I protagonisti delle Finals: Jason Kidd e l’eterna giovinezza

I protagonisti delle Finals: Jason Kidd e l’eterna giovinezza

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38 anni, come abbiamo già detto. Ma quando è in campo, è impossibile distinguerlo dai compagni o dagli avversari che generalmente sono più o meno giovani di lui. Corre, difende, salta e adesso tira anche da fuori. Durant ne è uscito con le ossa rotte dalla difesa congiunta di Kidd e Marion su di lui e la capacità del playmaker texano di rubare palla è stata sicuramente decisiva nei momenti finali di gara 4 e gara 5. Un giocatore completo, anche rimbalzista solido, “Mr. Triple-Double”, terzo in assoluto nella storia della NBA in questa statistica. Playmaker, nel senso stretto del termine, un giocatore in campo per far giocare la squadra ed i compagni, tanto che il suo coefficiente assist/palle perse è tale da far rabbrividire i pariruolo rivali, da Rondo a Russell Westbrook. Un Dorian Gray dei canestri insomma, che pare aver ricevuto in un patto col demonio l’eterna giovinezza. In una recente intervista ha dichiarato che, comunque finiscano queste finali, non si ritirerà. Il mondo del basket se lo augura, perché un giocatore così è sempre più difficile da trovare ed è emerso inequivocabilmente dal confronto tra i Mavericks e i Thunder nelle finali della Western Conference: Russell Westbrook, uno dei fenomeni della nuova generazione, raramente pensa a fare la cosa giusta per la squadra, che è poi l’unica missione di Jason Kidd.

Jason Kidd entra in NBA nel 1994, selezionato dai Dallas Mavericks come seconda scelta assoluta. Già nella sua prima stagione guida la Lega per triple-doppie e condivide il premio di rookie dell’anno con Grant Hill dei Detroit Pistons. Il progetto originale dei Mavericks, quello di costruire una squadra su di lui, Jim Jackson e Jamal Mashburn, viene presto abbandonato e i tre giocatori vengono ceduti. Jason Kidd, dopo due stagioni e mezzo in Texas, approda ai Suns in cambio di Michael Finley e Sam Cassell.

A Phoenix rimane dal 1996 al 2001, confermandosi ai vertici dell’NBA e raggiungendo per tre volte in quattro stagioni e mezzo la convocazione all’All-Star Game. Ma in compenso i risultati di squadra non sono quelli che Kidd e la dirigenza speravano dopo l’arrivo del playmaker in Arizona: Kidd e compagni (tra cui Cedric Ceballos e il rookie Shawn Marion) superano una sola volta il primo turno dei playoff. Per Kidd è il momento di cambiare nuovamente casacca: i Suns puntano sull’astro nascente Stephon Marbury e spediscono Jason Kidd in New Jersey.

Kidd ha 28 anni e nella prima stagione in maglia Nets mette in mostra tutto il suo potenziale con 14.7 punti, 7.3 rimbalzi e 9.9 assist di media, arrivando solamente alle spalle di Tim Duncan nella graduatoria dell’MVP della regular season. I Nets, una squadra fondamentalmente giovane con solo Kidd e Aaron Williams in rotazione con 28 o più anni sulla carta d’identità, stupiscono tutti, vincono 52 partite in regular season, eliminano Pacers, Hornets e Celtics e si arrendono ai Lakers in finale. I Nets si ripetono l’anno dopo, cambia solo l’avversario che li sconfigge in finale: questa volta sono gli Spurs. Dwyane Wade e LeBron James non sono ancora in NBA e Kidd ha già disputato due finali. Nell’estate del 2004 arriva ai Nets Vince Carter e, sebbene il trio Kidd-Carter-Jefferson può seriamente fare paura, i risultati non arrivano. I Nets arrivano ad un passo dalle finali di Conference nel 2007 (eliminati dai Cavs) e, nel 2008, Kidd cambia nuovamente maglia: questa volta torna a Dallas, in cambio di Devin Harris. A New Jersey Kidd ha giocato le sue migliori stagioni per punti, assist e rimbalzi di media.

Kidd arriva ai Mavs un anno dopo il disastro della squadra texana contro gli Warriors, ma il risultato non cambia di molto: i Mavericks escono 4-1 contro i New Orleans Hornets al primo turno. Avery Johnson lascia la panchina e subentra Rick Carlisle: la maledizione sembra finire e i Mavs superano il primo turno, ma si schiantano contro i Nuggets. Ancora minor fortuna hanno nella stagione 2009/2010, quando sono sconfitti dagli Spurs di nuovo al primo turno. Nella stagione successiva, Kidd e Nowitzki conducono i Mavericks alla finale NBA, dopo aver eliminato Blazers, Lakers e Thunder.

Riconoscimenti: All-Star Game (x10), Rookie of the Year, Rookie of the Month, Player of the Month, Eastern Conference Player of the Month (x2), All-NBA First Team (x5), All-NBA Second Team, NBA All-Defensive First Team (x4), NBA All-Defensive Second Team (x5).

Palmares: 2000 Summer Olympic Games, 2007 FIBA Americas Championship, 2008 Summer Olympic Games.

Career highs: 43 punti (29/03/01), 16 canestri dal campo (29/03/01), 8 canestri da tre punti (due volte), 17 liberi segnati (17/12/02), 19 rimbalzi (16/11/07), 8 rimbalzi offensivi (due volte), 25 assist (08/02/96), 7 rubate (17/02/10), 4 stoppate (due volte), 56 minuti (14/11/97).

Medie in regular season: 13.2 punti, 6.5 rimbalzi, 9.1 assist, 40% dal campo, 35% da 3, 78% dalla lunetta, 2 rubate, 3 perse, 0.3 stoppate, 36.9 minuti (1267 partite giocate).

Medie nei playoff: 14.3 punti, 7.1 rimbalzi, 8.7 assist, 40% dal campo, 32% da 3, 78% dalla lunetta, 2 rubate, 3 perse, 0.3 stoppate, 40.2 minuti (136 partite giocate).

Apparizioni nelle Finals: 2.

Nella storia dell’NBA è secondo per assist complessivi e terzo per canestri da tre punti.

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