Draft Busts, quando scegliere diventa una croce

Draft Busts, quando scegliere diventa una croce

Gli errori più grossolani in sede di Draft, dal 2005 al 2012.

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(To M.A)

Il momento del Draft NBA è sicuramente uno dei più emozionanti per i tifosi NBA: una volta che il Commissioner ha indicato il nome del possibile nuovo beniamino della propria squadra (sempre che non tifiate per i New York Knicks), si fanno fantasticherie su quanto quel giovane ragazzo possa giovare ai risultati della proprio team. Ci sono però anche quelle scelte, da parte di alcuni front office, che fin da subito o a posteriori hanno fatto rizzare i capelli a molti sostenitori.

Con il termine anglosassone “bust” (che in italiano significa letteralmente “spazzatura”) sono indicati quei giocatori da cui ci si aspettava tantissimo al momento del Draft e dunque sono stati scelti molto presto, ma che per un motivo o per un altro (dal capitare in squadre totalmente disastrate, debolezza mentale, infortuni, scarsa propensione alla vita da atleta ai massimi livelli) non hanno reso come sperato, e sono finiti ben presto nei campionati più disparati; ho scelto dunque al massimo tre giocatori per Draft partendo da quello del 2005 e arrivando a quello del 2012 (agli ultimi arrivati, quelli degli ultimi 3 Draft, concediamo un po’ di tempo…)

2005

DRAFT 2005

Draft molto particolare quello del 2005: prima scelta Andrew Bogut, seconda Marvin Williams (???), terza e quarta Deron Williams e Chris Paul. Scorrendo in basso troviamo tra gli altri Bynum (ora sparito, ma con Anello), Danny Granger, David Lee e al secondo giro dei calibri come Monta Ellis, Lou Williams e Marcin Gortat. Dove i front office hanno toppato in pieno?

1)Ike Diogu, scelta numero 9, Golden State Warriors. Un quattro sottodimensionato potentissimo fisicamente, che nonostante un discreto anno da rookie si è perso poi per mezza NBA; passa per Indiana, Sacramento, New Orleans, Los Angeles Clippers e infine San Antonio, ma stessi problemi: lento, limitato offensivamente, scarsa voglia di lavorare. Attualmente gioca in Cina.

2) Fran Vazquez, scelta numero 11, Orlando Magic: non si può parlare propriamente di “bust” perché il giocatore non è assolutamente malvagio, ha anche vinto qualche anno fa l’Eurolega col Barcellona ed è un solido giocatore della Liga ACB. Una sola particolarità: in NBA non ci ha messo e non ci metterà mai piede, una scelta completamente buttata via dai Magic.

3) Jaroslav Korolev, scelta numero 12, Los Angeles Clippers: ala piccola scuola CSKA Mosca, ha giocato un totale di 34 partite in due anni, prima di venire rispedito in patria; un altro russo (come Podkol’zin, Chrjapa e Monja l’anno precedente) che voleva ripercorrere le orme di Kirilenko, ma con scarsissimo successo.

DRAFT 2006

 

 

DRAFT 2006

Se la prima scelta è Andrea Bargnani, già si incomincia a storcere il naso; il Mago tuttavia, penalizzato dagli infortuni, ha disputato un decennio NBA con prestazioni altalenanti ma ad alcuni tratti molto solide (nel 2010-11 viaggiava a 21 punti di media a partita…). La lacrima scende facilmente, perché è stato il Draft in cui sono stati scelti tra gli altri due giocatori che rimangono nei cuori degli appassionati e che hanno visto la loro carriera spezzata dagli infortuni: Tyrus Thomas e Brandon Roy.

1) Adam Morrison, scelta numero 3, Charlotte Bobcats: bianco, poco atletico, scarso difensore: allora perché alla 3? Ottimi fondamentali, autentico eroe collegiale a Gonzaga, buona vena offensiva. Nonostante una discreta stagione da rookie (11 punti di media), viene poi afflitto da infortuni e in seguito spedito in panchina da Coach Larry Brown. Scambiato ai Lakers, vince l’anello sventolando fondamentalmente asciugamani. Diabetico, fragile mentalmente e psicologicamente, prova l’esperienza Europea in Europa, con Stella Rossa e Besiktas. Non è il suo mondo, decide di ritirarsi neanche trentenne per fare l’aiuto allenatore nella sua Gonzaga, che mai lo ha dimenticato.

2) Patrick O’Bryant, scelta numero 9, Golden State Warriors: centro di due metri e tredici, si infortuna al piede durante il training camp e una volta guarito scende in D-League; Don Nelson, allenatore degli Warriors all’epoca, pur consapevole fosse un progetto a lungo termine non ama il giocatore e lo lascia libero dopo due anni. I Celtics provano a concedergli una chance come back-up di Kendrick Perkins, ma dopo un anno anonimo lo scambiano con i Raptors. Anche in Canada non dimostra nulla di che, e ora vaga per leghe più o meno prestigiose.

3) Mouhamed Senè. scelta numero 10, Seattle Supersonics: altro centro simil O’Bryant, con apertura alare mostruosa, viene prelevato da una squadra belga (dove non faceva granchè) appena ventenne, ma il fisico prometteva bene. Dopo tre anni in cui gioca più in D-League (vincendo anche il titolo di Difensore dell’anno) che altro, prova l’esperienza europea in Francia e Spagna, con risultati modesti. Attualmente è agli Austin Spurs, ovviamente in D-League.

 

DRAFT 2007

 

 

DRAFT 2007

Doveva essere il Draft dei Blazers, e così si è rivelato, ma ancora una volta in negativo: dopo aver scelto Sam Bowie al posto di Michael Jordan, scelgono Greg Oden invece che Kevin Durant. Il detto dice “errare è umano, perseverare è diabolico” ma stavolta i Blazers sono stati veramente sfortunati: tutti avrebbero scelto Greg.

1) Greg Oden, scelta numero 1, Portland Trail Blazers: Punti, rimbalzi, stoppate. Sotto canestro, su entrambi i lati del campo, a livello collegiale non ce n’era praticamente per nessuno; addirittura Steve Kerr disse “Talentuosi come lui ne nasce uno ogni decennio”. I Blazers vanno sicuri su di lui, pronto così ad affiancare Lamarcus Aldridge sotto canestro. Ma la favola dura pochissimo: le ginocchia sono troppo fragili, salta interamente la prima stagione per una microfrattura. Ma è solo l’inizio: in sei stagioni ai Blazers gioca 82 partite, l’equivalente di un’intera regular season. Miami prova a riciclarlo dopo tre stagioni di inattività, ma è solo l’ombra del giocatore che sarebbe potuto essere.Quest’anno ha giocato in Cina prima di essere tagliato, l’ennesimo smacco di questo gigante fragile

2) Yi Jianlian, scelta numero 6, Milwaukee Bucks: sull’onda di Yao Ming, i Bucks selezionarono quest’ala grande talentuosa nonostante il suo agente avesse sconsigliato loro di selezionarlo: temeva infatti che la scarsa comunità asiatica in Wisconsin non avrebbe aiutato l’ambientamento del giocatore. Dopo una stagione di alti e bassi, servito più a vendere magliette che altro, viene scambiato con i New Jersey Nets, ma tra infortuni e prestazioni inguardabili della squadra in se, l’unica menzione va al rischio di convocazione per l’All Star Game, sospinto da milioni di voti cinesi. Passa per Washington e Dallas, prima di tornare nella sua Cina. E’ il leader della sua Nazionale, che in Asia si distingue.

3) Javaris Crittenton, scelta numero 19, Los Angeles Lakers: scelto subito dopo Belinelli e spedito dopo neanche mezzo anno ai Grizzlies nello scambio per portare Pau Gasol in gialloviola, prima di essere ulteriormente spedito destinazione Washington, Crittenton è salito agli onori della cronaca per aver minacciato con una pistola in spogliatoio l’allora compagno di squadra Gilbert Arenas (armato pure lui). Prima sospeso dalla Lega e poi tagliato dagli stessi Wizards, dopo un paio di stagioni a peregrinare per Cina e D-League, una sera ad Atlanta spara ad una donna con un fucile, nonostante lui mirasse ad un’altra persona. La donna morì, e nonostante l’accusa di omicidio colposo, venne rilasciato inizialmente su cauzione. Un paio d’anni dopo, venne arrestato per traffico di droga, e una volta in tribunale condannato a 23 anni di carcere, che sta attualmente scontando.

 

 

 

DRAFT 2008

 

DRAFT 2008

Draft di altissimo livello (Rose, Love, Westbrook, Gallinari, i due Lopez, ecc.), trovare bidoni non è stato stato così semplice: ce ne sarebbe stato uno bello è che finito (Michael Beasley alla numero 2) ma la macchina da punti amante della cannabis sta attualmente scrivendo un nuovo capitolo della propria carriera ai Rockets, e viste le prestazioni ci è sembrato giusto dargli fiducia.

1) Joe Alexander, scelta numero 8, Milwaukee Bucks: nato a Taiwan, cresciuto un Cina, attualmente gioca sotto i nostri occhi, nel Banco di Sardegna Sassari. Bianco, atletico, con una media di 18 punti e 10 rimbalzi l’ultima stagione di College; i Bucks lo scelgono in virtù delle sue ottime prove in palestra, ma sul campo ci mette piede poco o niente. Dopo due stagioni senza acuti, inizia la classica girandola di squadre e D-League. Se in NBA doveva essere un 3, attualmente gioca da lungo (lui che è “solo” 2,03) in una stagione non proprio esaltante degli isolani.

2) Anthony Randolph, scelta numero 14, Golden State Warriors: nato a Wurzburg (vi dice qualcosa? Vi aiuto, città natale di Dirk Nowitzki), alto, snello, esplosivo (tutto il contrario del suo predecessore ad LSU, Glen “Big Baby” Davis), scelto in alto perché sebbene magro il potenziale su cui lavorare c’era eccome: dopo un anno di rodaggio e una Summer League strepitosa, nella stagione da Sophomore finisce ai Knicks nello scambio che porta David Lee nella Baia. A New York non trova la sua dimensione, e finisce ai T’Wolves nell’ambito dell’affare Carmelo Anthony. Sebbene a sprazzi mostri lampi di talento cristallino, la sua scarsa voglia di lavorare sui suoi limiti lo porta ad uscire ben presto dall’NBA. Attualmente gioca più che dignitosamente a Kuban, in Russia, non è da escludere un ritorno oltreoceano.

3) J.R Giddens, scelta numero 30, Boston Celtics: ala piccola/guardia di buon talento, dopo essersi preso una coltellata fuori da un bar durante il College a Kansas (cosa che lo costrinse a cambiare scuola) e dopo esser stato sospeso pure dal nuovo ateneo per motivi disciplinari, giunge in NBA nei Celtics campioni in carica con buone credenziali e parole di elogio di Coach Rivers: tutto dura pochissimo, tra bizze contrattuali e poco spazio nelle rotazioni, e dopo due anni in cui passa anche per i Knicks inizia a peregrinare in leghe straniere. Arriva addirittura a Brescia, dove gioca ben due anni diventando un beniamino dei tifosi lombardi. Attualmente è in Argentina.

DRAFT 2009

 

DRAFT 2009

Se per primo è stato scelto l’atleticissimo Blake Griffin, è più che altro il Draft in cui è stato scelto l’attuale dominatore della Lega (Stephen Curry, n.d.r) alla 7. Tra i sei scelti prima di lui ce ne sono due in particolare che a posteriori lasciano veramente sbalorditi (ovviamente in senso negativo).

1) Hasheem Thabeet, scelta numero 2, Memphis Grizzlies: centro tanzaniano gigantesco (221 centimetri, apertura alare infinita) al college (UConn) stoppava pure le mosche, segnava e catturava rimbalzi, ma non doveva neanche impegnarsi più di tanto. Al piano superiore, con avversari più abili tecnicamente e non così inferiori fisicamente, non riesce ad imparare un movimento in post che sia uno e viene ben presto sovrastato su entrambi i lati del campo. I Grizzlies provano la carta D-League, ma la testa è quel che è e non c’è verso di farlo migliorare. Passa per Houston, Portland, Oklahoma City, ma è già free agent.

2) Jonny Flynn, scelta numero 6, Minnesota Timberwolves: playmaker, eroe collegiale con la sua Syracuse (leggendaria la partita da sei over-time contro Uconn, in cui guida la squadra alla vittoria) e tendenza ad essere decisivo quando conta. I T’Wolves dell’allora GM David Kahn lo scelgono alla 6, subito dopo aver scelto Ricky Rubio con la 5 (lo spagnolo non sarebbe infatti arrivato oltreoceano prima di due anni). La stagione da Rookie è buona nonostante i Timberwolves siano letteralmente osceni (13 punti abbondanti di media e posto da playmaker titolare), ma dopo un’operazione estiva all’anca non torna più quello di prima. Le sue cifre calano sensibilmente, e ben presto viene ceduto. Dopo un paio di apparizioni a Houston e Portland, esce dall’NBA senza clamore. Anno scorso si è visto in Italia, a Capo D’Orlando, ma è stato costretto a rescindere il contratto, incapace di tenere il passo dei compagni di squadra (Pecile e Basile, per dirne un paio).

3) Terrence Williams, scelta numero 11, New Jersey Nets: proveniente dai Louisville Cardinals, esterno atletico, difensore, passatore. Tutte doti che non trovano una vera dimensione ai Nets, ai Rockets, ai Celtics. Uscito senza sbattere la porta NBA, ha già girato una decina di squadre portoricane, e non sembra intenzionato a fermarsi.

DRAFT 2010

 

DRAFT 2010

Prima scelta Wall e quinta Cousins, decima George. Nel mezzo un poco di confusione (Wesley Johnson alla 4?), è anche il draft di Larry Sanders, che bidone non è, ma che problemi di ansia e un carattere non proprio signorile hanno portato al ritiro prematurissimo. Non è da escludere possa tornare, per questo non è stato inserito.

1)Xavier Henry, scelta numero 11, Memphis Grizzlies: forse un po’ prematuro definirlo un bidone, perché questa combo guard uscita da Kansas ha un’ ottima dose di talento, ma finora vuoi per scelte contrattuali sbagliate/sfortuna nerissima (si è già rotto tendine d’Achille, legamenti del polso e si è operato al ginocchio destro) gioca in D-League senza aver giocato più di 50 partite per stagione nelle cinque sino adesso disputate.

2) Craig Brackins, scelta numero 21, Oklahoma City Thunder: ala grande da Iowa State, quando dal draft all’inizio della stagione regolare cambi ben tre squadre senza neanche calcare il parquet NBA può darsi significhi qualcosa: inizia la carriera NBA con i 76ers dopo esser passato sotto contratto di Thunder e Hornets, ma gioca poco più di 10 partite prima di capire di non essere nel posto giusto. Attualmente gioca a Reggio Calabria in LegaDue, dopo essere passato anche da Biella.

3) Damion James, scelta numero 24, New Jersey Nets: giocare neanche 40 partite in quattro stagioni NBA e trovarsi con l’Anello al dito: Damion ha infatti fatto parte della cavalcata Spurs verso il titolo 2014, dopo aver firmato un paio di decadali e presentandosi alle partite rigorosamente in borghese, come extrema ratio in caso di epidemia tra i lunghi texani. Attualmente è a Porto Rico, classica patria dei Busts.

DRAFT 2011

 

DRAFT 2011

Draft pre-lockout, ha visto molti talenti nascondere il proprio nome in vista della stagione regolare completa successiva. Prima scelta Irving, menzioni per Klay Thompson (numero 11) e Kawhi Leonard (numero 15). Scellerata la scelta di Derrick Williams alla numero 2 (Guess who? Timberwolves…) ma col senno di poi son bravi tutti…

1) Jimmer Fredette, scelta numero 10, Sacramento Kings: tiratore bianco, eroe collegiale mormone con la sua Brigham Young University, capace di segnare da distanze siderale. Pur essendo capace a far fondamentalmente solo quello, non trova mai una sua reale dimensione. Passa per Chicago e New Orleans, ora evoluisce in D-League nella squadra satellite dei Knicks. Le aspettative erano ben altre…

2) Nolan Smith, scelta numero 21, Portland Trail Blazers: guardia vincitrice del titolo NCAA con Duke e di una sfilza di premi individuali collegiali. Scelto da Portland nonostante il suo fisico piuttosto esile, gioca pochissimo nonostante il prematuro ritiro di Brandon Roy. Nella Summer League dell’anno successivo, prende una gomitata non indifferente sulla testa da Zoran Dragic in uno scontro di gioco, ed è costretto a un ricovero in ospedale. Torna sul parquet ma è completamente oscurato dal Rookie Damian Lillard, e opta per l’approdo in Europa nonostante domini in D-League. Va a Zagabria e al Galatasaray, mostrando che il talento è più che intatto e vincendo tutto in Croazia, ma dopo una breve parentesi ancora in D-League, si ritira a soli 27 anni per tornare a Duke in veste di assistente allenatore.

3) MarShon Brooks, scelta numero 25, New Jersey Nets: essere scelto dai Nets non è quasi mai una grande investitura, ma MarShon ha veramente talento da vendere: nel suo anno da Rookie sfiorava tranquillamente i 13 punti a partita, mostrando ottimi sprazzi offensivi. Il giocatore è talmente interessante che i Celtics lo vogliono nello scambio che porta Garnett e Pierce a Brooklyn, ma nonostante il rebuilding dei biancoverdi non riesce a trovare spazio ne a convincere il neo allenatore Brad Stevens. Dopo una stagione e mezzo, passa prima agli Warriors poi ai Lakers, ma la sua svogliatezza lo proietta subito fuori dall’NBA. Va a Milano, in una stagione tra alti e bassi in cui non vince nulla, poi in Cina, e spera in un richiamo NBA.

DRAFT 2012

 

DRAFT 2012

Draft ricchissimo di talento a detta di molti, si sta rivelando tale nonostante ci si aspetti qualcosa di più da alcuni suoi elementi (Thomas Robinson e Jeremy Lamb in primis). Anthony Davis è stata la prima scelta, mentre con la 35 è stato scelto Draymond Green, autentica “steal of the draft” del GM dei Golden State Warriors, Mike Myers.

1)Royce White, scelta numero 16, Houston Rockets: Ala grande con ottime abilità tecniche, buon palleggio e grandissima tenacia. Un unico, grossissimo problema: soffre di disturbi d’ansia e ha una grandissima paura degli aerei. Rifiutandosi di volare con la squadra, che durante la stagione compie un numero infinito di trasferte, i Rockets provano a farlo aiutare da vari specialisti: non riescono ad ottenere nulla, e anzi, finiscono in causa con lo stesso. Pur giocando qualche partita di D-League viaggiando in pullman, viene scambiato la stagione successiva ai Sixers ma subito tagliato. I Kings provano a riciclarlo, ma non c’è verso. Probabile che non lo vedremo mai più su un parquet NBA.

2)Fab Melo, scelta numero 22, Boston Celtics: da Syracuse, centrone brasiliano con attitudini difensive. Perché non ha sfondato in NBA? Perché è semplicemente molto molto scarso. Non si capisce cosa pensasse Ainge al momento della scelta (con la 21 però, aveva appena pescato Sullinger) e quindi forse era la sua “polizza” di assicurazione in caso Jared non avesse risolto i suoi cronici problemi alla schiena. Gioca 6 partite in NBA, una in più di quello che avrebbe meritato, prima di sparire nelle solite Leghe caraibiche e limitrofe.

3)Perry Jones, scelta numero 28, Oklahoma City Thunder: una volta scelto, molti analyst gridarono al “miracolo” o alla “steal of the draft”. Dato come uomo da prime cinque scelte, visto come sorta di “clone” di Kevin Durant per altezza, posizione e qualche movimento, i realtà non ha mai trovato la sua dimensione ed attualmente evoluisce in D-League, dopo essere stato tagliato anche dai Celtics prima ancora di cominciare la stagione.

fansided.com

P.S DRAFT 2013

Forse troppo presto per giudicare dei ragazzi che sono nella Lega da solo tre stagioni, sebbene ce ne sia uno abbastanza noto che ha probabilmente già dimostrato di non riuscire a stare in NBA…

Anthony Bennett, scelta numero 1, Cleveland Cavaliers: quando vieni scelto alla numero uno hai sicuramente pressione addosso, figurarsi se eri dato intorno alla 10 in un Draft considerato povero di talento. Bennett probabilmente ricordava Larry Johnson ai Cavs: 4 con esplosività nonostante la mole, capace di tirare anche da lontano e con discrete proprietà di palleggio. Il canadese tuttavia, pare essere debole mentalmente, e non riesce mai realmente ad ingranare nella sua prima stagione NBA. Viene spedito ai T’Wolves nell’ambito dell’affare Love, e nonostante un ruolo dalla panchina e un team senza ambizioni di vittoria, perde gradualmente minuti. Al termine della stagione viene tagliato, e la natia Toronto prova a dargli una chance, senza successo: parentesi in D-League e successivo taglio. Attualmente free agent, è la prima scelta che ha sbaragliato tutti i record negativi di sempre.

 

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