Father Playoffs: Quantum Basketball, ovvero dell’imprevedibilità del gioco

Father Playoffs: Quantum Basketball, ovvero dell’imprevedibilità del gioco

La vittoria di Cleveland ha riaperto una serie che sembrava nemmeno iniziata. Le partite finiscono con grandi distanze di punti e la capacità di predire un risultato è sempre più messa alla prova. Il basket come un prodotto della teoria quantistica?

La natura, così come oggi siamo in grado di capirla, si comporta in modo tale che risulta fondamentalmente impossibile prevedere esattamente cosa succederà in un dato esperimento. È una cosa orribile. Infatti i filosofi avevano stabilito come uno dei requisiti fondamentali della scienza che nelle stesse condizioni debba verificarsi la stessa cosa. Questo è semplicemente falso: non si tratta di una condizione fondamentale della scienza. Il fatto è che non succede la stessa cosa, e possiamo trovare solo una media dei risultati, con metodi statistici.

Richard Feynman

 

La frase del fisico Richard Feynman è quanto mai adatta a quello che è successo ieri sera a Cleveland. Dopo due partite insignificanti in cui erano stati brutalizzati dai Warriors, i Cavs hanno spazzato via i californiani rifilandogli un rotondo 120-90, e buttando alla ortiche una dozzina di teorie del tutto che esprimevano il senso del basket moderno.

Rewind. Reset. Restart.

Nelle prime due partite di finale, gli stessi ingredienti messi su un campo, mixati e riguardati avevano dato lo stesso risultato: una batosta nei confronti dei Cavs. Nella terza partita, quasi gli stessi elementi, al netto di Kevin Love, hanno dato esattamente il contrario. Ergo: colpa di Kevin Love.

In questi casi il colpevole viene poi accusato di varie altre cose tra cui l’assassinio di Kennedy, il furto della Monna Lisa e aver rubato merendine alle elementari. Ma come tutte le teorie che esprimevano la sconfitta certa dei Cavs si sono rivelate erronee, così anche la teoria che sia colpa di Kevin Love è sicuramente sbagliata.

Allora ripartiamo dai numeri. Golden State tira con il 27% da tre e prende 32 rimbalzi, contro il 48% e i 52 di Cleveland. Quindi, tiro da tre e rimbalzi.

 

Triple, rimbalzi e assenze || sportsworldreport.com

 

L’erraticità del tiro e la sua suprema importanza fanno sì che le partite siano sottoposte a variabilità più ampie di prima. Il paradosso spazio temporale del tiro da tre è che non ha aumentato la quantità di punti, che rispetto a 30 anni fa è diminuita, né il ritmo, più basso, ma che il fatto che la palla entri o no fa tutta la differenza del mondo. Klay 1/7, Steph 3/9, Bogut poco in campo e pochi rimbalzi.

Passiamo anche dall’animo umano. I Cavs andarono a Oakland per rasare e furono rasati. Un salutare bagno d’umiltà dopo che avevano pensato di poter fare a meno dei fondamentali difensivi e offensivi vista la debolezza dell’est. I Warriors uscirono dalla Oracle Arena sicuri di vincere, e vennero asfaltati.

Gli Splash Brothers non hanno giocato una grande serie sin qui e devono svegliarsi. Quel torpore indotto dalle prime due vittorie per mano dei panchinari, li ha illusi che la squadra possa fare a meno di loro. Ma, sorry, in una finale non si fa a meno di nessuno. Ogni partita è una gara a eliminazione in cui deve fuoriuscire qualcuno in aiuto alle stelle, che però trascinano il carro. In questi playoff gli Warriors sono stati dati per morti diverse volte quindi anche questa volta si riprenderanno, ma ci sono comunque delle riflessioni da fare.

 

C’è poco da sorridere, Splash Bros || thebiglead.com

 

Non ci sono stati divari inferiori ai 10 punti nel finale di queste tre partite. I parziali sono stati segnati principalmente nel terzo quarto e l’ultimo è sceso come un bicchiere d’acqua nelle gole dei tifosi. Queste squadre sembrano avere in comune una difficoltà a tirarsi su. Quando subiscono parziali cominciano a rotolarsi in se stesse e a pensare cosa possono aver sbagliato, invece di pensare cestisticamente e prendere il singolo errore come tale.

LeBron si è preso tutte le colpe delle sconfitte. Cose che un capo fa. Ma un buon capo deve anche attribuire correttamente le stesse colpe. Non può dire che tutto dipende da lui perché toglie responsabilità agli altri. Che devono sapersela assumere.

Irving e Smith in particolare hanno saputo farlo e sicuramente anche Love si sarebbe accodato. I loro 50 punti con 8/17 da tre combinato è il segreto della partita. Quando segni, segneresti ancora: questo il segreto del tiratore.

Ma ora, il panorama delle altre possibili 2,3, o 4 partite, diventa quantomai confuso. Come dice Feynman, la possibilità di prevedere il risultato di un esperimento è diminuita e in uno sport aleatorio quanto il basket lo è ancora di più. La palla viaggia veloce come le particelle atomiche per evitare di essere incocciate dai muri immaginari della difesa. Ma quanto più veloci vuoi farle andare, tanto più aleatoria sarà la loro distribuzione e difficile predire se finiranno o no nel canestro.

È la conseguenza del gioco moderno, della rapidità di pensiero, della velocità di esecuzione, un maggior impatto del caos, di un minimo cambiamento nelle condizioni iniziali, che porta a una grande differenza in quelle finali.

 

L’arena infuocata, preludio di gara-4 || cloudfront.net

 

La previsione che forse si può fare, è che adesso, con le acque calmatesi, si possa ragionare e le condizioni possano essere simili per entrambe le squadre. Il sistema scioccato da Golden State è stato controscioccato da Cleveland e ora la palla può andare al centro per una gara 4 che si presenta infuocata più che mai.

Gli Splash Brothers devono scaldare i motori, perché c’è bisogno di loro, oh se ce n’è bisogno, Quantum basket o no che dir si voglia.

 

“Tutte le cose sono fatte di atomi, piccole particelle che si agitano con un moto perpetuo, attraendosi quando sono un po’ distanti una dall’altra, ma respingendosi quando sono schiacciate una contro l’altra. “

R. Feynman

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