I protagonisti delle Finals: Dirk Nowitzki e l’onnipotenza offensiva

I protagonisti delle Finals: Dirk Nowitzki e l’onnipotenza offensiva

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Ma Dirk non è solo onnipotenza offensiva o, talvolta, disattenzione difensiva; il tedesco è molto di più: è carattere, è grinta, è resistenza, è forza. Il tedesco è i Dallas Mavericks, dal lontano 1998. In carriera Dirk ha dovuto lottare contro continue polemiche ed ombre. Nel 2006 ha condotto i suoi Mavericks in finale, segnando un canestro e fallo decisivo nella finale di Conference contro gli Spurs. Ma le cose, nonostante un 2-0 iniziale, non sono andate come speravano in Texas e Dirk ha dovuto convivere con le accuse di chi diceva che non era in grado di decidere le partite. Stessa storia l’anno successivo, quando ricevette l’MVP in contemporanea con l’eliminazione contro i Golden State Warriors. Tutti si sono permessi di sputare sentenze, di dire che Dirk quando contava non era un fattore, non era un vincente. E quando queste cose succedono, cosa si può fare, se non dimostrare il contrario? Sono iniziati i playoff 2011 e i Mavericks hanno eliminato con qualche difficoltà i Blazers; molti hanno pensato che questi fossero i soliti, fumosi, Mavericks. Sulla loro strada c’erano i campioni in carica, i Lakers di Kobe Bryant, e in pochi ritenevano che Nowitzki e soci avessero qualche speranza. Ma è arrivato un 4-0 e Nowitzki ha potuto far capire a tutti di essere cambiato nelle finali di Conference contro Okalhoma City. Ha vinto gara 1 con 48 punti e 24/24 dalla lunetta, ha deciso gara 4 con un incredibile serie di canestri negli ultimi 5’, ha dominato ogni singolo quarto quarto della serie, segnando anche il canestro del sorpasso nell’ultimo minuto di gara 5; perché oramai quello che succede nell’arco della gara per lui non ha più peso: quando legge 42’ sul cronometro, Dirk inizia a macinare canestri, chiunque abbia davanti.

Nowitzki, originario di Wurzburg, in Baviera, approda ai Milwaukee Bucks durante il draft 1998 come ottava scelta complessiva, ma viene subito girato ai Dallas Mavericks in cambio di Robert “Tractor” Traylor, peraltro deceduto qualche settimana fa. La prima stagione di Nowitzki a Dallas, sotto Don Nelson, è caratterizzata da enormi difficoltà, dovute soprattutto al salto enorme dalla seconda divisione tedesca alla NBA. Le difficoltà personali finiscono immediatamente nella stagione successiva, quando arriva solo dietro a Jalen Rose nell’elezione del giocatore maggiormente migliorato della stagione, che chiude con 17.5 punti e 6.5 rimbalzi di media.

La consacrazione per Nowitzki e per i suoi compagni, tra i quali spiccano Juwan Howard (che gioca attualmente nei Miami Heat), un giovane Steve Nash e Michael Finley, arriva nella stagione successiva: i Mavericks vincono 53 partite (eliminati poi dagli Spurs nel secondo turno dei playoff) e Nowitzki è nel terzo quintetto NBA. Le cifre di Nowitzki, che disputa anche i suoi primi due All-Star Game, salgono esponenzialmente nelle due stagioni successive; i Mavericks raggiungono anche le finali di Conference, ma sono ancora una volta eliminati dagli Spurs.

La stagione 2003/2004 è l’ultima di Steve Nash in maglia Mavericks. Nowitzki gioca la sua peggior stagione per punti e rimbalzi dall’ingresso nel terzo millennio e Dallas si arrende nuovamente al primo turno della post-season. La partenza di Nash e l’arrivo in panchina di Avery Johnson (che sostituisce Don Nelson durante la stagione 2004/2005) costituiscono un enorme cambiamento nella squadra. Adesso ad affiancare Nowitzki ci sono Josh Howard, Jason Terry, Jerry Stackhouse e Erick Dampier (Finley ha lasciato Dallas nell’estate del 2005). Questo gruppo vince 60 partite nella stagione 2005/2006 e raggiunge, per la prima volta nella storia della franchigia, le finali NBA. I Mavericks incontrano gli Heat con il fattore campo a favore e vincono le prime due gare in casa, ottenendo anche un notevole vantaggio in gara 3. Dallas dilapida però il vantaggio, perde gara 3 e anche le successive tre gare. È un dramma, per la squadra e soprattutto per Nowitzki, che molti hanno visto sottotono in queste finali. Per molti è solo l’ennesimo giocatore con grandi qualità che però non è in grado di vincere le partite quando il gioco si fa duro.

Sensazioni che paiono ampiamente confermate quando il tedesco, nella stagione successiva, vince l’MVP della regular season proprio mentre i suoi Mavericks, che avevano dominato la regular season, vengono eliminati dai Golden State Warriors, ottavi ad Ovest. E la situazione non migliora nelle stagioni successive, con altre due eliminazioni al primo turno in tre anni. Di giocatori buoni, anche fuoriclasse, che non hanno mai vinto ce ne sono stati tanti, ma Nowitzki non vuole essere uno di questi. I playoff 2010/2011 dimostrano un notevole cambiamento di mentalità per i Mavericks e per il loro fenomeno. Dallas elimina 4-0 i Lakers e Nowitzki domina la finale di Conference contro i Thunder, permettendo ai Mavs di raggiungere la seconda finale NBA nelle ultime cinque stagioni. Riuscirà a scrollarsi di dosso i fantasmi del 2006?

Riconoscimenti: NBA MVP, All-Star Game (x10), Western Conference Player of the Month (x6), All-NBA First Team (x4), All-NBA Second Team (x5), All-NBA Third Team (x2), NBA Three-Point Shootout Champion, FIBA World Championship MVP, European Player of the Year (x7).

Career highs: 53 punti (02/12/04), 17 canestri dal campo (due volte), 8 canestri da tre punti (27/01/04), 24 liberi segnati (17/05/11), 23 rimbalzi (23/02/02), 7 rimbalzi offensivi (18/01/01), 12 assist (26/02/08), 9 rubate (07/03/04), 7 stoppate (06/01/06), 57 minuti (14/03/07).

Medie in regular season: 23 punti, 8.4 rimbalzi, 2.7 assist, 47% dal campo, 38% da 3, 88% dalla lunetta, 0.9 rubate, 1.9 perse, 1 stoppata, 36.5 minuti (993 partite giocate).

Medie nei playoff: 25.9 punti, 10.4 rimbalzi, 2.6 assist, 46% dal campo, 38% da 3, 89% dalla lunetta, 1.1 rubate, 2.2 perse, 1 stoppata, 41.4 minuti (118 partite giocate).

Apparizioni nelle Finals: 1.

Quattordicesimo nella storia della NBA per percentuale dalla lunetta.

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