E se Gallo avesse ragione?

E se Gallo avesse ragione?

Dopo l’ennesima buona partita del Gallo, leggiamo in prospettiva la sua rinuncia alle qualificazioni Mondiali.

di Massimo Tosatto

“Giochiamo senza Gallo”
“Xxxx ai Mondiali, Gallo a casa”
Commenti vari dopo la qualificazione italiana ai Mondiali di basket.

Forse dovremmo guardare alle cose in prospettiva.

Gallo ieri notte ha segnato 34 punti contro la difesa più forte della NBA, quella di OKC. Lo ha fatto nel suo solito modo, alternando tiri da lontano e lontanissimo con entrate e aggiungendo 6 rimbalzi e 2 assist. Quest’anno ha già giocato 55 partite, che in una carriera colpita dagli infortuni come la sua non è poco. Solo ai Knicks Gallo giocò 81 partite in una stagione nel 2010, e 71 ai Nuggets nel 2012.

Dopo il trasferimento di Tobias Harris ai Sixers, sembrava che le speranze di playoffs dei Clippers si fossero imbarcate con lui sull’aereo. Invece Doc Rivers ha dato la palla in mano a Gallo, riempito l’area con Zubac e mantenuto inalterata la percentuale di vittorie, registrando un ottimo 7-4.

Insomma, ci troviamo di fronte a un vero giocatore NBA, rispettato da tutti e con un’ottima reputazione, tranne, a quanto pare, in Italia.

Dopo le ultime partite di qualificazione, che hanno permesso all’Italia di arrivare ai Mondiali grazie a una vittoria con l’Ungheria e a una sconfitta, netta, con la Lituania, si sono levate diverse voci a dire che ai Mondiali dovremmo andarci con i ragazzi che hanno giocato le qualificazioni.

La nazione cestistica ha atteso la partita con l’Ungheria come se fosse il confronto con una squadra top. L’abbiamo caricata di significati, salvo poi vedere i nostri avversari e esserci resi conto che il basket a cui siamo abituati è un’altra cosa. Infatti abbiamo vinto di 30.

È strano vedere il livello di gioco restare sotto l’anello di mezzo metro, movimenti da pivot post guerra e ruoli come li davano nelle giovanili. Insomma, siamo stati messi di fronte alla povertà di questo basket delle qualificazioni mondiali, mondato da tutti i suoi migliori giocatori, che infatti non vede la Slovenia qualificata, nonostante sia campione d’Europa.

Quella stessa nazione cestistica ha preso come un affronto il rifiuto di Gallo e Beli di partecipare alle qualificazioni Mondiali in estate. La motivazione di doversi allenare e riposare è stata considerata debole, ci siamo chiesti che bisogno avessero di allenarsi in quel modo per la stagione. Non avevano abbastanza tempo?

 

gallinari belinelli
Questo dimostra quanto siamo lontani dalla prospettiva dei giocatori professionisti moderni, in una lega di 82 partite più playoffs. Gallo ha preparato scrupolosamente questa stagione. Tira col 42% da tre, la seconda percentuale migliore della carriera, ma con il doppio dei tiri tentati. A 18,9 ha la seconda media punti della carriera e con 6 rimbalzi a partita il suo miglior dato di sempre.

Forse, invece di sentirci offesi perché non ha partecipato alle qualificazioni Mondiali, potremmo provare a chiedergli, umilmente, come si fa ad arrivare a quei livelli e a rimanerci. Quanta volontà, quanta voglia sia necessaria per affrontare ogni sera un LeBron (23 punti e 6 rimbalzi nell’ultimo confronto contro 27 e 8 rimbalzi del prescelto), Paul George (Gallo ha segnato 34 punti ieri contro i 15 di George), KD, Giannis e via dicendo.

Insomma, quando parliamo del Gallo, dovremmo ricordarci che lui appartiene a quel livello e ci è arrivato grazie alle sue forze, a una volontà granitica che gli ha permesso di ritornare da infortuni devastanti, in una lega in cui non perdonano nulla e ogni sera c’è qualcuno pronto a farsi il mazzo per dimostrare di essere meglio di te.

Poi, certo, è difficile inserirlo nei nostri schemi. Ma perché, con tutto il rispetto, ricevere la palla da un play italiano (non facciamo nomi per carità, sappiamo quanto siamo permalosi), non è esattamente come riceverla da Lou Williams o Zubac, da Felton o Paul.

Se noi fossimo umili, come una volta eravamo, non ci chiederemmo come Gallo può adattarsi al nostro gioco, ma come noi possiamo adattarci al suo. Non perderemmo tempo a spiegargli cosa può e deve fare lui, ma ci metteremmo in ascolto per capire come integrare Gallo, Beli, Datome, Melli e compagnia.

Questi giocatori, dobbiamo capirlo, sono solo in parte un prodotto del nostro basket. Per lo più sono prodotti di sé, del proprio coraggio e della propria forza di volontà. Hanno rischiato, sono andati all’estero inseguendo il proprio sogno e hanno avuto ragione. Anzi, c’è da chiedersi perché altri non lo abbiano fatto; perché, diciamo la verità, si migliora molto di più lontano dal nostro basket che nel nostro basket.

E non è provincialismo, il nostro, è che gli altri sono più bravi. Fanno di più con meno. Non hanno federazioni che incassano milioni e salvaguardano solo il loro cortiletto. E hanno leghe in cui le squadre che non possono giocare non giocano, non infettano il campionato con i loro fallimenti e i loro passaggi di proprietà misteriosi durante l’anno.

Poi sì, liberissimi di criticare Gallo, ma ricordiamoci che lui è il meglio, non il peggio, lui è dove noi dobbiamo andare non quello che dobbiamo evitare.

E quindi, grazie Gallo. E ti aspettiamo in questa Nazionale che ci ha portato al Mondiale, ma che ha bisogno assolutamente del tuo indispensabile apporto…

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