Esclusiva Basketinside: intervista a Zeno Pisani sulla stagione di Lakers e Bruins

Esclusiva Basketinside: intervista a Zeno Pisani sulla stagione di Lakers e Bruins

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La stagione regolare NBA è giunta al termine, così come l’NCAA, almeno per quanto riguarda il 2012/2013, ha chiuso i battenti con la vittoria dei Cardinals ad Atlanta. Ne abbiamo approfittato per contattare Zeno Pisani, che vive a Los Angeles ed è giornalista e grande tifoso dei Lakers e dei Bruins, per chiedergli qualche commento sui temi caldi che hanno fatto da contorno alle stagioni dei gialloviola e di UCLA. Zeno Pisani scrive per Rivista Ufficiale NBA e per la Gazzetta dello Sport.

 

Partiamo dalla tua passione per la palla a spicchi. Come e quando hai cominciato a scrivere di basket?

È sempre stata una passione e faccio fatica a considerarlo lavoro. Mi è sempre piaciuto scrivere, mi rilassa ed è una gioia, ho iniziato (semi) ufficialmente nel 1996 con i primi anni a UCLA e le prime collaborazioni, college, Lakers e l’NBA. Scherzando dico sempre che sono arrivato a LA con Kobe e Shaq…..Nei miei articoli provo sempre a portare il lettore con me dietro le quinte, almeno ci provo, trasferendo l’emozione di cosa succede lontano dai riflettori che è la parte non conosciuta dell’NBA, e la più bella. Twitter è un’invenzione straordinaria perché mi permette di fare questo al meglio, chi mi segue all’account @ZenoPisani lo sa bene. Ricordo quando ho iniziato a usarlo nel 2009 in Italia nessuno sapeva cos’era, poi per fortuna è scoppiato. Cerco di portare i miei follower ogni partita dietro le quinte e in una stagione Lakers c’è sempre tanto da raccontare.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai riscontrato nella stagione dei Lakers? C’è qualche possibilità che i gialloviola facciano strada nei Playoffs?

Il discorso infortuni merita sicuramente ampia considerazione. D’Antoni non ha mai avuto tutta la rosa al completo e questo non può essere sottovalutato nel giudizio del suo lavoro. Howard è stato fatto rientrare prima per supplire a una situazione d’emergenza ma facendo così hanno allungato i tempi del suo recupero. Nash e Gasol han saltato più di 30 partite, e poi la tegola Kobe. A parte questo c’è stato un problema tecnico di base, di uomini che insieme facevano fatica a giocare ma soprattutto difensivo. Pare un controsenso in una squadra con Metta e Howard che sono fra i migliori in questa specialità ma fino a un mese fa si assistevano a situazioni imbarazzanti, e nei momenti caldi andavamo sotto. Contro le squadre che giocano una transizione efficace non possiamo stare in campo. Abbiamo chiuso al 22mo posto per punti concessi che è una statistica inaccettabile per chi vuole puntare in alto. Ci sarebbe da parlare per un’ora. Io resto un tifoso (ultrà), ma sarei stupito di vedere i miei Lakers, orfani di Kobe, far strada nei playoff. Spero di essere smentito, ma gara 1 conferma la nostre debolezze, con tante palle perse e contributo nullo della panchina.

Cosa puoi dirci della stagione di Kobe e delle sue condizioni fisiche?

Kobe viene da una stagione straordinaria, forse una delle migliori che gli ho visto fare considerato cosa aveva intorno. È per me impensabile dopo 17 anni in NBA, a 35 anni, ogni sera con gli occhi puntati addosso fare quello che ha fatto. So che in tanti storcono il naso e non saranno d’accordo ma come si fa a non considerare un giocatore così vicino a Jordan? Ha fatto una stagione di intelligenza infinita, provando ad adeguarsi alle esigenze della squadra per vedere quale era la sua versione più adatta a questi giocatori. Ha fatto il passatore, ha difeso sulle star avversarie e dopo l’All Star Game ha detto:”Entro in offensive mode” perché era l’unico modo per riportare a galla una situazione disperata. Ha vinto partite da solo di pura arroganza e superiorità. Da solo contro tutti. I Lakers sono ai playoff per lui. Punto. L’infortunio al tendine porta incertezza sul suo futuro. Il suo obbiettivo è novembre, ma io mi accontenterei di vederlo a gennaio e in generale di rivederlo in campo. Non credo torni come prima e questo può incidere sulla sua carriera. La prossima potrebbe essere la sua ultima stagione.

In quale misura Dwight Howard e Pau Gasol hanno influito sulle disgrazie dei Lakers in questa stagione?

DH è stato il problema principale fino a un mese fa. Indisponente come atteggiamento all’inizio, i coach lo chiamavano Big Lazy e i commenti sulla sua attitudine al lavoro erano pessimi. Per questo c’è stata grande tensione con Kobe e un paio di confronti veramente duri. I Lakers comunque puntano su di lui, sarà il centro del futuro, ha cambiato atteggiamento dopo la famosa riunione di Memphis e quello che abbiamo visto nel finale di stagione lascia bene sperare. L’operazione alla schiena ha inciso molto come i problemi alla spalla, non so se forse mai rivedremo il giocatore che era a Orlando, lui è il primo che lontano dalle telecamere dice di sentirsi ancora all’80%. Su Pau invece sono di parte, e ogni tifoso Lakers lo è. È stato danneggiato dal sistema D’Antoni che lo portava lontano da canestro. In certe partite era veramente triste e deprimente vedere come uno dei più grandi giocatore di post degli ultimi dieci anni dovesse vagare attorno alla linea da 3. Inconcepibile e inaccettabile e non serviva un genio per capirlo. La grandezza di un allenatore è sapere adattare le proprie idee al personale che ha a disposizione non imporre ottusamente i propri credo. Non un caso che abbiamo rivisto il Gasol dominante nelle ultime 8 partite quando è stato riportato vicino a canestro. In una logica di salary purtroppo è quello più indicato per l’amnesty questa estate, sarebbe un peccato.

Cosa succederà sulla panchina dei Lakers da qui alla prossima stagione?

Le parole pronunciate da Kupchack pochi giorni fa lasciano, a mio avviso, il tempo che trovano. Sia per il pulpito da cui provengono, poco credibile e con ridotto se non nullo potere decisionale, sia perché una vera analisi sarà fatta a fine stagione considerando anche la volontà di Howard che va rinnovato. La soluzione più logica porterebbe a Jackson, con Brian Shaw nel ruolo di capo allenatore, il che implicherebbe una serie di reazioni prima fra cui un passo indietro del limitato Jim Buss a favore della sorella Jeanie. Discorso troppo lungo da affrontare in poche righe. Salvo miracoli nei playoff giudico la stagione di D’Antoni sotto la sufficienza, costellata di errori e problemi tattici, al di sotto delle attese. Il dubbio che con lui difficilmente si vinca si avvicina sempre di più a una certezza. Allo stesso tempo sul finale di stagione, il 28-12 con cui i Lakers hanno chiuso la stagione, ha messo del suo, sopratuttto quando era in emergenza, e qui gli va dato merito. Alcune sue uscite in sala stampa però, soprattutto dopo la sconfitta con Washington e l’ultima dopo gara 1 contro San Antonio, han lasciato profonde ferite nello spogliatoio che van risanate.

Cambiamo argomento: UCLA. Quali sono le tue opinioni sul cambio di allenatore e su talenti come Muhammad, Anderson e Adams?

Ci siamo liberati di Howland finalmente ed è la grande notizia. Entusiasmo durato pochi giorni quando lo scadente Athletic Director Dan Guerrero con mossa a sorpresa ha preso un altro allenatore di medio livello, sicuramente uno che non fa fare un salto di qualità e che sinistramente assomiglia a Howland, come Allford. Per di più di Indiana. Curioso come Guerrero, che non riesce a rivitalizzare i programmi di basket e football dove UCLA dovrebbe essere all’elite, sia coccolato e portato su un palmo di mano. Non si capisce il metodo di valutazione visto che i risultati non parlano per lui, ma da anni. Tutti si aspettavano un coach di nome, con magari un passato NBA, e Dunleavy era a un passo, o una scelta interna per riportare l’orgoglio Bruins in alto come era Tyus Edney, che ricopre il ruolo di Director of Basketball Operation [è stato intervistato su Basketinside un anno fa, ndr]. Shabazz lascia per l’NBA, dove è un giocatore molto più adatto e farà bene. Ha intorno una famiglia che è assatanata di soldi e può essere il suo limite. Adams e Anderson tornano e rappresentano il futuro. Senza Howland che ha ucciso il programma e allontanato i grandi giocatori con il suo modo di allenare, li vedremo splendere di più. Pronto a ricredermi su Alford ma scetticismo diffuso, e non solo mio.

 

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