ESCLUSIVA – A tu per tu con Fabrizio Lorenzi: “Quell’estate in cui scoprii Mike James e lo portai in Italia”

ESCLUSIVA – A tu per tu con Fabrizio Lorenzi: “Quell’estate in cui scoprii Mike James e lo portai in Italia”

Il nome inchiostrato è quello di Mike James, a scriverlo indelebile e a chiare lettere è Fabrizio Lorenzi, all’epoca neo team manager della Paffoni Omegna, che si apprestava ad allestire la squadra per la sua prima storica apparizione in Serie A2.

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A cura di Alessandro Elia

La scintilla scocca in una calda notte d’inizio estate del 2013. La visione è di quelle che folgorano anche negli appiccicosi 30° di Arona. Dinamite nelle gambe, incredibile esplosività mista a una sublime visione di gioco di un playmaker che finisce subito sul suo taccuino. Il nome inchiostrato è quello di Mike James, a scriverlo indelebile e a chiare lettere è Fabrizio Lorenzi, all’epoca neo team manager della Paffoni Omegna, che si apprestava ad allestire la squadra per la sua prima storica apparizione in Serie A2. Inizia così, anche un po’ per caso, la storia del giocatore più interessante sbarcato negli ultimi anni in Italia da dove ha poi spiccato il volo verso l’eccellenza del basket mondiale. Un anno super in Piemonte e poi la partenza a razzo. Due anni in Spagna al Baskonia, uno al Panathinaikos e da pochi giorni la firma su un contratto garantito con i Phoenix Suns. Una storia che trova la conferma nel fatto che i buoni giocatori sono anche nel sottobosco ma per scovarli non ci vuole solo fortuna, bisogna anche sapere dove possono nascondersi e una passione indeterminata per il gioco e i suoi protagonisti, anche quelli più nascosti. Dopo il triennio a Omegna, l’anno in B con Oleggio e la scorsa stagione alla finestra, Fabrizio Lorenzi è ora alla ricerca di una squadra dove possa mettere in pratica la sua sconfinata passione per il basket e quella grande competenza oggettivamente dimostrata anche dai fatti. Il trentasettenne dirigente, con alle spalle anche esperienze a Castelletto Ticino e Montegranaro benedice e ripercorre quei momenti quando tolse la polvere dalla lampada da dove uscì per magia il giocatore di Portland.

Fabrizio, che ricordi conservi di quell’estate dove riusciste a scoprire e portare in Italia Mike James?

“Dopo due anni in cui ricoprì il ruolo di responsabile marketing e comunicazione, la Società decise di affidarmi l’incarico di team manager premiando la mia passione e il mio grande entusiasmo. Già con coach Di Lorenzo stavamo da tempo visionando materiale su giocatori americani volendoci far trovare pronti per quando sarebbe stata ora di scegliere. Mike non era finito sotto i nostri radar, almeno all’inizio. Ricordo bene quella notte in cui mi capitò per le mani un suo filmato. Non potevo non rimanerne colpito e da quello che stavo vedendo, sono andato poi ad approfondire cercando anche qualcosa in più che le semplici statistiche degli anni precedenti.”

Qual’è stata la cosa che ti ha maggiormente impressionato di lui?

“Quella sua grandissima competitività che traspariva da quelle immagini. Impossibile non accorgersene.”

Dal primo video visto poi quali sono stati gli step successivi?

“Ho passato le due notti successive a guardarmi la diretta di un torneo che organizza tutt’ora Jamal Crawford, il Seattle Pro AM, e dove Mike partecipava. Quando ho visto che cosa era capace di fare questo ragazzo contro certi giocatori ho subito pensato come sarebbe stato possibile farlo venire da noi. Feci vedere il tutto anche a coach Di Lorenzo che ovviamente confermò le mie impressioni rimanendo colpito dalle doti di Mike. A quel punto siamo stati molto bravi a giocare d’anticipo. L’agente italiano lo stava proponendo in giro e la nostra scaltrezza è stata quella di arrivare prima degli altri. Non abbiamo perso tempo, abbiamo preceduto Biella e in una settimana abbiamo chiuso.”

L’arrivo in Italia ha subito confermato le vostre impressioni iniziali?

“Assolutamente si. Arrivato in Italia abbiamo avuto tutte le conferme di quello che avevamo visto sul monitor. Un ragazzo con una grandissima voglia di arrivare e non a caso ogni suo post è accompagnato dall’hashtag nextlevel. Vuole sempre migliorarsi e guardare al prossimo obbiettivo. E se da un piccolo college americano, passando per Omegna, oggi è in NBA lo deve senz’altro a questa sua testarda voglia di arrivare.”

Come è stato l’approccio che ha avuto con l’Italia e Omegna?

“Si è dimostrato subito serio e grande professionista. Ricordo benissimo la prima seduta video dell’anno in preparazione alla trasferta di Roseto. Tutta la squadra davanti al coach che stava parlando e lui era chino sul suo telefono. Stava prendendo appunti e si registrava tutto quello che veniva detto in modo che poi in camera, potesse apprendere meglio quei concetti voluti dal coach. Davvero unico.”

L’Italia dunque come una vera rampa di lancio.

“Si, ha sempre ritenuto l’Italia come una vetrina importante e aveva capito che poteva essere davvero la sua occasione. Dopo gli anni nel college di Lamar, non uno dal grande prestigio cestisticamente parlando, era entrato in Europa dalla porta secondaria. Tre mesi al KK Zagabria senza vedere l’ombra di un Euro e poi l’opportunità di avere delle prime entrate sono In Israele con l’Hapoel Kazri. Quando è arrivato, scherzando, gli dicevamo che da li ai prossimi 4-5 anni sarebbe diventato un top player di Eurolega guadagnando chissà quanto. Guardando a oggi non era poi così uno scherzo.”

E in effetti dopo Omegna le cose non sono andate malissimo
“Eccezionale l’impatto che ha avuto in ACB con il Baskonia, due anni super. La scorsa estate ha disputato la Summer League con i Suns, nel frattempo il Panathinaikos aveva messo gli occhi su di lui. Mike disse che voleva giocarsi le chance NBA e pregò gli ateniesi di aspettare il 1°agosto. Non arrivò un garantito a Phoenix, nonostante una finale contro gli Spurs da 32 punti, e tornò quindi in Europa contribuendo alle vittorie del Pana alla vittoria in Coppa e Campionato. E rimanere in Europa ancora un anno è stato davvero molto importante.”

Tu e Mike vi sentite ancora?

“Lo sento tutte le settimane, tra chiamate e wattsapp ed è ovviamente entusiasta per la firma con i Suns che arriva dopo un anno straordinario con il Pana.”

Dell’Italia cosa gli è rimasto?
“L’Italia gli è rimasta nel cuore. Gli manca il mangiare , pizza e pasta al pesto i suoi must, e la moda. E’ grande appassionato di calcio e tifoso della Juve, per me una croce vista la mia fede milanista. Dell’anno di Omegna conserva ricordi bellissimi essendo riuscito a mettersi in mostra in un campionato così competitivo ma un pizzico di rammarico per non averlo vinto. Una cosa non sopportava. I ragni. La sua aracnofobia mi costrinse ad andare da lui di notte perché c’erano due ragni e non riusciva a dormire.”

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