I primi mesi dei rookies NBA: le pagelline del primo trimestre

I primi mesi dei rookies NBA: le pagelline del primo trimestre

 

In ogni classe che si rispetti, dopo i primi mesi di scuola ci sono le pagelline intermedie: la scuola NBA non fa eccezioni, con un occhio di riguardo verso le nuove leve, che hanno saggiato il banco di prova dei parquet più prestigiosi del mondo. Qualcuno è riuscito a riuscito a confermare le aspettative e risultare il “secchione” di turno, qualcuno ha stupito tutti i professori del gioco, altri invece si sono limitati a tirare cartine dal fondo dell’aula: andiamo a trarre i primi bilanci della stagione!

 

Fox Sports

Quelli del primo banco

Karl-Anthony Towns ha tutti gli occhi addosso, la pressione della prima scelta è sicuramente pesante, ma il talento di Kentucky sta rispondendo presente ad ogni interrogazione: 16+9 di media sono un lusso per una matricola come lui. Sta imparando bene dal suo predecessore Wiggins e soprattutto dal vecchio saggio Kevin Garnett: da lui ci si aspetta solo l’eccellenza.
Frank Kaminsky è il ragazzone serio ed esperto, che sa come comportarsi e non si fa distrarre da nulla: non ha le capacità di Towns, ma riga dritto e con il tempo spera di emergere: contro i Celtics ha fatto vedere che lui è pur sempre il Player of the Year 2015 della NCAA. Su di lui non c’erano pretese folli, ma si sta dimostrando il “grande” della compagnia del primo anno.
Jahlil Okafor rappresenta il classico compagno di banco che appena il prof va alla lavagna è pronto a girarsi e a ridersela con quelli dell’ultimo banco: se nella fase offensiva è ineccepibile (guida i rookies con oltre 17 punti di media, a cui aggiunge quasi 8 rimbalzi a uscita), dietro è piuttosto latitante, con grandi amnesie e poco grip. Per non parlare delle ore “extra scolastiche”: risse e piede pesante hanno causato diversi problemi all’ex Duke, che non può contare sulla giustificazione dell’ambiente di Philadelphia.

 

intouchweekly.com

Il ragazzo è intelligente, ma non si applica

Emmanuel Mudiay rischiava di essere addirittura tra le prime tre chiamate a Giugno, ma l’anno fuori sede (leggi: Cina) ha fatto desistere più di una pretendente: su di lui hanno puntato i Nuggets, che si aspettavano di aver trovato il nuovo Ty Lawson, bizzoso ripetente che è stato spedito nel riformatorio del Texas. L’impatto è stato però più duro del previsto: se da un lato si è rivelato avere un upside decisamente elevato, dall’altra parte le tante distrazioni gli sono costate una valanga di palloni persi (oltre 4 a partita). Nell’ultimo mese è stato costretto ai box da una caviglia malconcia, che gli ha impedito di macinare chilometri: nella seconda parte di stagione siamo convinti che i voti miglioreranno sensibilmente per il congolese.

Un compagno di classe stellare che sta per uscire dalla scuola, acclamato da tutte le ragazze, una scuola d’eccellenza, ma dei compagni un po’ duri a capire le cose e un professore che non si fa capire (né amare) troppo: questo l’habitat attuale di D’Angelo Russell, dotato studente da Ohio State. Partito in quintetto come protetto del prof, ora dallo stesso è stato messo in secondo banco, causando più di un lamento da parte sua e del suo fido compagno di banco Julius Randle, anche lui nella pratica al primo anno da pro. Kobe Bryant deve prepararsi all’ultimo tour della carriera: avrà tempo per dare preziosi consigli alle due matricole o come al solito ringhierà contro di loro, stufo di ripetere le stesse cose ogni anno?

 

Fansided.com

I timidoni

Snobbato dalle prime del Draft, cercato a tutti i costi da Boston, accolto a braccai aperte da Miami: la scelta di Justise Winslow è stata vista come un colpo di Pat Riley, preside con diversi anelli alle spalle. I primi mesi però sono stati di pura gavetta, sempre nel banco dietro a quello di Luol Deng (o addirittura di Gerald Green), in maniera da non bruciarsi; troppo timido però, non alza mai la mano e veleggia verso il 6 politico in tutte le materie. Dopo un anno di assestamento, ci si aspetta un rapido sviluppo nelle prossime annate!
Due classici ragazzi con gli occhiali e studenti modello sono invece stati le sorprese: Stanley Johnson e Rondae Hollis-Jefferson stanno contribuendo rispettivamente a Detroit e Brooklyn, in maniera concreta (soprattutto nella metà campo difensiva). Se il primo sta trovando spazio dalla panchina con continuità, il secondo era riuscito a trovare anche posto nei primi 5, ma una frattura al piede destro lo terrà fuori per qualche altre settimana.

 

NY Daily News

Gli europei

Nella classe, c’è il gruppetto che arriva da lontano, dall’altra parte dell’Atlantico: cultura diversa, altro background, non abituati alla fisicità americana, ma dotati di grande intelligenza. Se impareranno in fretta la lingua comune, non avranno nessuna difficoltà nell’inserirsi e a giocarsela alla pari con gli altri.
Il ragazzino magro e dinoccolato dalla Lettonia sembrava pronto a prendersi mesi e mesi di prese in giro da parte della classe di New York (si sa, una delle classi più terribili della scuola, dove se prendi un 2 sei segnato…) e tutti i bulletti smaniavano per schiacciargli in testa per primi. Ma Kristaps Porzingis si è rivelato tutt’altro che soft, facendo lui la voce grossa e facendo innamorare tutta la classe di lui: KP ha fatto vedere che è lui il futuro della Grande Mela, proprio come sognava da bambino. Già diventato il “cocco” di Melo, non poteva sperare di cominciare l’anno in maniera migliore!
Si sono trovati subito a loro agio anche due ragazzoni che non sono mai stati timidi come Mario Hezonja e Nikola Jokic: il croato è stabile nelle rotazioni di Coach Skiles a Orlando, mentre Jokic ha saputo approfittare dell’infortunio del “vicino” Nurkic, riuscendo a incidere e a scavallare costantemente sopra la doppia cifra in punti e rimbalzi.
Con qualche anno in più sulle spalle, anche Nemanja Bjelica ha deciso di provare l’avventura al di là della pozza, con la maglia Timberwolves: non è ancora il protagonista che si vedeva l’anno scorso in Europa, trovando minutaggio altalenante a seconda delle bizze del Prof. Mitchell.
Nota doverosa per Boban Marjanovic, lungo, lunghissimo degli Spurs, che è stato mandato nella classe di recupero della D-League per mettersi al pari: per ora solo tanti incoraggiamenti dei tifosi nei suoi confronti, vogliosi di vedere i suoi 220cm in campo.

 

 

CBS

Gli ultimi (infortunati) della classe

L’ultima fila è destinata a chi fa casino e fatica a studiare e ad applicarsi: in questo caso l’ultima fila è però destinata a tre sfortunati protagonisti del Draft 2015, che però hanno calcato poco i campi NBA.
Willy Cauley-Stein sta facendo fatica dietro a Cousins e nonostante un inizio incoraggiante, sta subendo le conseguenze di noie fisiche e non sta rendendo come ci si aspettava a giugno.
Myles Turner sembrava poter essere il nuovo Roy Hibbert, ma dopo un inizio in cui si è rivelato parecchio acerbo sotto il ferro avversario, ha dovuto fare i conti con la frattura del pollice, che l’ha tenuto lontano dal parquet sei settimane, interrompendo il processo di crescita. Se starà bene fisicamente, la lotta con i lunghi avversari non potrà che far crescere le sue quotazioni future,
Il più sfortunato è stato però senza dubbio Sam Dekker: fermato da un infortunio alla schiena dopo sole tre partite e starà fermo con tutta probabilità fino alla pausa per l’All Star Game: rimandato con valide motivazioni al prossimo futuro.

 

Queste le nostre valutazioni dopo i primi tre mesi, ma come si sa, c’è ancora tutto l’anno per decidere i promossi e i bocciati, nonché una intera carriera scolastica per venire ricordati!

 

 

 

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