Father Playoffs – LeBron o non LeBron, questo è il dilemma

Father Playoffs – LeBron o non LeBron, questo è il dilemma

La serie contro i Celtics ha fatto scricchiolare una montagna, e la sua calma indica che LBJ prende molto sul serio questa sfida.

di Massimo Tosatto

Copri il tuo cielo, Giove
Col vapor delle nubi

J. W. Goethe, Prometeo

LeBron James, gli articoli che parlano di lui cominciano sempre col suo nome, si è trovato di fronte una nemesi non da poco. Lui, lo Zeus del basket moderno, l’onnipotente, è stato sbeffeggiato da tanti piccoli prometei che pensano di aver trovato la formula magica per metterlo alle strette.

Che poi, a ben vedere, è la formula di sempre: una squadra completa, con un buon, se non ottimo allenatore.

Gara-1 della finale Est ha mostrato dei Celtics in grande forma e ci ha messi di fronte a dei Cavs che sono stati, beh, i Cavs sornioni delle gare-1. Qui gli esperti, se ci sono esperti diversi da quelli che appoggiano il gomito destro al bancone del bar e disquisiscono bevendo un saggio bicchiere di porto, prendono due strade.

Una conduce diretta al tramonto di LeBron, la fine di questi Cavs, una baracca costruita sulle spalle atlantee di LeBron che, quando si prende una pausa, naufraga anche sotto una pioggerellina.

L’altra porta a un LeBron Ulisse, che accetta di perdere la prima partita della serie per poter studiare da vicino i Celtics, e capire cosa valgono.

BOSTON, MA - MAY 13: Boston Celtics Marcus Morris (13) and Terry Rozier III (12) celebrate after Rozier III hit a shot that made the score 96-68, and forced the Cavaliers to call a fourth quarter timeout. Cleveland's head coach Tyronn Lue is at far left. LeBron J The Boston Celtics hosted the Cleveland Cavaliers for Game One of their NBA Eastern Conference Final Playoff series at the TD Garden. (Jim Davis/Globe Staff)
https://www.bostonglobe.com

Ora, non bisogna credere a tutto quel che si vede, ma se si deve credere a qualcosa, questi Celtics sono un bel rompicapo per i Cavs.

Intanto, prendiamo le guardie. Terry Rozier si è rivelato come un play da finali di conference. Uno duro, magari non superinventivo come Irving, ma che sa fare il suo molto bene. Tatum e Brown come guardia e ala piccola sanno tirare, penetrare, passare, e hanno braccia lunghissime per marcare benissimo LeBron. Come numero quattro, Al Horford è un play occulto, un giocatore di suprema intelligenza cestistica, estremamente sottovalutato. In centro il boscaiolo Baynes, adatto a quel che un centro deve fare.

Dalla panca, Marcus Smart per la rotazione delle guardie e Morris per i lunghi, con Greg Monroe, e tutta una serie di variazioni che si possono fare mescolando i giocatori.

Infine, Brad Stevens a gestire tutto.

I Cavs, a parte LeBron e Love, hanno George Hill come play, JR in guardia o Clarkson, Thompson, Jeff Green, Rodney Hood. Laddove i Celtics sono costruiti per essere una squadra completa, i Cavs sembrano un gruppo di gitanti il sabato pomeriggio. Solo che sul bus è salito anche LeBron.

E se non fosse per lui, naturalmente, tutto sarebbe già scritto.

Molti si lamentano del fatto che si parla sempre di LeBron. In una serie in cui si dovrebbe esordire dicendo: “Che bravi i Celtics”, tutti si chiedono quale sarà il prossimo passo di LeBron. Non bisogna stupirsi. I grandi personaggi concentrano su di sé l’attenzione, ancor di più se, come LeBron, possiedono una dote titanica interiore, uno spirito che li porta a combattere contro tutti, a sfidare anche l’impossibile.

Perché qui, di questo si parla.

La montagna ha scricchiolato. Un suono sinistro, qualcosa di quasi inudibile, ma ha scricchiolato. Per la prima volta, LeBron si trova davanti una serie di giocatori che fisicamente possono tenerlo. Oddio, non tenere tutto LeBron, ma ognuno può tenerlo sotto canestro, o lontano dal canestro, e infastidirlo come raramente è successo prima.

Per questo, siamo qui in attesa. Siamo in attesa di vedere quale metamorfosi effettuerà LeBron per fronteggiare questi ragazzini di Boston.

Cleveland ha sbagliato i primi 14 tiri da tre. Sono 42 punti buttati via. Al 40% sono tra i 15 e i 18 punti. Non meno di 12. Cleveland ha finito il primo tempo sotto di 26 e ha vinto il terzo quarto di 12.

da Usatoday.com
da Usatoday.com

La cattiva qualità dei tiri di Cleveland ha permesso inoltre ai Celtics di chiudersi sotto e tagliare le penetrazioni.

LeBron o non LeBron, senza il tiro da tre di Korver, JR e Love non si apre nemmeno la partita. Quindi la prima cosa consiste nel rimettere in piedi le bocche da fuoco. In gara-2 non si può ripetere una secca di triple come in gara-1.

E per farlo LeBron dovrà far girare di più la palla, evitare le penetrazioni con passaggi acrobatici e difficili da prendere per i suoi tiratori, fidarsi della velocità di pensiero del pallone sull’arco per arrivare a tiri “normali”.

Ma il LeBron, LeBron, LeBron, potrebbe diventare un Jaylen, Jaylen, Jaylen un giorno? LeBron si trova di fronte sempre più giocatori fuori misura e simili a lui. Brown e Tatum, per esempio, o Giannis. Gli scout sono sempre più attenti ai freak e non destinano più i sette piedi automaticamente sotto canestro. E te li trovi lontano, a tirare, a passare, a difendere.

Sinora LeBron è sempre riuscito a batterli tutti, ma oggi qualche scricchiolio si avverte. La nenia con cui ha ripetuto i canestri dei Celtics all’inizio dell’ultimo quarto, indica che lui ci sta pensando, che ha presente come sempre i termini della questione. Che poi sappia anche come affrontarli, non è detto. Ma l’ombra che lascia ancora è impressionante, così tanto che invece di dire: “Che bravi i Celtics”, raccontiamo del possibile ruggito del grande leone.

Mentre forse il tempo sta cambiando, e il sipario si alza su una nuova era.

O solo su gara-2 delle finali a Est.

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