Houston Rockets, avete un problema

Houston Rockets, avete un problema

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I Rockets sembrano disorientati, come pugili che sottovalutano gli avversari stanno cadendo di fronte a squadre che usano pressappoco le loro stesse armi, ma portate a un livello di velocità ancora più alto. Dopo l’inizio condito da tre sconfitte, sembrava che i Rockets avessero ritrovato sé stessi. Vittorie convincenti sui Clippers e OKC avevano fatto pensare che l’inizio fosse solo un caso. Ma le ultime tre partite li hanno riportati sotto il 50% e messi di fronte a una situazione da cui sarà difficile uscire. L’anno scorso, dopo dieci partite, Houston era 9-1 con l’unica sconfitta avvenuta tra le mura amiche contro i Warriors; cosa che, visto il risultato finale, non destava particolare preoccupazione. Oltre al record, i Rockets esibivano un gioco convincente, basato su James Harden e una fitta rete di passaggi. Un’anarchia in campo che confondeva gli avversari, ma portava dividendi in termini di passo di gioco e vittorie.
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Difficile dire cosa sia successo. Harden tira male, anche se nella sconfitta contro i Celtics ha fatto un buon 4/7 da tre, ma il malessere della squadra sembra essere più profondo. Forse proprio quei soli 10 tiri tentati da Harden possono essere un indizio dello strano virus che ha colpito i Rockets, ma che potrebbe non dipendere solo da loro. Il problema in apparenza potrebbero essere le percentuali. Harden tira da tre con il 24% giù dal 37,5% dell’anno scorso. Tira di più, 11,6 volte da tre di media contro 7, e segna di meno. Un’analisi superficiale potrebbe farci pensare che Harden non segna più e sia un suo problema, qualcosa che origina dalle sue percentuali. Ma contro i Celtics Harden ha tirato bene, 4/7 da tre e 10 volte soltanto, sbagliando le conclusioni da dentro l’arco. La realtà è che l’NBA smbra cambiata intorno a loro. Il ritmo si è alzato notevolmente, le altre squadre hanno scoperto il Graal della velocità e si sono predisposte a giocare sui cento possessi. I Rockets hanno un pace (quantità di possessi su 48 minuti), superiore all’anno scorso: 98 contro 96. Ma mentre l’anno scorso con i loro 96 erano i secondi della lega, in queste prime dieci partite sono settimi. Non sempre i risultati sono positivi: squadre come New Orleans davanti a loro sono in difficoltà, così come i Wizards o i Kings. Ma mentre i Rockets giocavano a un ritmo alto, per la stagione scorsa, quest’anno si ritrovano molte squadre davanti. È una situazione a cui McHale forse non aveva pensato. Il karma della velocità, del basket liquido, rapido, in cui i tempi del pensiero si restringono, è ormai patrimonio di tutti. I Rockets si trovano quindi con l’arma che li differenziava dagli altri spuntata, e in difficoltà a giocare un basket che, per il tempo di quest’anno, non è il più veloce. Se così fosse, i rimedi saranno difficili da trovare. Dovrebbero portare il pace sopra i cento possessi per ricreare le situazioni dell’anno scorso, ma non è detto che, in Lawson, abbiano il tipo di giocatore giusto, o che abbiano fatto un affare ad affiancare un play più “vero” al Barba. Difficile perché squadre dietro a loro, come i Kings, sembrano avere più margini di miglioramento, così come i T’Wolves che gli sono davanti.
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È come se un corto circuito avesse fatto saltare il sistema Rockets, illudendo che il risultato dell’anno scorso potesse essere ripetuto a basso prezzo, cambiando poco. Ma il karma di questa lega è che se stai fermo non succede nulla, gli altri ti sorpassano e ogni anno devi inventarti qualcosa per fare un passo avanti. I Rockets sembrano incapaci di fare quel passo e salire lo scalino della vittoria, in una lega che ha reso il loro gioco dell’anno scorso, rapido ed efficace, lento e involuto in confronto ai passi degli altri. È un concetto che soprattutto a ovest minaccia di spostare gli equilibri, con le squadre in affanno a rincorrere i Warriors che alzano il limite di velocità, cercando quel magico equilibrio che sembra in grado, da solo, di portare risultati avanti nel campionato.
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McHale dovrà pensare a qualche scambio per dare velocità superiore alla squadra e rendere il suo DNA ancora più “liquido”, imprendibile, oppure provare a cambiare il concetto su cui è costruita, operazione quantomai complicata e suscettibile di disastri. O ancora, cercando di rinsaldare qualche elemento, cercare quella difesa che è mancata e di cui non c’era bisogno, col ritmo superiore dell’anno scorso, ma che quest’anno deve fare un passo avanti se vorranno raggiungere buoni risultati. E in tutti i casi, risalire la corrente sarà molto dura…

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