I Lakers di un videogiocatore romantico

I Lakers di un videogiocatore romantico

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In questi ultimi giorni, annoiato dalla routine quotidiana e con pochi soldi nel portafoglio, invece di andare a comprare il nuovo videogioco della 2k , ho deciso di rispolverare il mio vecchio NBA 2k10 con Kobe in copertina e LeBron a Cleveland.

Uno dei migliori giochi sportivi di sempre,che permetteva di iniziare una carriera fantadraft, in modo che si potesse scegliere la propria squadra del cuore e costruirla da zero pescando dal roster del periodo.

Dopo aver creato la squadra e averci giocato una decina di partite mi rendo conto che assomiglio proprio gli odierni Los Angeles Lakers, sia nei pregi che nei difetti. In effetti, la natura del videogioco e le mie capacità (fenomenali ai tempi, ve lo potrei testimoniare) ora un po sbiadite mi obbligano a pressare presto il portatore di palla avversario  ed andare in contropiede per evitare di essere attaccato troppo a metà campo; E spesso quando mi è impossibile cerco di lasciare il tiro a chi ha meno capacità dalla media distanza.

Appunto stiamo parlando della cara vecchia difesa selettiva che attuava coach Phil Jackson ai Lakers del repeat. Nel caso in cui arrivasse palla al lungo con le mani scarse oppure a giocatori battezzabili, coach Zen consigliava di chiudere le maglie avversarie e lasciarlo tirare sperando anche un po nella statistica. E’ una cosa che è rimasta radicata nell’atteggiamento dei Lakers, che hanno comunque cambiato coach e giocatori, ma che mantengono il nucleo pensante Gasol-Kobe-Farmar a dettare il gioco.

Questo comportamento in campo, è sempre stato un grosso problema secondo la stampa e noi amanti dello sport, perché spesso concedeva molti punti a giocatori sottovalutati ed in effetti anche ora viene criticato. La grossa differenza tra quella squadra vincitrice di due titoli semi-dominati e questa, piena di giovani speranze, è che quest’anno i giallo-viola non si possono aggrappare all’attacco straripante da 100 punti su 50 possessi (per assurdo). Giustamente la rivoluzione poco D’Antoniana è stata quella di far lavorare la nuova classe operaia sulla compattezza difensiva.

La difesa vince le partite e con giocatori annoiati dalla propria metà del campo come Pau Gasol, non è sempre possibile attuarla nel miglior modo; perciò come quei Lakers, bisogna puntare sull’attacco “Vince chi segna un punto in più dell’altra squadra” –per citare Javalee McGee in un lampo di genio di poche settimane fa.

Ebbene, devo ammettere che Il mio attacco odierno si ispira quasi completamente alla 7 seconds or less di D’antoni “vecchi tempi”, che appunto chiedeva ai proprio giocatori di sparare tutto ciò che si trovavano in mano dalla lunga distanza in pochi secondi,(Con Steve Nash non era così difficile trovarsi in mano un open shot) tradendo il mio primo ideale di giocare la triangolo di Tex Winter che ha permesso tante vittorie a Phil Jackson.

Forse in un videogioco, idealmente si tende a prendere ottimi tiratori, sacrificando un po la difesa ma è proprio in questo che la dirigenza dei Lakers non ha sbagliato: in una stagione detta di transizione, hanno comunque tentato di eccellere con un low budget per aprire spazio salariale nel prossimo anno, acquisendo giocatori giovani e fisicamente abili a difendere e correre dall’altra parte per tirare immediatamente.

La rivoluzione di D’antoni non ha quindi del tutto modificato l’idea della “7 seconds “ . Kaman e Gasol giocano spessissimo il pick n roll/pop con Steve Nash che poi fantastica nel proprio mondo di Amelie servendo cioccolatini per i tiratori.

Possiamo dedurre quindi che giocando così, questi Lakers si debbano affidare alle percentuali, che non sempre, come si è dimostrato nell’inizio di stagione, sono così fedeli e generose nel risultato finale.

Ma perché la chiamiamo rivoluzione? Perché D’Antoni è stato in grado di cambiare poco, ma di affidarsi anche alle idee vincenti di Kobe e Gasol concedendo possessi “liberi” dove i giocatori possano andare nell’amato post del catalano, oppure attuare la Triangolo Jacksoniana con  tagli e spaziature incluse. Il tutto favorisce un ambiente più sereno tanto che per fare un esempio, Pau si concede di più al tiro dall’arco che solamente l’anno scorso denigrava.

Forse questa è solo una piccola parte del libro tattico di Coach D’Antoni, ma in una stagione che è stata già prevista fallimentare, di certo la nuova squadra di L.A. non farà mancare il divertimento ai proprio tifosi che l’anno scorso si sono tanto annoiati.

PS: Ci sarebbe tanto da criticare ma non mi piace farlo con nessuna squadra.
A proposito, la mia di squadra in 2k10 : Rondo-Sweet Ray-Budinger-David West-Shaq. (Shannon Brown)

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