Horny in New York: i possibili Knicks di Jeff Hornacek

Come saranno i Knicks dell’ex coach di Phoenix? Il nostro focus su come potrebbe presentarsi l’armata knickerbockers, tra voci e firme imminenti. Nell’ombra di Phil Jackson…

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Di Alberto Guerrini

Phil Jackson è Keyser Soze, ne siamo certi. Dopo aver fatto credere a tutti, ma proprio tutti, che Kurt Rambis sarebbe rimasto in carica per rilanciare il derelitto brand Knicks all’insegna del mantra jacksoniano per eccellenza, ovvero il triangolo, con un colpo di scena degno di un David Lynch, lo Zen Master sceglie che sarà invece (a meno di ribaltoni in extremis come successe circa due anni fa con Steve Kerr) Jeff Hornacek a guidare le sorti della franchigia nelle vesti di capo­allenatore.

E’ il caso di fare ordine. Nelle scorse settimane Phil Jackson aveva rimandato i discorsi circa la nomina del nuovo allenatore dei New York Knicks forte dell’accordo in essere con Kurt Rambis, logica prima scelta visti prerequisiti curricolari richiesti dal guru e presidente dei Knickerbockers: un legame personale, di fiducia, con lo stesso Phil Jackson e la conoscenza, più o meno approfondita, dei precetti del Triple Post Offense, il sistema degli undici anelli. Dopo aver trascorso un paio di settimane di vacanza ­ ritiro spirituale in Montana, qualcosa cambia: i Knicks contattano prima David Blatt (ex coach dei Cleveland Cavaliers nonché ex alunno di Princeton University, lo stesso ateneo frequentato dal general manager Steve Mills), poi Frank Vogel (in uscita da Indiana, ex capo scout dei Lakers firmati Jackson, oggi in ballottaggio per la panchina dei Magic) e infine Jeff Hornacek (licenziato a metà stagione dai Phoenix Suns dopo un paio di stagioni positive in Arizona). Hornacek è un nome esotico, quasi una provocazione, in primis per l’assenza di legami diretti e indiretti con Mr. Eleven Rings e, in seconda battuta, per un’interpretazione della pallacanestro in teoria
ostile a quella professata da Jackson, tanta transizione, tanto tiro da tre punti e i precetti del “pace­and­space”, area libera e tanto movimento dal lato debole. Secondo le ultimissime indiscrezioni, però, l’underdog dovrebbe averla spuntata, e nemmeno troppo in volata, anzi, in queste ore le due parti stanno lavorando per trovare un accordo, Hornacek sarà (quasi) il nuovo allenatore dei New York Knicks.

Gli spunti per il dibattito sono molteplici, c’è chi suggerisce che la pesante ingerenza di Jackson, non avendo portato i frutti sperati, possa diluirsi nel corso del tempo per favorire una pallacanestro più vicina agli standard del decennio in corso; c’è addirittura chi si produce in maliziose illazioni circa un’eventuale presa di posizione dell’owner James Dolan causa malumori nella fanbase su quella che sembrava un’inevitabile promozione di Rambis.

Quello che è sicuro è che i Knicks proveranno ad aggiornarsi puntando su un coach a cui viene riconosciuta una testa pensante, brillante, filosoficamente in grado di sostenere la velocità con cui il basket NBA si rinnova, si specializza. E non è una cosa da poco per una franchigia che troppo spesso ha premiato la forma, non la sostanza.

Sotto il profilo tecnico e tattico è interessante riferirsi alla breve, ma significativa, esperienza di Hornacek alla guida dei Phoenix Suns. Qualche numero: dopo una sola stagione al comando in Arizona, i Suns 2013­2014, reduci dall’esperienza Gentry ­ Hunter, sono passati dal venticinquesimo al quinto posto per tentativi da tre punti a partita, si sono classificati alla prima posizione nella speciale classifica circa la produzione in transizione (18.7 punti a partita) e all’ottavo (dal ventinovesimo) per offensive rating (punti prodotti per cento possessi). Poi l’arrivo di Isaiah Thomas, i malumori di Goran Dragic e l’infortunio di Eric Bledsoe hanno danneggiato ingranaggi che sembravano solidi (Hornacek ha chiuso al secondo posto nel 2013­14 per il Coach Of The Year Award), ma resta l’impostazione, la scelta di puntare su una pallacanestro che a NY non sembrava avere diritto di cittadinanza con lo sceriffo Jackson in città. E invece la telenovela finirà proprio così, i Knicks si trasformano, cambiano pelle. E forse, era ora. New York nella stagione appena conclusasi ha chiuso all’ultimissimo posto nella classifica riferita ai punti in transizione, con solo il 14.6%
di tentativi effettuati nei primi sei secondi dell’azione (contro il 24% di Suns nel biennio Hornacek), a cui si aggiunge la malsana tendenza a tirare dal midrange (quinto posto overall quest’anno, primo indiscusso lo scorso), storico deterrente nella ricerca del Sacro Graal dell’efficienza offensiva. L’ex stella degli Utah Jazz non avrà la bacchetta magica, servirà tempo, e la mancanza di un backcourt compatibile con una pallacanestro dinamica dovrebbe e potrebbe frenare le ambizioni dello stesso Hornacek, ma l’idea di puntare su un quintetto small con Anthony e Porzingis a coprire gli spot di quattro e cinque, aprendo il campo, è quantomeno affascinante.

Una rondine non fa primavera, ma se il buongiorno si vede dal mattino, beh, allora oggi è una discreta giornata per svegliarsi da tifosi dei Knickerbockers, un risveglio che ci si augura sia ad ogni latitudine, filosofia, campo, e, sperabilmente, risultati.

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