Embiid brilla, strilla e trolla: Lonzo e i Lakers in versione mirage

Embiid brilla, strilla e trolla: Lonzo e i Lakers in versione mirage

La straordinaria prestazione del centro camerunense e il suo ghiotto post partita dopo la vittoria dei suoi allo Staples Center

di Nico Landolfo

Quando lo Staples Center spegne le sue luci ed il #TrustingProcess di Philadelphia ha battuto il #Rebuilding della nuova era Lakers, si aveva la sensazione già di aver assistito a qualcosa di importante, perché le statistiche di Joel Embiid recitavano già 46 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 7 stoppate, ma il meglio doveva ancora venire.

Un po’ Philip K. Dick, un po’ il Jay Gatsby di F.S. Fitzgerald, tra campo e fuori il genio del ragazzo nato a Yaoundè, in Camerun, ha messo in risalto la nuova concezione di una NBA, sia nei gradi di chi sta affermandosi, sia in quelli di chi di batoste e di “pugni sui denti” deve ancora prenderne, per raggiungere qualcosa di importante, e qui il ruolo di “young loser” spetta di diritto a Lonzo Ball.

In un mondo di vincitori e vinti, nel modo giusto al rovescio che vogliate, quando Dick ne “The man in the high castle” parlava della congiunzione tra un universo reale ed un universo alternativo – ma comunque esistente – in un inciso aveva sottolineato come “La vera posta in gioco nella guerra era: il vecchio contro il nuovo”. Importante sottolineare che sia Embiid che Lonzo sono chiamati a prendere per mano le rispettive franchigie contro un passato tanto glorioso quanto pesante da sopportare rispetto a dei roster che ancora non possono lottare per il vertice della lega.

Philadelphia ha trovato, seppur ancora con un tempo intermittente, un proprio leader, uno scintillante faro a cui aggrapparsi, magari ancora senza feste danzanti e sogni di infinita gloria, anche se il social – di cui diremo fra poco – è a dir poco un mondo esagerato, ma quello che va sottolineato è che Embiid, assieme al neo arrivato Simmons, nonché al gruppo di Covington – appena rinnovato – Saric, McConnell, Luwawu ha avuto un anno (più quello di infortunio) per studiare la situazione, ambientarsi gradualmente ed ora imporsi, un po’ come Gatsby che ha “girato il mondo” prima di realizzare il suo sogno in quel di Long Island.

Non altrettanto potrebbe dirsi per Lonzo, che arriva assieme ad una ondata infinita di rookie in quel di LA dove le aspettative sono alte e dove neanche gli ultimi anni di una stella come Kobe avevano saputo regalare i playoff ai gialloviola. Serve pazienza e non giudizi immediati, anche se la scelta di Walton è apparsa chiara, visto che per la seconda volta consecutiva Ball resta seduto per tutto il quarto periodo mentre la sua squadra – perché oramai giochi bene o giochi male, questa resta la “sua” squadra – ha ancora da dover dire la parola fine a un match. Che sia un segno? Anche qui lo zampino di Fitzgerald sovviene puntuale, e lo raffigura sotto le spoglie di quel Nick Carraway ancora alla finestra del suo “cottage stipato tra le ville dei ricchi”.

Sapevo che in molti attendevano il “troll” post match del centro dei 76ers e perché lasciarvi delusi. Embiid posta una foto su Instagram di una sua schiacciata con Lonzo non “posterizzato” ma in fase cadente dinanzi a tale potenza. Un chiaro messaggio? Joel ha voluto evitare guai o individuare nel #2 Lakers il destinatario, con un messaggio su Twitter di stima comunque per il rookie. E allora perché quel messaggio? Guadate bene la geolocalizzazione – seppur fittizia – della foto del pivot camerunese: “Lavar, Fars, Iran” serve dire altro?

Ancora una volta Fitzgerald ci regala una perla che chiude il cerchio e che fotografa appieno il tutto: “Negli anni più vulnerabili della giovinezza mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. <Quando ti vien voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu>” e chissà se servono davvero altre parole.

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