Father Playoffs – LeBron e Steph contro la marea del nuovo

Father Playoffs – LeBron e Steph contro la marea del nuovo

Le quattro semifinali di conference finalmente danno da discutere. Squadre nuove, con futuro, e veterani che si sentono dei ragazzini

di Massimo Tosatto

“erano anni che non mi divertivo così”
“cos’erano?”
“anni!”
Fabrizio Bentivoglio e Diego Abatantuono, Tournè

 

Dopo la povertà delle ultime due stagioni, in cui si aspettava dall’inizio dell’anno la finale Cavs – Warriors, quest’anno l’NBA propone delle serie interessanti, segno che i talenti scelti negli ultimi anni stanno finalmente entrando nell’empireo della lega. Il rinnovamento fa sempre bene, propone nuovi atleti e nuovi modi di giocare. Il basket è un gioco evoluzionistico, i giocatori lo cambiano e lo adattano a sé.

Tuttavia, alcune cose non mutano. Gara due di LeBron James, per esempio, contro i Raptors ha mostrato una volta di più la grandezza assoluta di sua maestà. Ormai arrivato a livelli di Elvis, LBJ ha segnato 43 punti e smazzato 14 assist. Kevin Love si è svegliato dal sonno di punti, dato che in difesa sta dando il suo contributo, e segnato altri 31.

Il basket di LeBron è quintessenziale, etereo. LBJ sta giocando a un livello a cui non si ricordano molti giocatori. E non è una questione di punti o di volontà di segnare. In LeBron, oggi, c’è una consapevolezza, una calma, un modo di giocare da perno centrale della squadra, che non si è mai visto. Una combinazione di un quasi sette piedi che salta, corre, palleggia passa l’abbiamo già vista negli ultimi dieci anni: lui. Forse solo Magic in modo simile, ma giocando da play effettivo, riconosciuto da tutti.

da usatoday
da usatoday

James esercita un controllo totale sul suo corpo e sulla partita. Una squadra come i Raptors semplicemente non riesce, nel momento decisivo, a ricompattarsi, a chiudere la difesa, dato che uno come LeBron ha tali e tante possibilità di chiudere un’azione che l’insieme di probabilità ti manda in tilt. È il concetto della vecchia finta di sopracciglio di Jordan, quando i difensori cercavano di capire cosa volesse fare e interpretavano ogni indizio, anche psicosomatico, come un possibile segno di qualcosa di poco chiaro.

Peccato, ci avevamo quasi creduto. Anche perché queste sono le prime due in casa dei Raptors, non dei Cavs, quindi presumibilmente a gara-4 LBJ potrebbe avere il punto del KO.

Come Boston, che con tutti gli infortuni riesce a stare davanti a una Phila molto forte, ma forse non ancora mentalmente preparata a questi livelli. La forza si costruisce negli anni, attraverso le sconfitte – basta vedere quante ne ha subite LeBron – e il giocatore impara a poco a poco ad allargare i propri limiti. I ragazzi dei Sixers hanno dimostrato che manca loro qualcosa, ancora, ma se prima della serie sapranno salire di livello, potrebbero rimettere tutto in discussione, perché con i giovani è così, gli scatta qualcosa dentro, e quando succede la marea non si può fermare.

D’altronde, ora arrivano le due partite in casa a Philadelphia, e il parquet amico potrebbe rimettere tutto in discussione, svelando qualche debolezza nei rincalzi di Boston costretti a un ruolo da titolari, o confermando le loro capacità. I Sixers possono giocare leggeri, questo è un playoff da buildungsroman per loro. Sono dei ragazzi in romanzo di formazione, hanno appena iniziato il viaggio, si aprono alla vita e possono godersi un tempo della giovinezza che non tornerà più.

A ovest, il rientro di Steph Curry ha sancito il definitivo inizio dei playoffs 2018. Infortunato a una caviglia dal 23 di marzo, a molti era venuto il sospetto che il suo rientro fosse ritardato per recuperare meglio. Kerr vuole preservarlo, gli fa giocare meno minuti con l’idea che tanto i suoi record li ha fatti. La sua massima aspirazione è di farlo esordire in gara 7 di finale, quando lo porterà alla vittoria con 12 bombe nell’ultimo quarto.

da express.co.uk
da express.co.uk

A parte gli scherzi, Steph è sembrato in ottima forma, ha segnato una marea di triple e giocato bene. I coriacei Pelicans si sono arenati alla fine, di fronte all’esperienza degli Warriors, ma facendoli sudare in casa nella seconda gara dei playoffs.

Anthony Davis, supportato da un cast cresciuto grazie all’iniezione di Mirotic, e forse non così triste per l’assenza di DMC, sta portando anche nei playoffs il talento cristallino che abbiamo visto in stagione regolare. Le medie sono di livello quasi Chamberlain, a 29 punti e 12 rimbalzi, ma su una struttura di squadra che permette di moltiplicare il suo talento per quello di altri giocatori di supporto.

Utah invece ha vinto gara 2, sorprendendo Houston con una difesa che in molti si segneranno. Una squadra vecchio stampo, Utah, basata sulla condivisione, sull’aiuto, sull’avere almeno 6 giocatori in doppia cifra e palla a Donovan Mitchell nei momenti chiave. Dante Exum si è immolato su Harden nei minuti decisivi, la squadra ha tenuto sotto canestro.

Ma anche una squadra nuovo stampo, nel senso di tiro (non per niente da un illustre ex europeo come Ingles) spaziature, condivisione.

Perdere è salutare, per Houston. Troppe vittorie facili ti convincono troppo della tua forza, mentre perdere produce interrogativi benefici, ti mette in discussione, ti costringe a guardare col microscopio quei difetti sempre trascurati, che emergono quando non devono, ad esempio in gara 6 dell’anno scorso contro gli Warriors.

La panchina ha perso nettamente il confronto con i suoi avversari. Mike (D’Antoni) dovrà tirare fuori qualcosa, in particolare da un Ryan Anderson che ha tirato solo due volte da tre ed è sembrato isolato dal gioco. Mike sa benissimo che non ha mai avuto una squadra così forte, che deve giocarsela quest’anno con gli Warriors per arrivare in finale, perché poi Chris avrà un anno in più, Clint non sarà più una sorpresa, e via discorrendo.

Ma sa che non deve farsi prendere dalla fretta. I Jazz sono una squadra da affrontare sera dopo sera, senza mai pensare alla serie successiva. Pena la sconfitta.

Quattro serie e finalmente quattro storie interessanti, quattro linee narrative e cestistiche che si intersecano e trovano da sé la propria linea di sviluppo.

Sedersi e allacciare le cinture.

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