Father Playoffs: Spurs-Thunder e l’inesorabile corsa del tempo

Nel confronto tra Spurs e Thunder l’età media potrebbe giocare un ruolo sottovalutato facendo pendere la bilancia verso la freschezza di OKC.

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Quant’è bella giovinezza, che si fugge tutta via…

Lorenzo il Magnifico

Il fallo di Waiters su Ginobili ha oscurato i veri elementi importanti della gara 2 tra San Antonio e OKC.

Partiamo dai punti. OKC ha segnato 6 punti in più, San Antonio 27 in meno. Quindi OKC segna più o meno gli stessi punti, San Antonio è stata fermata nettamente.

Secondo dato: i rimbalzi. In gara 1 38 a 43 per gli Spurs, in gara 2 48 a 37 per i Thunder.

Terzo dato. Aldridge 38 e 41 punti nelle due gare. Ibaka, Adams e Kanter 12 a testa in gara 2 e dominio a rimbalzo.

Quarto dato: età media Spurs 32, età media Thunder 27. Età media di chi gioca di più Spurs, 31, Thunder 25.

Ci sono molti spunti in questa serie. Intanto, OKC è ancora una squadra giovane e ha un sacco di margine di miglioramento. E corrono, corrono un sacco. I giochetti Spurs nella seconda partita non sono riusciti così bene. L’extra pass non era così extra, perché le gambe prodigiose dei Thunder c’erano arrivate. E questo deve aver tolto delle sicurezze, che il post basso di Aldridge ha forse solo mascherato.

In gara due i Thunder sono da ogni parte. Corrono velocissimi. In un’azione nel terzo quarto Adams prende un rimbalzo in difesa e, con Kanter, arriva in attacco prima degli Spurs, prendendo un rimbalzo offensivo. Per quanto possa sembrare una bestemmia, in difesa gli Spurs camminano e i Thunder corrono. Poi, la difesa Spurs è comunque eccellente, ma, è quando la palla gira in attacco che non va’ più così veloce.

Kanter Adams e Ibaka sono giovani, saltano e corrono e i lunghi Spurs hanno un sacco di km nelle gambe. Duncan 1/8 in gara due, Diaw non pervenuto. Aldridge può fare ogni volta 40 punti ma il problema sono i punti degli altri. Parker 2 e 7, Duncan 8 e 2. Rimane da capire cos’hanno in fondo al sacco. Hai un bel gestirli durante l’anno, non farli giocare per non farli stancare, ma il problema è il picco, non la media

Poi, c’è il fallo. Che c’è, è sicuro. Ma è un’azione che si porta dentro un’era al tramonto. Ginobili si fa spingere indietro da un gesto di Waiters che è come quello nei confronti delle mosche, un gesto di fastidio per un vecchietto che chiede informazioni o guarda i lavori pubblici. E l’ultimo tiro è un compendio dell’essere Spurs: la ricerca dell’extra pass, mentre Ginobili poteva tirare dalla media sotto di 1, Adams che rende difficile il tiro e la palla che finisce per terra.

Spiace vedere certe cose. Duncan stoppato senza pietà da Adams e Adams che dall’altra parte schiaccia in area. Ginobili non va’ più via a nessuno, Aldridge che si incaponisce ad attaccare in post basso invece di dare subito fuori la palla e favorire il giro per trovare un tiro da tre.

Poi, OKC spreca, certo, ma è la giovinezza  a essere sprecona, poco saggia, mentre la vecchiaia deve essere opportunista, usare ogni risorsa perché non ce ne sono molte. E allora la statistica da non guardare in OKC sono le palle perse, perché loro le perderanno sempre, ma quello che li fa stare lì sono i punti dei tre lunghi e l’incredibile fisicità che mettono in campo.

NBA.com

In gara-2 si è visto qualcosa di molto preoccupante per gli Spurs. Aldridge ha segnato, ma sono punti che ai Thunder vanno bene, perché non generano altri punti. I movimenti di LMA sono movimenti fini a se stessi, contravvengono all’idea Spurs di far girare la palla e trovare l’uomo libero. I big three sono sempre meno importanti e Duncan fatica in modo tremendo contro la fisicità altrui. Quando LMA ha palla in post basso i Thunder  non raddoppiano e il messaggio è chiaro: non gli interessa raddoppiare, preferiscono lasciare 21 tiri a lui che concederne 5 facili da 3 a Green e Mills. Donovan ha mostrato perché lo hanno assunto, la crescita di Adams è impressionante, Kanter quando entra è un problema per i lunghi avversari, Ibaka può giostrare in un ruolo simil Bosh agli Heat.

Gli Spurs hanno visto in uno specchio convesso la loro giovinezza esigere la tassa di passaggio. La dinamicità dei Thunder li mette in grande difficoltà e questo non si aspettava dopo gara-1. Difficile capire cosa possa succedere in gara-3. LMA dovrà dare quella palla fuori prima, e dovranno farla girare più veloce delle gambe dei Thunder. Ma dovranno anche segnare da tre, con bestioni che a velocità supersonica gli arrivano sul tiro. È che hanno rallentato, di un millesimo, ma hanno rallentato, inutile negarlo. Loro si sentono sempre fortissimi, ma il basket, che pure hanno fatto arrivare ad altezze stratosferiche, sta cercando di superarli.

Nulla è mai detto con squadre di questo tipo. In Italia l’Olimpia di fine anni ’80 dominò con giocatori intorno ai 40. McAdoo, Meneghin, D’Antoni, fino all’ultimo cercarono di vendere cara la pelle. Bisogna capire a che punto sono arrivati gli Spurs. Hanno ancora un anno per battere una Livorno d’oltreatlantico? Basta la volontà? Basta la voglia?

Dall’altro lato, gli occhi di KD e RW non dicono nulla di buono. Dicono che hanno deciso di dare la palla un po’ di più, di liberare qualcuno al tiro, di crescere, diventare adulti. Che non significa solo fare da sé, ma fidarsi, e dare responsabilità, sapere che se cadi qualcuno ti raccoglie. E se sono arrivati a questo punto, allora anche l’imponderabile è possibile.

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