I protagonisti delle Finals: Dwyane Wade, speciale e vincente

I protagonisti delle Finals: Dwyane Wade, speciale e vincente

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Intensità e voglia prima di tutto, attento ai bisogni della squadra prima che alle statistiche personali, determinato a recuperare il pallone in ogni attimo della gara, conscio che la sua attitudine mentale, ancora prima del suo atletismo, lo può condurre ad ogni traguardo. Difensore arcigno e rapido, fenomenale in entrata e tra i migliori nel guadagnarsi gite in lunetta, spesso solido tiratore dalla media, con un unico neo rappresentato da una scarsa capacità nel capitalizzare le occasioni dal perimetro (29% in carriera). Ma in un basket che spesso e volentieri si allontana sempre in maniera crescente dal canestro, si apprezzano ancora di più esterni come “Flash”, che sfogano il proprio potenziale offensivo all’interno dell’area. D-Wade è, insomma, il ragazzo ed il giocatore perfetto per una squadra che punta in alto, un perfetto concentrato tra mentalità vincente e abilità tecniche impressionanti, sui due lati del campo.

Dwyane Wade arriva a Miami nel Draft NBA del 2003, quinta scelta assoluta. Davanti a lui vengono scelti LeBron James, Darko Milicic, Carmelo Anthony e, soprattutto, Chris Bosh, il giocatore che, si vocifera, era fortemente voluto da Pat Riley e dai Miami Heat. Miami non ha una squadra che può puntare molto in alto. Con Wade, i giocatori più rappresentativi sono Rafer Alston, Eddie Jones e Lamar Odom. Tuttavia, dopo un inizio difficile, Wade e soci riescono a qualificarsi ai playoff e addirittura a superare il primo turno, salvo poi arrendersi ai Pacers di Rick Carlisle (61-21 in regular season). Wade è il miglior marcatore della sua squadra nei playoff. Chiude la stagione con 16.2 punti di media, in qualche modo però oscurato dagli altri due rookie, LeBron e Carmelo.

Miami ha capito di avere un fenomeno in casa e per questo inizia a tentare di costruirgli una squadra da titolo intorno. L’occasione perfetta arriva quando i Lakers decidono di cedere Shaquille O’Neal. Gli Heat mettono subito le mani sul centrone e lo affiancano a D-Wade durante l’estate del 2004. Si viene a creare una delle coppie più letali dell’intera NBA. Miami vince 59 partite in regular season ed elimina senza perdere nemmeno una partita New Jersey e Washington. Ma la sfortuna è dietro l’angolo: una serie impressionante di problemi fisici colpisce Wade durante le finali di Conference e gli Heat vengono sconfitti dai Pistons in sette gare.

La regular season della stagione 2005/2006 è meno proficua per gli Heat rispetto alla precedente. Miami, squadra caratterizzata dalla presenza di giocatori di sistema come Posey e Haslem, oltre a fuoriclasse a fine carriera come Payton e Mourning, vince 52 partite, risultato che comunque permette agli Heat di giocare i playoff. Il ritorno nelle finali di Conference li rimette contro i Detroit Pistons, ma questa volta Wade c’è, anche se un infortunio subito nel turno precedente ha notevolmente spaventato i tifosi. Miami vince in 6 gare, con una memorabile gara 6 giocata da Antoine Walker. Wade domina le Finals contro i Mavs, nonostante l’iniziale vantaggio 2-0 della squadra texana, e consegna ai Miami Heat il primo titolo della loro storia. A lui viene dato il premio di MVP delle Finali. Ora è l’unico del trio Wade-Anthony-James ad avere un anello al dito.

Miami tenta di mantenere invariato l’assetto, ma un anno in più pesa sulle carte d’identità di Payton, Shaq e Mourning. Oltretutto, Wade e Shaq saltano complessivamente 73 gare per infortunio, quasi la metà, e Miami riesce a vincere solamente 44 partite in regular season. Il tracollo definitivo avviene al primo turno dei playoff: i campioni in carica sono spazzati via per 4-0 dai Chicago Bulls. Shaquille O’Neal parte nel corso della stagione successiva, trasferendosi a Phoenix in cambio di Shawn Marion. Wade salta altre 21 partite per infortunio e gli Heat chiudono la stagione con un record di 15-67. I nuovi Miami Heat, basati sul trio Wade-Beasley-J. O’Neal, raggiungono il primo turno dei playoff nelle due stagioni successive. La svolta arriva nell’estate del 2010: Pat Riley porta a Miami Chris Bosh e LeBron James. I tempi sono maturi per una nuova scalata al titolo: Wade e compagni eliminano 76ers, Celtics e Bulls e si qualificano alle Finals 2011.

Riconoscimenti: NBA Finals MVP, NBA All-Star Game (x7), NBA All-Star Game MVP, Eastern Conference Player of the Month (x6), NBA Scoring Champion, All-NBA First Team (x2), All-NBA Second Team (x3), All-NBA Third Team, NBA All-Defensive Second Team (x3), NBA All-Rookie First Team, Skills Challenge Champion (x2), Sports Illustrated Sportsman of the Year.

Palmares: 2006 NBA Champion, 2008 Summer Olympic Games.

Career highs: 55 punti (12/04/09), 19 canestri dal campo (due volte), 6 canestri da tre punti (12/04/09), 23 liberi segnati (01/02/07), 16 rimbalzi (27/01/11), 6 rimbalzi offensivi (due volte), 16 assist (due volte), 7 rubate (02/03/09), 5 stoppate (cinque volte), 52 minuti (due volte).

Medie in regular season: 25.4 punti, 5.1 rimbalzi, 6.3 assist, 48% dal campo, 29% dal campo, 77% dalla lunetta, 1.8 rubate, 3.6 perse, 1 stoppata, 37.6 minuti (547 partite giocate).

Medie nei playoff: 25.8 punti, 5.6 rimbalzi, 5.6 assist, 48% dal campo, 33% da 3, 79% dalla lunetta, 1.6 rubate, 4 perse, 1.1 stoppate, 40.6 minuti (81 partite giocate).

Apparizioni nelle Finals: 1.

È, attualmente, il decimo giocatore nella storia della NBA per media punti in carriera.

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