Gli italiani in odore di Nba

Gli italiani in odore di Nba

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Ci siamo emozionati per il draft di Andrea Bargnani, quando finalmente anche l’Italia tornava ad avere un giocatore nella Nba, abbiamo gioito quanto il Mago infranse il record di 18 punti firmato nel 1996 da Vincenzino Esposito, qualificandosi come il primo italiano a poter giocare un ruolo determinante nella Lega più bella del mondo. Dopo di lui abbiamo apprezzato Marco Belinelli e Danilo Gallinari, tifando fermamente sia per il primo, alla conquista di un sogno nonostante le difficoltà atletiche contro le guardie afroamericane, che per il secondo, quello più mediatico e di maggior talento, a detta di tutti destinato a diventare tra i migliori europei, se non addirittura il numero 1, con serie possibilità di giungere all’All Star Game.

Del fantastico trio vi abbiamo scritto tanto e detto praticamente tutto. Il Mago viene da una stagione disgraziata, piena di infortuni e snobbato dai Raptors, che lo accusano di poco carattere, è destinato probabilmente a cambiare aria. Gallinari quasi sicuramente resterà in Colorado, dove rientrerà in squadra presumibilmente nel mese di dicembre, Belinelli non ha ancora rinnovato con i Bulls e potrebbe andar via, ma i playoff disputati lasciano ben sperare per una riconferma.

Ciò posto, viene da chiedersi quali siano i maggiori indiziati per andare negli U.S.A. ad incrementare il numero degli Italian Nba guys, si parla tantissimo di Gigi Datome, cui gli scout Nba hanno riservato numerosissime attenzione nel corso della stagione, le cui quotazioni oltretutto sono in ulteriore salita dopo le grandi prestazioni della post season. Stesso discorso dicasi per Daniel Hackett, che dopo aver subito i titoli che lo vedevano sconfitto nel duello contro Alessandro Gentile, altro Nba prospect tralaltro, ha vinto praticamente da solo la serie contro l’Olimpia, dando sfoggio di eccelse qualità sia tecniche che caratteriali, perché si sa, chi sta zitto e risponde sul campo piace a tutti, non solo in Nba. Infine, oltre ai tre già citati, inseriamo anche Melli e Polonora. Non parliamo invece di Matteo Imbrò, Amedeo Tessitori ed Amedeo Della Valle, tutti classe 1994, ancora troppo giovani. Il secondo, oltretutto, è un pivot decisamente “undersized” per la Nba, anche se dotato di grande tecnica, per il salto oltreoceano dovrebbe necessariamente inserire il tiro dalla lunga nel proprio repertorio e, probabilmente, impariare a svariare nel ruolo di “4”, ancora troppo presto per parlarne. Imbrò, invece, è un playmaker con grande fisico e skills di altissimo livello, ha partecipato al Jordan classic, ha tiro dalla lunga, visione di gioco, deve crescere in atletismo, mobilità di gambe, difesa e gestione del pick’n roll, ma ha le carte in regole per far bene e tentare il salto. Di Della Valle si sa ancora troppo poco, dopo tanta panchina da freshman a Ohio State.

Non parliamo di Pietro Aradori, autore di una stagione fantastica, con un pronosticabile futuro ad alto livello di Eurolega magari. Ciò posto, però, non sembra avere il fisico nè l’altezza per tentare l’avventura Nba, non con il ruolo che uno del suo calibro pretenderebbe di avere quantomeno. Detto questo, tutto è possibile, noi di sicuro ce lo auguriamo.

Non parliamo neanche di Polonara e Melli, destinati entrambi a fare grandi cose a livello italiano, magari in nazionale o a livello di Eurolega, difficilmente però adattabile al mondo Nba, “undersized” per il ruolo di power forwar, entrambi 204 cm, insufficienti per sopportare le battaglie d’oltreoceano. Detto questo, anche per loro il discorso si riproporrà tra qualche anno, a maturazione ultimata, allorquando si capirà quale sarà il loro limite.

GIGI DATOME

Sicuramente quello di cui più si parla, meritatamente. Ala piccola di 203 cm, fisico adatto alla Nba, non è atletico come un Lebron o un Durant, non ha il fisico e l’altezza di Gallinari, ma nel complesso ha comunque un ottimo atletismo se commisurato all’altezza. In ottica Nba, dovrebbe eliminare le comparsate nello spot di ala forte, troppo debole per contrastare le power forward americane, difensivamente potrebbe soffrire i “3” americani, ma non troppo, ha già le gambe e il fisico per difendere i pari ruolo d’oltreoceano e, con un po’ di allenamento specifico non ci dovrebbero essere problemi. Il suo range di tiro gli può permettere di essere molto pericoloso anche negli U.S.A. e, se il tiro va dentro con continuità, con gli avversari costretti a stargli vicino per non farlo tirare, anche in Nba potrebbe battere l’uomo dal palleggio, difficilmente però potrebbe andare fino in fondo come fa da noi, magari concludento in schiacciata. Piuttosto, dovrebbe migliorare il palleggio arresto e tiro, fondamentale nel quale, peraltro, già eccelle, per evitare così di scontrarsi contro le front line avversarie, praticamente un muro, wall per dirla all’americana.

Nel complesso quindi ha davvero le carte in regola per andare oltreoceano,  quest’anno ha definitivamente “stregato” Roma, gli manca forse un’esperienza da protagonista in Eurolega, ma può contare su grandissime doti tecniche che, abbinate ad altezza e discreto atletismo, oltre che alla citata precisione al tiro nonché alle buone doti da rimbalzista, ne fanno il candidato numero 1 per il grande salto. Chiaramente deve potenziare la parte superiore del corpo, fare esercizi per velocizzare i piedi difensivamente, magari un allenamento specifico per la gestione dei giochi a due, ad ogni modo è decisamente il maggior indiziato a raggiungere il trio delle meraviglie in Nba, per talento, fisico e, soprattutto, forza mentale.

Potenza: 7

Fisico: 7.5

Altezza: 8.5

Atletismo: 7.5

Tecnica:8

Tiro: 9

Nba Ready: 8

DANIEL HACKETT

Up to you” si dice negli States, vuol dire “sta a te la scelta”. Questo inciso ben si addice a Danny boy, che nel suo primo anno senese si è dimostrato il miglior sesto uomo del campionato, sempre decisivo nei momenti finali e decisivi, anche in Eurolega, e nei playoff si è scoperto anche realizzatore e, in certi momenti, tiratore di striscia, oltre che leader assoluto della propria squadra.

Anche in ottica Nba, Daniel, sotto il punto di vista atletico ha davvero tutto, è un playmaker di 200 cm, atletico e potente, grandissimo difensore sia di 1vs1 che di squadra, dotato di buon I.Q. cestistico e di discreta visione di gioco. Ha definitivamente risolto il dilemma circa la sua riconducibilità al ruolo di guardia, ormai è stabilmente un playmaker, capace però di difendere in tre ruoli e, all’occorrenza, svariare anche offensivamente nelle tre posizioni di esterno. In Nba i ruoli sarebbero solo due, difficilmente potrebbe interpretare con successo il ruolo di small forward. Per il salto oltreoceano gli manca però il tiro, ancora non affidabile anche se decisamente migliorato rispetto agli esordi italiani. Dovrebbe lavorare sulla gestione delle scelte offensive e sulla capacità di servire l’assist dal pick’n roll, dopo aver spezzato le difese. In questo, probabilmente, un’altra stagione di Eurolega non può che fargli bene. Gli States però non sono poi così lontani.

Potenza: 8

Fisico: 8.5

Altezza: 9

Atletismo: 8

Tecnica: 7.5

Tiro: 6

Nba Ready: 7.5

ALESSANDRO GENTILE

 

Ancora ne ha di strada il figlio di Nando da fare per poter pensare alla Nba, per ora è soltanto un ipotetico prospetto, non una realtà. La sensazione è che lui sia un nuovo Mario Boni o Vincenzo  Esposito, ovvero un giocatore che deve avere la palla in mano, la prima opzione offensiva della propria squadra. Più migliorerà, più in alto arriverà, sempre da opzione principale però, difficilmente si riciclerà in uno dei tanti pur di militare in un team di livello superiore. Questo in ottica Nba è un limite, perché difficilmente si può immaginare un Gentile prima opzione offensiva in una franchigia Nba. D’altro canto, il ragazzo ha decisamente carattere e il talento non gli manca, l’ipotesi che migliori al punto da diventare un giocatore decisivo anche ai vertici di Eurolega non è così lontana dalla realtà, in fondo ha appena 20 anni e si è già preso in mano l’attacco dell’Olimpia Milano. Il tiro c’è, anche la visione di gioco e la capacità di servire l’assist, anche dal pick’n roll. Le sue debolezze sono soltanto fisiche, non quanto a potenza, dove è davvero devastante, piuttosto per il suo atletismo, in Nba non avrebbe il fisico da “3”, anche se potrebbe provare a interpretare il ruolo, viceversa, come guardia, gli avversari si “prenderebbero gioco” di lui, incapace di limitarli difensivamente, a causa della scarsa rapidità di piedi e mobilità laterale. Su questi punti può lavorare e quindi migliorare, ma l’atletismo non si compra, le fibre muscolari o ce le hai oppure faticherai sempre contro avversari più dotati. Deve quindi lavorare tanto, soprattutto sotto il punto di vista atletico, come detto, e magari anche tecnicamente, incrementando ulteriormente le proprie potenzialità, già di livello assoluto. Tra qualche anno, se proseguirà nella sua crescita costante, potrebbe avere spazio anche in Nba e, magari, in una situazione a lui favorevole, con accanto altri due esterni che ne compensino i parziali limiti di esplosività, potrebbe anche dire la sua. Ancora ci vuole del tempo.

Potenza: 8.5

Fisico: 8

Altezza: 8 (come guardia); 5 (come ala piccola)

Atletismo: 5

Tecnica: 7.5

Tiro: 7.5

Nba Ready: 5

Andrea Di Vita

www.ciuff.it

 

 

 

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