Golden State Warriors – Una macchina (quasi) perfetta

Come sarà la convivenza tra campioni del calibro di Stephen Curry, Klay Thompson e Kevin Durant? Scopriamolo insieme.

Commenta per primo!

Nonostante i Golden State Warriors possedessero già uno dei roster più forti della storia dell’NBA, la compagine di Oakland, come ben saprete, ha voluto rafforzare la propria leadership, assicurandosi le prestazioni di Kevin Durant. Il sette volte all-star andrà a rafforzare quello che, forse, era il ruolo più carente dello Starting Five della squadra guidata da coach Kerr: l’ala piccola. Nonostante Barnes sia un ottimo mestierante, negli scorsi play-off (ma anche in quelli 2014-15) HB40 non si è fatto sempre trovare presente, sbagliando tiri piuttosto importanti e non offrendo alla squadra il suo solito contributo difensivo. Motivi per cui (oltre al fatto che il nativo di Ames desiderasse il massimo salariale) la dirigenza dei Warriors ha deciso di lasciar partire l’ex prospetto di North Carolina. Direzione Dallas Mavericks, così come Andrew Bogut.

http://www.rantsports.com

Non possedendo la palla di vetro, non possiamo dire se il connubio Durant-Warriors avrà esito positivo, possiamo però provare ad immaginarci alcune possibili soluzioni che adotterà Steve Kerr. L’ingresso in quintetto dell’ex Oklahoma City Thunder permetterà alla franchigia di sviluppare ancor meglio la propria fase offensiva: KD risulta semplicemente immarcabile. Il numero 35 può aiutare la squadra nel tiro da tre punti (come se ce ne fosse bisogno), può creare un Pick&Roll inarrestabile con Curry o Thompson e, soprattutto, permette ai Warriors di giocare in post basso: nel roster dei californiani solo Livingston è in grado di farlo e spesso rappresenta una soluzione a diversi problemi, figuriamoci se a farlo sia un fenomeno come Durant. Possiamo pensare ad un’azione offensiva nella quale i ragazzi della baia non riescono a far girare il pallone come al loro solito, invece che tentare un difficilissimo, quanto fuori ritmo, tiro da dietro l’arco possono scaricare la palla all’ex Seattle Supersonics che in fadeaway può tentare la conclusione personale (e tutti conosciamo le sue abilità) oppure, nel caso in cui venisse raddoppiato, scaricare di nuovo la palla al compagno meglio posizionato.

Potrebbero, però, venire a crearsi diversi problemi di alchimia: la coabitazione tra campioni come Curry e l’ala piccola è tutt’altro che facile, entrambi prendono molti tiri e, per forza di cose, uno dei due dovrà rinunciare a qualche conclusione. C’è pero da dire che Durant è ormai abituato a giocare con un playmaker che ama tenere il pallone come Russell Westbrook, perciò la convivenza con il due volte MVP potrebbe essere anche più facile del previsto. Da non sottovalutare è l’aspetto difensivo: il 35 è semplicemente immarcabile su una metà del campo ma in alcuni casi risulta deleterio nella parte difensiva. Questione di applicazione? Può darsi, ma i ragazzi di coach Kerr cambiano marcatore pressoché su ogni blocco ed oltre a una certa reattività serve anche una dose di concentrazione non indifferente. Barnes accettava volentieri di sacrificare la fase offensiva per essere determinante in difesa, Durant potrebbe fare più fatica invece. Ciò nonostante, il minutaggio di KD dovrebbe essere minore, almeno in Regular Season, a quello che aveva ai Thunder e questo potrebbe permettergli di focalizzare l’attenzione su entrambi i lati del parquet. Se ad Oakland riusciranno a far funzionare tutti gli ingranaggi, potete starne certi, ci sarà da divertirsi.

 

A cura di Gianmarco Galli Angeli.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy