“Houston, abbiamo un problema”: come riaccendere la miccia dei “razzi”?

La stagione degli Houston Rockets è stata tormentata con i playoffs raggiunti in extremis ma durati meno di un battito di ciglia. La convivenza tra Harden e Howard sembra essere ormai arrivata al capolinea. Come riaccendere, quindi, la miccia dei “razzi”? Da dove ripartire?

Diciamo la verità: nessuno, dopo la travagliata regular season di quest’anno, si aspettava chissà cosa dagli Houston Rockets nei playoffs. Se poi, a tutto ciò, aggiungiamo che l’avversario erano i Golden State Warriors è facile comprendere come sia andata a finire. Il problema dei “razzi”, però, non sta tanto su come sia andata la post-season ma su ciò che ha consegnato la stagione nella sua totalità: licenziamento semi-immediato di coach Mchale, quello che qualche mese prima aveva fatto tornare i Rockets alle finali di Conference, chimica di squadra mai sufficiente, malumori sparsi nello spogliatoio ed, infine, il dramma per eccellenza. La convivenza tra Harden e Howard non è mai stata rose e fiori, nemmeno nella campagna 2014/2015 quando le cose parevano andare tutto sommato bene. Quest’anno, però, si è sfiorato davvero il ridicolo. E’ impensabile che due giocatori di questo talento, della loro importanza mediatica e sul parquet trovino tutti i modi possibili per evidenziare la propria reciproca antipatia; il front-office dei Rockets ha ricevuto la doppia richiesta, da entrambi, che l’altro venisse scambiato al più presto: non un toccasana per una franchigia che su di loro ha costruito tutto e che, anche a causa loro, ha visto questo “tutto” andare in macerie.

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Adesso che, però, la stagione sportiva è andata agli archivi, c’è bisogno di un piano di risanamento, di qualcosa che possa far tornare gli entusiasmi di 365 giorni fa e che possa dirimere i grossi equivoci costituitisi strada facendo. Non ha particolari responsabilità, è vero, ma è apparso piuttosto chiaro come J.B. Bickerstaff non sia, per il momento, un coach adatto ad una franchigia che ha grosse ambizioni; il primo passo da compiere, quindi, sarà quello di trovare l’head coach migliore possibile per riprendere la corsa. Di nomi se ne sono fatti tanti, forse anche troppi, partendo da Frank Vogel, passando per Mike D’Antoni, Sam Cassell, Jeff Hornacek e David Blatt, senza dimenticare le suggestioni chiamate Kenny “The Jet” Smith e Shaka Smart, fino ad arrivare al nome che, probabilmente, potrebbe rappresentare il punto di svolta cioè quello di Jeff Van Gundy. L’attuale analista di ESPN, per sapienza e conoscenza del gioco in toto, ha pochi eguali ed in una situazione così complicata come quella vissuta attualmente rappresenterebbe il gancio in mezzo al cielo su cui appigliarsi per venire fuori dalle sabbie mobili del caos.

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Messa a posto la situazione “panchina”, bisogna risolvere i dilemmi che consegna il roster. Innanzi tutto, dopo il pessimo esperimento con Ty Lawson, c’è bisogno di un playmaker che possa costruire gioco e che, soprattutto, faccia eseguire gli schemi offensivi come si deve, senza dare la palla in mano a Harden per forza di cose. Con tutto il rispetto, Beverley non è nemmeno lontanamente associabile a questa figura: serve qualcuno che non giochi esclusivamente sull’impulsività che la partita consegna ma che ragioni e ci metta un minimo di “saggezza sportiva”. Poi, c’è da dividere la “coppia che scoppia”: o Harden o Howard, è chiaro che insieme, questi due, non portano da nessuna parte. Tralasciando le enormi lacune difensive che ormai fanno parte della carta d’identità dell’ex Thunder, è impensabile non puntare su un giocatore che, offensivamente, è uno dei primi 5 (forse anche 3) della lega. Quindi, con buona pace dell’ex centro dei Magic, meglio puntare tutte le fiches su un giocatore con molti limiti ma che è sano fisicamente, oltre che essere un fattore su un lato del campo, piuttosto che su uno che è “zoppicante”, oltre che alla ricerca di una propria identità. Per ciò che concerne il “supporting cast”, qui tutto dipenderà dal tipo di allenatore che arriverà: Capela, Beasley e Ariza potrebbero anche venire confermati, il resto sembra tutto da rifondare. Senza poi dimenticare che, in caso di partenza di Howard, servirà un centro che possa “spostare” in entrambe le fasi di gioco, una rarità nella lega attualmente.

La situazione appare ancora in alto mare. C’è ancora molto da fare e bisogna lasciare spazio ai fatti piuttosto che alle più semplici ma meno efficaci parole. Una squadra come Houston non può permettersi un’altra stagione come quella appena trascorsa. Per riaccendere la miccia dei “razzi” ci sarà bisogno di uno sforzo congiunto e di idee chiare perché la forza di queste, se poi messe in atto, non è inferiore a nulla.

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