I giocatori rifiutano il cosiddetto “hard cap”: il lockout è ufficiale

I giocatori rifiutano il cosiddetto “hard cap”: il lockout è ufficiale

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Tredici anni dopo l’ultima apparizione ritorna il lockout, il blocco dell’attività della lega a causa del mancato accordo salariale fra proprietari e giocatori. Nonostante l’associazione abbia attraversato una delle migliori stagioni di sempre per affluenza nelle arene e indici di ascolto televisivi, le perdite dell’NBA ammontano a circa 300 milioni di dollari e 22 franchigie su 30 sono in perdita, secondo quanto affermato dal commissioner David Stern. I proprietari spingono così per ottenere l’introduzione di regole che impongano un tetto massimo salariale non oltrepassabile in alcun modo dalle franchigie (il cosiddetto “hard cap”) e per una più equa divisione degli utili.

Dall’altra parte dello schieramento, i giocatori contestano proprio l’inserimento del tetto salariale rigido, che causerebbe l’inevitabile livellamento verso il basso di tutti gli stipendi dei giocatori. Attualmente i cestisti che militano nella lega statunitense sono gli atleti professionisti più pagati al mondo, con la loro media di 5,7 milioni di dollari annui.

Nell’ultima settimana erano stati fatti dei passi avanti, da una parte e dall’altra, ma l’accordo appare ancora lontano dall’essere trovato. I proprietari protestano per le perdite economiche che stanno subendo, mentre i giocatori manifestano la volontà di guadagnare la stessa quantità di dollari che hanno messo in saccoccia fino a questo momento.

Così non si va avanti, dicono i proprietari: scatta il lockout, per la prima volta dal 1998. In quell’occasione, l’accordo fu trovato soltanto a gennaio 1999, così che la stagione successiva fu accorciata a 50 partite. La stagione 2011-2012 è quindi a rischio, parziale o totale che sia, e questa è una brutta notizia per chiunque veda l’NBA come la più competitiva lega di pallacanestro del mondo intero. Non tutti dovrebbero disperarsi, però: il lockout potrebbe spingere molti buoni giocatori ad attraversare l’oceano e cimentarsi con il basket europeo, che ha così l’opportunità di trarre vantaggio da questo conflitto tutto a stelle e striscie.

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