Gli allenatori delle Conference Finals – David Blatt, lo straniero

Gli allenatori delle Conference Finals – David Blatt, lo straniero

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David Blatt

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In queste Finali di Conference, che abbondano di persone dalle biografie “larger than life” fuori e dentro il campo, Blatt occupa il posto di quello all’apparenza straniero a tutto. Esperienza fuori dall’NBA, vincente in Europa (eccome se vincente), grande sfida al primo anno in lega a guidare il Prescelto a Cleveland. Blatt però non è un prodotto di un altro mondo: ebreo di Boston, appartiene a quella schiatta di giocatori che dominarono il nord est degli Stati Uniti nelle squadre, gli SPHAs, allenati da Eddie Gottlieb negli anni ‘30. Allievo di Princeton con ottimi risultati universitari, intraprese la sua carriera cestistica professionistica in Israele da studente, andando nei Kibbutz e giocando poi da professionista in varie squadre. Gli Ebrei hanno un rapporto profondo con il basket, e gli ebrei in Russia ancora di più. Gomelsky (ndr: mi scuso per inserirlo anche qui), era un ebreo lettone alla guida della nazionale sovietica per circa un trentennio, Gottlieb un ebreo ucraino fuggito negli USA all’inizio del ‘900, Auerbach un ebreo di origine bielorussa. Blatt non è quindi straniero per nulla alle radici dell’NBA e alle sue diramazioni più nobili. Se Kerr, però, è un uomo integralmente NBA, anche se non gran giocatore, e Mc Hale invece un grandissimo degli anni ‘80, Blatt occupa un terzo vertice che è quello di un ex giocatore che non è mai stato nell’NBA e ha fatto, qui sì fuori dall’NBA, l’intera sua parabola di allenatore e giocatore.
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Il fascino di Blatt è che, anche se alla sua prima americana, egli è alla sua quarta o quinta vita cestistica. Un uomo di grande intelligenza, profondità di pensiero e ottimo conoscitore e inventore di schemi, Blatt deve gran parte del suo spirito e della sua capacità all’apprendistato al Maccabi Tel Aviv. Allenare ad alto livello in Europa, per diversi anni, un numero di partite paragonabili a quelle di  una stagione NBA, fare da assistente a un allenatore come Gershon, gli ha trasmesso il senso di guidare un’organizzazione intimamente vincente. Forse grazie a questo spirito fu in grado di portare una Russia con Kirilenko e poco altro alla vittoria di Euro 2007, in una domenica 16 settembre che passerà alla storia come una delle più paradossali della storia degli sport di nazionali. A Madrid, infatti, una favoritissima Spagna perde in finale di Eurobasket in modo inatteso contro la Russia, mentre a Mosca un’inattesa Spagna guidata da coach Anastasi batte la forse ancor più favorita Russia agli europei di pallavolo, provocando un pareggio in campi avversi che avrebbe reso ricco chiunque avesse avuto il coraggio di scommetterci. Una cosa è certa, però: le squadre di Blatt non si danno mai per vinte. Hanno conquistato una Eurolega partendo da molto dietro nel 2014 e oggi Blatt si gioca le finali di Conference contro un enigma come gli Hawks. Ha dalla sua James che, essendo un grande, ha sicuramente fatto sentire, nella stagione, che è d’accordo con quanto fa Blatt. Altrimenti non avrebbe retto fino a oggi, questo è sicuro. Ma ha anche una grande sicurezza interiore data dalla conoscenza del gioco e dal non aver temuto di prendere un secondo di esperienza come Larry Drew e un ex giocatore da poco tempo come James Posey. Le traiettorie di Kerr e Blatt a modo loro si intersecano, anche se gli orizzonti umani e sportivi sono quanto mai lontani. Blatt è un uomo di campo, non un elaboratore di una sofisticata strategia di gioco. Passa dal giocare all’allenare quasi senza soluzione di continuità, ma impara costantemente come se la sua carriera non fosse altro che una serie di stadi di formazione continua. È questo, in fondo, che insegnano i grandi allenatori: la loro capacità di vincere non proviene da un’astratta applicazione di teorie cestistiche, dimostrazioni di teoremi sviluppati sulla carta, ma sul saper fare appello al cuore degli uomini, tirare fuori il massimo che nemmeno loro pensano di possedere, e questi Cavs indeboliti dagli infortuni sono una squadra che singolarmente si adatta a questa mentalità di Blatt, che forse, in cuor suo, ha un pivot russo perchè cerca quello spirito vincente di una domenica di settembre di otto anni fa… D’altronde, in un modo o nell’altro, la cosa più vicina a un Golem ce l’ha. Blatt compie gli anni oggi. Non c’è modo migliore di festeggiare… Auguri, coach…

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