Deron Williams, quando il ritorno a casa corrisponde alla rinascita

Deron Williams, quando il ritorno a casa corrisponde alla rinascita

Tutto è partito da Dallas.
Ora Deron c’è tornato, per rinascere cestisticamente dopo gli anni bui di Brooklyn.

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Il viaggio perfetto è circolare.
La gioia della partenza, la gioia del ritorno.
(Dino Basili)

Dallas, 1987.
Deron a soli 3 anni si trasferisce in un sobborgo insieme alla madre.

Dallas, 2015.
Deron è tornato a casa.

Dopo aver guidato la sua squadra liceale (90-8 il record nei quattro anni, con 17.6 punti, 8.4 assist, 6.1 rimbalzi e 2.6 rubate di media), vuole un posto da titolare al college: è qui che deve fare le valigie abbandonando il Texas per la prima volta. L’unico ateneo che può offrirgli il posto in quintetto è Illinois, squadra allenata da Bill Self e dal suo assistente Billy Gillespie. In 4 anni i Fighting Illini vanno tre volte al torneo NCAA ed una volta addirittura alla finale, persa contro la favoritissima North Carolina. E quella incredibile rimonta su Arizona…

 

 

In mezzo una carriera NBA con aspettative altissime – lui e Chris Paul dovevano essere i nuovi volti della Lega, almeno nel ruolo di play – ma rispettate solo nei primi anni ai Jazz. Poi un lento declino, anche per colpa di infortuni che gli hanno minato le sicurezze, fino alla nefasta parentesi brooklyniana. Dopo un costoso divorzio dai Nets (27.5 milioni di buonuscita, rispetto ai 40 che Brooklyn avrebbe dovuto dargli fino al 2017 alla scadenza del quinquennale da 100 milioni firmato 4 anni fa), Dallas non se l’è fatto sfuggire.

E allora ecco la gioia del ritorno a casa. Una gioia doppia, prima perché è lì dove il suo amore per il basket è iniziato, e poi perché da lì è attesa la sua rinascita. Che in un certo senso arriva.
Nessuno si aspettava di vedere la reincarnazione del trascinatore dei Jazz che, insieme a Boozer e Kirilenko, sono arrivati fino alla finale di Western Conference 2007, eliminati dagli Spurs futuri campioni NBA.

A metà stagione ormai passata, il play dei Mavs porta in dote 14 punti, 5.5 assist e 3.1 rimbalzi ogni sera. Prima volta sopra i 20 punti? Stranamente proprio contro Utah a metà novembre. Il season high lo toccherà due settimane dopo a Portland, segnando ben 30 punti. 37 volte su 49 è andato in doppia cifra, dando un apporto offensivo – oltre 14 di media – che non è mai stato in dubbio, ma al quale ha aggiunto quella gestione di palla (5.5 assist) che a Dallas non si vedeva da un po’…

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A parte qualche dolorino al polpaccio, in questa stagione sta finalmente tenendo distanti gli infortuni (facciamo gli scongiuri!) e per uno come lui niente è più importante della continuità nel gioco.
A parte gli ultimi 3 mesi della sua prima avventura in maglia Nets (arrivò dai Jazz durante la trade deadline), il nostro ha sofferto sempre problemi fisici, che gli hanno fatto perdere il ritmo di gioco e di conseguenza è sparita quella fiducia che lo ha sempre contraddistinto quand’era nello Utah.

Per Brooklyn e per i suoi tifosi era diventato un oggetto del mistero. Tutto ciò ha portato al buyout che ha fatto contente entrambe le parti in causa: altri due anni così sarebbero stati la fine, soprattutto per lui.
E allora ecco la chiamata di Dallas, sempre attenta al mercato post trade deadline (David Lee ne è solo l’ultimo esempio…), ha voluto dargli una possibilità. E lui, con quel “Texas Made” tatuato sulla spalla sinistra, non ha deluso.

Olympics Day 2 - Basketball

Ora Dallas è in lotta per giocarsi i Playoffs e il mese di marzo sarà decisivo per questo: lì Deron ha la possibilità di dimostrare di fronte a tutto il mondo com’è rinato alla corte di Carlisle. La sua capacità di lettura del pick and roll, punto fisso del basket voluto da Jerry Sloan ai Jazz, è un upgrade enorme per Dallas che, con due lunghi mobili come Pachulia e Nowitzki, può puntare in alto.

Dopo aver gioito quando se ne andò da Dallas verso l’Illinois, di sicuro ha gioito immediatamente dopo aver posto la firma sul contratto con i Mavericks.

Questo viaggio circolare, pieno di immancabili cadute, sembra essere ora arrivato al punto di arrivo: tuttavia il traguardo è ancora un po’ più in là, verso quel titolo NBA tanto agognato.

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