Gallinari all’All-Star game, sì o no?

Gallinari all’All-Star game, sì o no?

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Partiamo da un assunto che difficilmente verrà smentito: l’All-Star Game NBA sta scivolando lentamente verso la farsa. Secondo il nostro personale ricordo, le ultime partite delle stelle che possano definirsi tali al 100% sono quella del 2001 (in cui Iverson, Marbury e Mutombo hanno guidato una favolosa rimonta per l’Est nei minuti finali) e l’edizione di due anni dopo, finita al doppio supplementare con un Kevin Garnett MVP da 37 punti. Non crediamo sia un caso se l’edizione del 2003 è l’ultima a cui abbia partecipato Michael Jordan: in un certo senso era il padre della lega, e andato via lui i suoi figlioli (con rispetto parlando: si tratta sempre, per la maggior parte, dei migliori giocatori al mondo dell’ultima dozzina d’anni) si sono dati alla baldoria. Feste a volte anche ben riuscite, ma col passare degli anni sempre più confuse e sconclusionate, di quelle che a trovarcisi dentro si prova un certo qual senso d’imbarazzo
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Calza a pennello quindi che la partita delle stelle caschi di domenica, come le migliori gite parrocchiali che si rispettino. L’aspetto agonistico della gara, che comunque non è mai stato e mai dovrà essere quello di una gara 7 delle Finals, ha lasciato ampiamente spazio a quello goliardico, con la partita che viene ad assomigliare più a un proseguimento della gara delle schiacciate piuttosto che a quello che dovrebbe essere: l’occasione di poter vedere 24 dei migliori cestisti al mondo che giocano a pallacanestro sullo stesso campo. Sia in attacco che in difesa, perché così è la pallacanestro. Negli ultimi 10 anni la media punti complessiva dell’All-Star Game è superiore a 284 punti, e se si considerano solo le ultime 5 edizioni scollina oltre i 302. È davvero divertente uno spettacolo del genere? Veniamo ora al punto più dolente, ovvero la partecipazione di Danilo Gallinari al fatidico All-Star Game. Il nostro Azzurro sta viaggiando a 18.6 punti, 6.3 rimbalzi e 2.8 assist a partita nella stagione in corso: cifre di tutto rispetto, ma davvero è carne da ASG? Parlando solo dell’Ovest, non si trovano giocatori migliori di lui nel suo ruolo? Non stiamo a fare nomi e cognomi, ma sempre tenendo conto i pariruolo a Ovest, ne vengono in mente ben più di 5 o 6 che hanno numeri (e nome, che non guasta) di altro lignaggio.
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Sia chiaro, Danilo è un giocatore di basket da leccarsi i baffi, uno dei migliori del Vecchio Continente e se ce ne fosse stato bisogno gli ultimi campionati Europei lo hanno oltremodo dimostrato; ma forse proprio per questo motivo, che ci andrebbe a fare a Toronto? Vederlo in campo per 10/15 minuti in un contesto di “corri e schiaccia” (decisamente non il suo, anche se è un bell’atleta) renderebbe davvero orgogliosi di lui tutti gli italiani che nelle ultime settimane (decisamente troppo tardi, tra l’altro) riempiono i social network con il tormentone “Danilo Gallinari #NBAVote”? Si potrà dire che basterebbe di per sé la convocazione del primo italiano all’All-Star Game domenicale a rendere fieri di lui i suoi connazionali, ma questo dovrebbe valere se il suddetto italiano si fosse guadagnato la convocazione. Sul campo, non grazie alle decine e decine di crociate in suo favore, che sono assolutamente legittime ma non altrettanto onorevoli. E si potrà anche obiettare che questa campagna in favore del Gallo all’All-Star Game può aiutare il movimento del basket nostrano, mentre “boicottarla” significherebbe andare contro alla sua crescita; ma quello italiano, con la sua gloriosa storia, è un movimento cestistico che non dovrebbe aver bisogno di questi “mezzucci” per mandare un proprio giocatore sul palcoscenico più illuminato della stagione regolare NBA. Gallinari all’All-Star Game? Sì, ma con moderazione.

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