Gigi Datome: la stagione del riscatto in vista degli Europei

Gigi Datome: la stagione del riscatto in vista degli Europei

 

Si è da poco conclusa la stagione dei Boston Celtics, eliminati da Cleveland senza troppi problemi in quattro gare. È quindi tempo di bilanci, e noi ci concentriamo sul nostro Gigi, giunto a Boston a metà stagione.
Datome inizia la stagione con la casacca dei Pistons, voglioso di riscattare una stagione ricca di “DNPCD” e consapevole del fatto che anche nel suo secondo anno in America sarà dura trovare spazio.  Nel 2013/2014 Gigi aveva giocato 34 partite con 7 minuti di media ed appena 2.4 punti per gara, e quest’anno non è andata sicuramente meglio.
Per il suo esordio bisogna aspettare il 2 dicembre quando i Pistons ospitano i Lakers, 7 punti con 3 canestri su 8 tentativi in 12 minuti,  poi di nuovo a scaldare la panchina per un altro mese. Detroit decide di mandarlo in D-League insieme al giovane Dinwiddie, ed in quelle situazioni Gigi domina. Perché forse dall’altra parte dell’oceano non era chiaro il valore tecnico-tattico del capitano della Nazionale italiana, e quelle partite qualcosa l’hanno dimostrata.
Gigi torna in prima squadra ma la situazione non cambia, 4 minuti con 4 punti nel garbage time contro Charlotte e 2 minuti nell’87-104 contro gli Spurs: è ora di cambiare.

Detroit riaccoglie Prince e spedisce a Boston Datome e Jerebko.
Il sardo sceglie la numero #70 perché è l’anno (1970) in cui è nata la Santa Maria basket Olbia, la società che ha fatto crescere il Gigione nazionale. Datome aveva sempre dimostrato attaccamento alla sua terra, e da quando è negli Stati Uniti non ha mai smesso di lavorare per crearsi un’opportunità, portando dentro di sé la forza e la tenacia che contraddistingue il suo popolo: ora anche la sua canotta parla sardo.
C’è voglia di rivalsa come anche di stupire in questa nuova avventura, lo si avverte nelle sue dichiarazioni e finalmente non solo. L’ex Roma, dopo un periodo di ambientamento, inizia a giocare e lo fa anche con continuità. Il mese di marzo è il migliore per distacco della sua carriera NBA: in 13 occasioni su 18 incontri mette piede sul parquet, e questa volta non solo per il riscaldamento. Nel garbage time contro Cleveland gioca 15 minuti, segna 7 punti e tira giù 5 rimbalzi, poi contro Orlando la svolta. Sì, perché questa volta Datome non gioca quando il risultato è ormai chiuso, ma quando la palla pesa, e lo fa per 10 minuti mettendo dentro 10 punti con un ottimo 4/5 dal campo e regalando anche 2 stoppate ai Magic. Il giorno dopo si replica a Miami e Gigi si supera ancora in quella che è con ogni probabilità la sua più bella partita giocata in USA. Sempre a partita in bilico ed in un match importantissimo in chiave playoffs, il #70 segna 13 punti (6/9 al tiro), strappa 3 rimbalzi in 21’ e contribuisce in maniera fondamentale alla vittoria dei Celtics. Piovono applausi e complimenti, Boston si innamora dell’italiano con la barba lunga e gli attributi ben marcati, perché non è da tutti approcciare in quel modo dopo mesi di panchina in un incontro così importante.

Gigi continua a giocare, ne rifila 10 ai 76ers, 12 ai Clippers e quando la partecipazione ai Playoffs NBA è certa, arriva anche la soddisfazione della prima partita da titolare nell’ultima di regular season contro Milwaukee. In quell’occasione Gigi gioca 27’ e stabilisce il suo career-high con 22 punti (9/15 al tiro, 3/7 da tre) conditi da 3 rimbalzi, 2 assist ed una stoppata.
Datome termina la sua breve stagione in bianco-verde con 5.2 punti, il 49% al tiro ed un ottimo 47% da tre (17/36) in 18 partite giocate.
Nella post season per lui c’è poco spazio, 4 punti segnati in 14’ ed il già citato addio dei Celtics ai Playoffs più che preventivato.

 

Ora c’è l’Europeo, e a noi tifosi italiani farà doppiamente piacere vederlo in campo. Perché il nostro capitano il parquet lo merita, se lo suda ogni giorno in palestra e lo insegue con grande umiltà.
Ed in attesa di conoscere il suo futuro, che potrebbe anche essere di stampo europeo, a settembre ce lo teniamo stretto con la nostra canotta numero 13 addosso, perché vederlo giocare è sempre un piacere immenso.

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