato, glissa con un po’ di fastidio sulle domande riguardanti le frasi del fratello-manager.
    Charles Barkley in tv risulta leggermente più esaustivo: “[…] suo fratello deve chiudere quella c***o di bocca per prima cosa. […] non ci importa di tua madre, tuo padre, dei tuoi fratelli e sorelle. Non premere “invia”. A nessuno importa di quello che pensi. Se un giornalista ti chiama, vuole che tu dica qualcosa di negativo su qualcun altro, quindi non essere un dannato idiota.[…] lascia che le persone famose siano famose, chiudi quella c***o di bocca.
    Espressione della volontà popolare se ce n’è una.
    In poche righe il buon Reggie gela la Chicago del basket.
    Insiste: la possibilità che il fratello perda tutta la stagione c’è ed è tutt’altro che remota. Teme per il fratello una ricaduta, è una decisione cruciale per la carriera.

    Nel frattempo, il 5 Marzo la condizione di Rose è “day to day”, la possibilità di farlo giocare viene valutata quotidianamente. Il problema è che i tendini sono “on fire” per il troppo lavoro.
    Prima di ogni partita i supporters dei Bulls lo vedranno allenarsi, per poi accomodarsi in panchina in giacca e cravatta.

    Iniziano i Playoffs, serie con i Nets, si dice che Rose salterà anche i Playoffs, il fratello non parla fino al 3-1 Bulls, esprimendo un’altra delle remore che sta impedendo il rientro di D-Rose: “Ha lavorato duro e tirato molto ogni giorno. Più che altro, sta preparando la sua mente, prendendo sicurezza con il suo corpo. Penso (che la sua mente) sia probabilmente ad un buon 90% al momento.
    Il “fratello cattivo” potrà aver cercato un ulteriore espediente per giustificare l’assenza ma, comunque, a mio avviso una riflessione in merito sembra necessaria.
    Piccola contestualizzazione; i Bulls vincono in 7 gare la serie con i Nets, nonostante siano ridotti ai minimi termini da infortuni a Deng e Hinrich.
    Giocano praticamente sempre gli stessi e sono in svantaggio 2-1 nelle semifinals contro Miami.

    Detto questo, mettiamoci per un minuto nei panni di Derrick, ponendoci alcune domande:
    Cosa si aspetta Chicago da Rose?
    I tifosi dei Bulls si aspetteranno sicuramente la Leadership che è mancata durante l’anno, l’aggressività tipica del giocatore, ma soprattutto una cosa; che da subito faccia la differenza nella serie con la squadra senza se e senza ma più forte dell’NBA.

    Quanta pressione ha?
    Da inizio stagione c’è grande, grandissima attenzione su #TheReturn, il ritorno di D-Rose. Lui deve, vuole, essere sicuro che sarà in grado di dare il massimo da subito, considerato che i riflettori saranno assolutamente puntati su di lui (lo sono già anche quando è in panchina) e quindi giustamente è obbligato ad essere al meglio.
    Le critiche sono all’angolo sia che rientri sia che non lo faccia.
    Cosa può temere?
    La stagione NBA è stata costellata di infortuni molto gravi. Rose avrà sicuramente visto cosa è successo ai vari Rondo, Gallinari, Bryant, Westbrook. Non è una giustificazione, ma vedere tutti questi infortuni che coinvolgono tendini e legamenti sicuramente non ha giovato a scacciare le sue paure. Inoltre la serie attuale contro Miami non sembra essere proprio una scampagnata tra amici; l’hanno detto chiaramente, non si piacciono a vicenda e il livello di fisicità e provocazioni è alto come raramente si vede.

    Sommando tutto: Rose è sottoposto a smisurata attenzione mediatica, in lui sono riposte colossali aspettative dei tifosi, e la sua squadra gioca una delle più “bollenti” serie di tutti i Playoffs NBA.
    Il dilemma del ragazzo, anche vedendo la sua emotività in panchina durante le partite, sembra amletico; rientrare o rientrare? 

     filothea.comCosa succederà? 

    Probabilmente Rose per tornare dovrà avere la “sicurezza” psico-fisica che gli manca, ma piuttosto mai la certezza che il suo rientro possa riuscire a cambiare e eventualmente vincere la serie, cosa possibile ma tutt’altro che scontata considerando gli avversari.
    La mia ipotesi è pessimistica: vedo difficile un ritorno prima della prossima stagione.
    Ma dentro di ogni appassionato di Basket c’è una piccola speranza, come francamente già prima di ogni altra gara di questi Playoffs, che lo speaker pronunci le fatidiche parole:
    “For the Chicago Bulls, at Point Guard position, number 1, Derrick, Rose!”
    Perchè in fondo non nascondiamolo, in NBA di scontato non c’è niente, ogni partita è una sorpresa.
    Non a caso la serie di commercials a mio avviso più bella degli ultimi 10 anni recitava:
    NBA, where amazing happens.

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