Houston, abbiamo (più di) un problema

Houston, abbiamo (più di) un problema

Approfondimento sulla difficile stagione dei Rockets, che potrebbe avere effetti disastrosi sul futuro della franchigia

” E’ pallacanestro. Se non riesci a mettere cinque giocatori in campo che possono funzionare insieme, non avrai molto successo. E’ quello che ci sta succedendo, non siamo uniti. “

In questa dichiarazione del veterano Jason Terry si racchiude la terribile ( e inaspettata ) stagione 2015-2016 degli Houston Rockets, che si trovano attualmente al settimo posto della Western Conference. Un piazzamento molto deludente, visti i notevoli miglioramenti della squadra dall’arrivo di James Harden in poi, fino ad arrivare addirittura alle 56 vittorie e alla Finale di Conference della scorsa stagione. Cosa ha portato un calo di tale portata, considerando il roster rimasto quasi totalmente invariato? Le motivazioni sono naturalmente molteplici, e anche molto complesse. Sicuramente il rapporto non idilliaco tra i giocatori, in campo e fuori, è una delle cause principali: la squadra appare ” frammentata “, ” not in the same page “ ( come dichiarato da coach Bickerstaff ), e questo porta ad una difesa pigra e ad una attacco lento e poco efficiente.
In più, sembra ci siano problemi importanti anche fuori dal campo. Si parla di una rottura definitiva tra Howard e Harden, e pare che entrambi avessero chiesto la cessione dell’altro a poche ore dalla fine del mercato.

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La situazione è quindi piuttosto complessa. Morey ( GM dei Rockets ) ha perso totalmente il controllo della squadra, che sembrava perfetta per la sua idea di basket fino a qualche mese fa. Il ” passo indietro ” di questa stagione, dopo i numerosi passi in avanti delle precedenti annate, rischia di essere fatale e di far fallire completamente il progetto attuale.
Come muoversi in una situazione cosi delicata? Per il momento, Morey ha scelto di non forzare nulla, scelta ampiamente condivisibile. Le incessanti voci riguardanti una possibile trade riguardante Dwight Howard si sono concluse con un nulla di fatto, con il Gm dei Rockets che si è giustificato dichiarando che le offerte arrivate non erano all’altezza.

Torniamo però un attimo alla già citata ” idea di basket ” di Morey, che è sostanzialmente quello che lo ha guidato nella costruzione di questi Rockets.
Daryl Morey è il fondatore della ” MIT Sloan Sports Analytics Conference “, ed è quindi universalmente riconosciuto come uno dei più grandi promotori delle statistiche avanzate nel mondo della pallacanestro. La sua figura sta quindi quindi acquistando importanza parallelamente alle ” analytics “, ormai fondamentali e usate da tutte le franchigie NBA. Sotto la sua ala protettrice sono cresciuti tantissimi membri dello staff di varie franchigie NBA, uno su tutti il controverso e criticatissimo Sam Hinkie, general manager dei Philadelphia 76ers.
L’idea di basket di Morey si potrebbe semplificare con ” 3s and paint “, tradotto ” triple e tiri da sotto “. L’obiettivo tattico principale dei Rockets è quindi quello di ridurre al minimo il numero di tiri dalla media distanza, considerati totalmente inefficienti da Morey e dalla sua organizzazione.

Nella scorsa stagione in particolare, i Rockets hanno portato all’estremo questo concetto, con ottimi risultati

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Per indirizzare al meglio la sua squadra sulla sua filosofia di gioco, Morey ha preso scelte importanti e coerenti nelle scorse off-season. Bocciato Jeremy Lin, è stato lanciato da titolare Patrick Beverley; non è stato rinnovato l’intrigantissimo Chandler Parsons, ed il suo sostituto è stato Trevor Ariza; per allungare la panchina sono stati firmati Josh Smith e Corey Brewer, che han reso oltre le aspettative in maglia Rockets.
Cosa accomuna Beverley ed Ariza? Un’ottima fase difensiva e la capacità di segnare con continuità dall’arco. Giocatori di questo tipo sono chiamati ” 3andD “, ed ormai in NBA sono fondamentali. C’è un motivo se giocatori come DeMarre Carroll e Danny Green hanno firmato contratti da 15 milioni all’anno, anche se non sono nomi di primo piano.

Le scelte di Morey sembrano quindi impeccabili, o meglio lo sono state, prima di quest’estate. A Luglio i Rockets sono riusciti ad aggiudicarsi Ty Lawson tramite una trade con i Nuggets…un nome interessante, che ha portato allo stelle l’umore dei tifosi Rockets.
Credo di non esagerare quando dico che l’acquisto di Lawson è stato uno dei più sbagliati e insensati della storia recente dell’NBA. Certo, facile parlare ora, ma da subito si poteva intuire l’incompatibilità di Lawson con Harden: due giocatori che han bisogno della palla in mano e che han seri problemi difensivi, insieme? L’epilogo non può che essere drammatico.
Ed infatti cosi è stato. Lawson pian piano ha perso minutaggio e, dopo qualche mese, è stato tagliato.

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Naturalmente l’operazione Lawson non può essere presa come caprio espiatorio, i problemi dei Rockets non possono essere ricondotti ad un unico giocatore. Ma in cosa sono precisamente calati i Rockets, rispetto alla scorsa stagione?

Il problema principale è, inutile negarlo, di natura difensiva. Nella scorsa stagione i Rockets subivano 103.4 punti per cento possessi, l’ottavo miglior dato della lega. In questa stagione ne subiscono 108.4, che li porta addirittura ad avere l’ottavo peggior dato della lega. Eppure, come dimostra la statistica relativa alla scorsa stagione, i Rockets hanno moltissimi giocatori validi difensivamente: Beverley, Ariza, Capela, Howard su tutti. Le difficoltà difensive derivano quindi da una scarsa organizzazione e da una scarsa comunicazione in campo, che sono sicuramente da collegare ai problemi interni di cui abbiamo parlato in precedenza.

Quando si pensa alla difesa dei Rockets, di solito si pensa alle varie gif che girano sui Social Network sulle dormite difensive di James Harden, che viene in questo modo identificato come il problema principale. No, non è cosi, sarebbe troppo facile.

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Il rendimento difensivo di Harden è calato, inutile negarlo. Il suo Defensive Box Plus/Minus è sceso da +1.0 a -0.5; in situazioni di uno contro uno, il suo uomo tira con il 46.3%, l’anno scorso tirava con il 42.7%, e ci sarebbero tantissimi altri dati da portare a sfavore del Barba. Ma da cosa deriva un peggioramento cosi netto? Le ragioni sono anche in questo caso molteplici, e sono in gran parte relative alla metà campo offensiva. La poca collaborazione reciproca mostrata dai Rockets in attacco porta la palla a muoversi di meno, e quindi ad aumentare la responsabilità offensiva di James Harden.
In questa stagione il numero 13 ha giocato ben 477 isolamenti ( !!! ), un numero assolutamente esagerato. Certo, si chiama pur sempre James Harden, e quindi queste soluzioni sono anche piuttosto efficienti ( gli isolamenti di Harden producono circa 0.93 punti a possesso ). Ma nessuno può giocare un tale numero di isolamenti a partita, poichè, oltre ad uccidere la fluidità offensiva, costituiscono una mole di lavoro impressionante, e di conseguenza anche le energie disponibili per la fase difensiva diminuiscono.

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In attacco, il problema dei Rockets è generale, e riguarda quasi tutti i membri del roster. L’aggiunta di Beasley porterà qualche punto in più dalla panchina, ma parliamo pur sempre di un giocatore incostante e inaffidabile.
Corey Brewer è passato da 11.9 punti di media con il 42% a 7.7 punti con il 39%, Josh Smith ( tornato dopo una breve parentesi ai Clippers ) è passato da 12 punti di media con il 44% a 6.4 punti con il 32%. In più, anche per colpa degli infortuni, Terrence Jones e Donatas Motiejunas ( vero jolly dei Rockets nella scorsa stagione) stanno vivendo una stagione molto difficile e per certi versi anche deludente.

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Sembra assurdo, ma tra tutti i problemi e le difficoltà di questi Rockets, c’è anche una notizia positiva: Clint Capela è un giocatore di basket. Lo svizzero, chiamato da Morey con la 25ima scelta nel Draft ’14, sta finalmente venendo fuori. Certo, è ancora molto acerbo, ma sta mostrando un atletismo e degli istinti difensivi invidiabili: nella stagione attuale sta infatti viaggiando a 12.8 punti e 11.6 rimbalzi per36minutes, è partito in quintetto 35 volte, ha il secondo miglior Defensive BoxPlus/Minus della squadra ( dietro solo ad Howard ) e nelle conclusioni al ferro concede al suo avversario un accettabile 48.9%.

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Lavorandoci un po’ sopra, i Rockets potrebbero avere in squadra un futuro titolare NBA di buon livello.
La situazione dei Rockets è quindi molto complessa, e le certezze ad oggi sono pochissime. Molto dipenderà da questa off-season, con il possibile addio di Dwight Howard e la scelta di un nuovo Head Coach.
Nel frattempo però, ci sono ancora dei Play-Off da giocare…

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