Grazie di tutto, leggende!

Grazie di tutto, leggende!

Sono stati due dei maggiori protagonisti dei primi anni duemila, due leggende del parquet, due atleti che occupano il terzo ed il sesto posto nella classifica dei migliori marcatori NBA di tutti i tempi, grazie Dirk e Kobe.

Panta Rei, tutto scorre ed ogni cosa è soggetta alla legge del mutamento, che lo si voglia o no. Stanotte si è giocata la 50esima sfida di Regular Season tra Dirk Nowitzki e Kobe Bryant, finita 92-90 per i Dallas Mavericks. Purtroppo per noi appassionati la partita appena conclusa è stata l’ultima in cui queste due leggende della NBA si sono affrontate, anche se il Black Mamba non è sceso in campo.
Tra i due campioni non è mai mancato il rispetto reciproco, essi rappresentano gli ultimi esemplari di una generazione di giocatori NBA che hanno segnato gli ultimi 15/20 anni del basket mondiale e che, per ovvi motivi anagrafici, stanno lasciando la carriera professionistica.

Dirk e Kobe, Kobe e Dirk, interpreti di due ruoli diversi, uguali per dedizione e per attaccamento alla maglia, bianco-blu una, giallo-viola l’altra, ma differenti nello stile di gioco. Ancor più dissimili lo sono stati nel modo di invecchiare. Uno, il tedesco, pare essere un sempre-verde, Padre Tempo si è dimenticato di lui, permettendogli di disputare un numero considerevole di partite da quando il numero 3 è apparso nella casella delle decine nel campo “età” della carta d’identità. Kobe, invece, ha probabilmente pagato il fatto di aver messo in secondo piano la propria salute a lungo, preferendo giocare nonostante infortunato pur di raggiungere gli obbiettivi prefissati. Come fatto dal Dottor Faust di Christopher Marlowe con Mefistofele, il 24 giallo-viola ha fatto un patto con un’entità superiore e, in cambio della gloria e dei 5 anelli vinti, ha dato in pegno la propria integrità fisica. Tattica condivisibile quella di Bryant, ma sicuramente ha avuto effetti rilevanti nel lungo periodo, come lo testimoniano le 80 partite disputate negli ultimi 3 anni.

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Diversi poi lo sono stati nel modo di accettare l’invecchiamento delle proprie membra, Dirk forse se ne è reso conto dopo aver vinto il titolo nel 2011, quando le sue cifre hanno iniziato a calare. Così, quando è giunto il momento di estendere il contratto di appartenenza alla franchigia texana (nell’estate 2014), il tedesco ha optato per un accordo triennale da 25 milioni di dollari in totale, un’eresia per un giocatore della sua importanza e della sua caratura. Tutto ciò per garantire a Mark Cuban un discreto margine di manovra sul mercato, lasciando liberi svariati milioni di dollari sotto il salary cap. Il denaro è stato prontamente usato dalla dirigenza dei Dallas Mavericks per firmare giocatori di rilievo come Deron Williams, Wesley Matthews, Zaza Pachulia (e chi l’avrebbe mai detto?) e Chandler Parsons, con quest’ultimo è ormai divenuto celebre il siparietto che lo ha visto coinvolto quando Nowitzki lo ha praticamente obbligato a pagargli ogni cena in trasferta siccome i soldi che guadagnava l’ex ala dei Rockets erano quelli che il tedesco aveva lasciato liberi.

Kobe invece, complice il suo carattere ultra competitivo, non ha esitato a firmare un contratto biennale da 25 milioni a stagione, quando è scaduto il precedente accordo con i Lakers (accordo triennale da 83 milioni di dollari in totale). Così facendo, ha messo la parola fine al processo di ricostruzione della franchigia di Los Angeles, dicendo addio contemporaneamente al sogno di raggiungere il sesto, fatidico anello. Molti lo hanno tacciato di egoismo dopo la scelta di firmare un contratto così pesante, può anche essere vero, ma fa parte del personaggio Kobe Bryant, prendere o lasciare.
Probabilmente l’epitome del loro diverso modo di accettare l’avanzare degli anni può essere visto nell’ultimo possesso della gara appena conclusa, con Bryant seduto in panchina a causa dei numerosi acciacchi fisici e Dirk a segnare il canestro decisivo a 4 secondi dal termine.

 

Nei 49 scontri precedenti a quello di ieri notte, il bilancio segna una netta vittoria per Kobe, 32 incontri vinti contro i 17 del rivale. Anche parlando in termini di prestazioni individuali, a spuntarla è sempre il Black Mamba con 25,5 punti a partita, conditi da quasi 7 rimbalzi e 6 assist, mentre il tedesco si ferma a 22 punti e 10 rimbalzi.
Celebri sono stati alcuni di questi incontri, come quello del 20 Dicembre 2005 allo Staples Centre, quando il numero 8 dei Lakers mise a referto 62 punti in appena 3 quarti di gioco, qualcosa di mai visto prima, un preludio agli 81 punti che avrebbe realizzato di lì a qualche settimana contro i Raptors.
Un’altra partita celebre tra queste due leggende è stata quella gioca a Dallas il 2 Marzo 2008, quando Kobe ne ha infilati 52 con 11 rimbalzi, mentre Dirk si è fermato a quota 38 con 13 rimbalzi, 5 assist, 2 palle rubate e 2 stoppate. Giusto per fornire un’idea su chi stiamo descrivendo.

Ai Playoffs le due squadre non si sono affrontate molte volte, la più recente serie che ha visto i sopracitati Bryant e Nowitzki in campo l’uno contro l’altro risale al 2011, anno dell’unico titolo della franchigia texana. In quella occasione i Mavs di Kidd, Terry e Nowitzki sotterrarono Kobe, Gasol e Bynum con uno sweep difficilmente pronosticabile ad inizio serie. Vero, quella versione dei Lakers aveva molti problemi e forse aveva raggiunto il punto di cottura, Gasol era poco incisivo (poi rinato in maglia Bulls), forse per problemi coniugali e Odom aveva iniziato la sua parabola discendente. Sta di fatto che il 4-0 Mavericks fu più che meritato, con una gara 4 terminata 122 a 86 e contraddistinta da 20 triple realizzate dai texani.

Sta di fatto che il rapporto tra i due è sempre stato ottimo, lo stesso Nowitzki lo ha confermato più volte, sostenendo che: “E’ stato un piacere giocare contro di lui (Kobe), conoscerlo meglio durante i vari All-Star Games, vedendo come si muoveva, come gioca e studiare da vicino il suo stile” – e ancora: “Credo che Durant abbia espresso bene il concetto: Kobe è stato il Michael Jordan della nostra generazione”.

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I due hanno partecipato contemporaneamente a tutti gli All-Star Game dal 2002 a 2012 e sono stati selezionati in almeno un quintetto All-NBA dal 2001 al 2012. Si sono poi spartiti i premi individuali nei tardi anni ’00, Dirk vinse l’MV nel 2007, Kobe l’anno successivo, mentre il Black Mamba mise in bacheca il trofeo di MVP delle Finali NBA nel 2009 e nel 2010, nel 2011 invece toccò a Dirk aggiudicarselo.
Sia chiaro, qui nessuno sta cercando di stabilire chi dei due sia stato il più forte, semplicemente stiamo cercando di celebrare due leggende nel loro ultimo giro di valzer.

Panta Rei, tutto scorre e, inesorabilmente, finisce. Quindi: grazie WunderDirk e Black Mamba per quasi 20 anni di sfide entusiasmanti e per averci regalato attimi di basket celestiale, il “tiro della cicogna” e la pump fake e tiro dalla linea di fondo non verranno mai dimenticati.

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