Father Playoffs – I playoffs, il momento della verità

Father Playoffs – I playoffs, il momento della verità

Nella stagione regolare puoi nascondere i tuoi difetti, ma nella post season la verità viene a galla e se non sai affrontarla, è la fine.

di Massimo Tosatto

“Il capitano non tiene mai paura
dritto sul cassero fuma la pipa
in questa alba fresca e scura
che rassomiglia un po’ alla vita”

Francesco De Gregori

Jimmy ha dovuto capire da solo che a Phila si vince se Ben gioca come vuole lui. I Sixers non sono la squadra di Jimmy Butler, sono la squadra di Ben Simmons, e di Joel Embiid. Quindi, forse dietro la gentile richiesta di coach Brown, Jimmy ha tirato di meno, ha passato di più, parlato di meno e difeso di più. Ha segnato solo sette punti, ma ha giocato bene e tutti i Sixers se ne sono giovati.

Gara-1 era stata uno shock. I Nets avevano fatto a polpette i Sixers, in apparenza una squadra fatta di cinque stelle radunate alla fermata dell’autobus. I playoffs sono la realtà, la stagione regolare il sogno. In Regular Season puoi giocare con dei dubbi, puoi provare a far emergere il tuo ego pensando che la squadra in fondo possa essere tua. Ma i Playoffs non mentono, qui devi conformarti alla tua natura, abbandonare i sogni di gloria passati e lasciare che la stella sia questo ragazzo australiano che non segnerà da tre nemmeno piangendo, ma quando può stare al centro, portare la carretta, allora dà il meglio di sé.

I Nets però non sono ancora fuori. Gara-1 era andata di lusso, ora devono salire uno scalino e aumentare l’intensità. Joe Harris deve ricominciare a knocking down threes come se piovesse e Rodion Kurucs tornare quello strano giocatore, un incrocio tra un airone e Rudolf Nureyev, che a volte incanta e a volte snerva. Brooklyn in gara – 3 sarà una bolgia, si spera, e i giocatori dovranno dimostrare determinazione, grinta, per impensierire questi Sixers.

Come la determinazione dei Clippers. Lo sapevamo, che Doc vuole allenare uomini, e questi Clippers sono una squadra di uomini, eccome se lo sono. Sotto di 31 con i bicampioni in carica, hanno combattuto con le spalle al muro, sono entrati sottopelle a dei Warriors usciti dalla partita, li hanno costretti a sragionare e a fare cose che non fanno mai, rimontando ogni singolo punto, fino a vincere.

Partita strana, la gara-2 tra Warriors e Clippers. Sembrava segnata da quell’infortunio di Cousins, il classico lungo che crede di essere un piccolo e cerca di correre come un play. Con dei muscoli come i suoi, poi, tornati da un infortunio che poteva tagliare la carriera, non c’era bisogno di correre in quel modo, con le ginocchia alte quasi a dimostrare che sta bene, il corpo non glie l’ha perdonato.

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Si è accasciato come un bisonte a cui hanno sparato,  ha cercato di dissimulare, ma aveva troppo male. Certo, senza di lui i Warriors sembravano impossibili da fermare, arrivavano a +31, sembravano imbattibili. Invece, per quella legge non scritta per cui non bisogna mai provocare la benevolenza divina, il dio del basket ha messo un coperchio sul canestro dei Clippers e reso quello dei Warriors come un buco nero che attirava di tutto.

Gallo, Harrell, Lou, hanno perforato la retina senza pietà. Più i Warriors difendevano, più i Clippers segnavano. Lo sappiamo cos’è, lo abbiamo sperimentato tutti, a qualsiasi livello. È quando sei sicuro, avanti di moltissimo, contro qualcuno che sembra più debole, e esci dalla partita. Loro rientrano. Ed è finita.

Non segni più, gli avversari segnano canestri impossibili. E ti chiedi come sia possibile. Chiami time out, strepiti, cerchi di scuotere, ma l’anima se n’è andata. I muscoli molli arrivano a malapena all’anello e la palla rimbalza mille volte sull’anello senza entrare.

Lou Williams, in quei casi, diventa satanasso. 1 vs 5  segna sempre, trova un varco ovunque. Il Gallo si mette in basso a destra in attesa del pallone, che sa non gli arriverà, ma non si cruccia, con Lou è così e la squadra lo sa. In questi Clippers c’è qualcosa di bello, c’è cameratismo, c’è età adulta, un gruppo di gregari che sa bene non riuscirà mai più ad avere una possibilità simile, e lotta con leggerezza, anche sotto di trenta, come se stesse per vincere.

D’altronde, questi sono i playoffs, quello che conta è avere una corretta visione di sé, conoscersi, guardarsi con onestà assoluta. I Magic hanno vinto con dei Raptors a cui qualcosa manca, di personalità, e se non la ritroveranno in gara 2 perderanno di nuovo. Pop ha chiarissime idee su come giocare con i suoi Spurs, e i Nuggets devono superare i dubbi inflitti dagli Spurs in gara-1 per andare avanti.

In fondo, il basket è anche semplice. C’è bisogno di un leader che sappia prendere la squadra in mano e scosti tutti gli altri per salire in cima. Come Lillard, come Giannis, giocatori faro delle loro squadre, a cui le squadre stesse si affidano con la tranquillità della ciurma nelle mani del capitano.

Ma se dubiti del capitano, se dentro di te manca la confidenza, rischi di fare la fine di Phila in gara-1. Mentre se ne hai tantissima, e resti umile, ascolti, lotti, puoi fare come i Clippers in gara-2.

Sono i playoffs baby,  e le debolezze che potevi nascondere in stagione, qui vengono tutte a galla.

Se hai paura di guardarti allo specchio, perderai, e sarai perseguitato dai dubbi tutta la vita.

Ma se ce la fai, andrai avanti, senza paura, per sempre.

 

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