I protagonisti delle Finals: LeBron James, un “re senza titolo”

I protagonisti delle Finals: LeBron James, un “re senza titolo”

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LeBron è indubbiamente un giocatore che sul campo sa fare praticamente ogni cosa. La sua velocità gli consente di battere ogni avversario dal palleggio per concludere al ferro, il suo tiro dalla media distanza è spesso e volentieri letale, prende rimbalzi e smercia assist a iosa, nei momenti decisivi ha dimostrato di non avere paura di tirare (e segnare) dall’arco dei tre punti. In tutto questo è anche capace di mettere in campo una difesa solida: lui ha infatti ha limitato Rose nei possessi decisivi delle gare che hanno consegnato la serie e la finale a Miami. È, come detto in precedenza, uno dei fenomeni della nuova generazione, un giocatore che si è presentato come atleta veramente impressionante per poi consolidare in maniera strabiliante il proprio bagaglio tecnico. Per elevarsi allo stato di divinità gli manca solo il titolo NBA, ma su questo palcoscenico deve ancora dimostrare di potersi affermare.

È la prima scelta assoluta del draft 2003. Lui, di Akron, Ohio, viene scelto praticamente dalla squadra di casa sua, i Cleveland Cavaliers. Dopo di lui vengono scelti, rispettivamente dai Raptors e dagli Heat, Chris Bosh e Dwyane Wade. È il più giovane giocatore di sempre a segnare almeno 40 punti in una singola gara e raggiunge Oscar Robertson e Michael Jordan nel gruppo degli unici giocatori nella storia (adesso si è aggiunto anche Tyreke Evans) ad aver avuto una media di almeno 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist nella stagione da rookie. Una stagione deludente per i Cavs, ma proficua per LeBron, che vince il premio di rookie dell’anno.

Nella sua seconda stagione nuovamente non riesce a condurre i suoi Cavaliers ai playoff, ma si guadagna la sua prima convocazione all’All-Star Game e si afferma come il più giovane giocatore di sempre a realizzare una tripla-doppia e a fare parte dell’All-NBA Team. Ha solo 20 anni, ma le sue cifre e le sue prestazioni sono davvero strabilianti: 27.2 punti, 7.4 rimbalzi e 7.2 assist a partita. A 21 anni conduce, per la prima volta nella sua carriera, la sua squadra ai playoff. LeBron & Co. (Ilgauskas, Gooden, Murray, Hughes e Snow tra gli altri) costringono a gara 7 i Detroit Pistons di Billups e Wallace, ma vengono sconfitti nelle semifinali di Conference. Per LeBron i tempi sono maturi per tentare la scalata al titolo.

Scalata al titolo che sembra potersi concretizzare nella stagione successiva: i Cavs incontrano nuovamente i Pistons, questa volta nelle finali di Conference, e li eliminano per 4-2. Tra LeBron e il titolo ci sono però i San Antonio Spurs di Tony Parker, Manu Ginobili e Tim Duncan. A difendere su LeBron c’è Bruce Bowen e l’idea degli Spurs è chiara fin dall’inizio: lasciare spazio a LeBron fuori dal pitturato e impedirgli di avvicinarsi a canestro. La tattica è più che vincente: LeBron scheggia i ferri di continuo e gli Spurs trionfano per 4-0. James inizia ad allenare il suo tiro per evitare di ripetere una figura simile.

Ad Est si afferma una nuova forza: i Boston Celtics dei Big Three. Proprio loro si frappongono tra i Cavs e un nuovo tentativo di vincere il titolo. Boston elimina Cleveland a gara 7 delle semifinali di Conference. Cleveland conosce l’amarezza di una nuova eliminazione nella stagione successiva, quando affonda contro i meno quotati Orlando Magic nelle finali di Conference. Altra stagione, altra eliminazione: sono di nuovo i Boston Celtics a mandare a casa LeBron, che si attira le critiche per aver disputato una imbarazzante gara 5, vinta dai Celtics sul campo dei Cavaliers.

Probabilmente l’estate, come la notte, porta consiglio e LeBron, forse stanco della pressione sulle sue spalle, decide di lasciare l’Ohio approfittando della scadenza del suo contratto. Un giocatore del suo calibro, naturalmente, ha diverse opportunità: Chicago, New York, Miami…LeBron sceglie la più facile, Miami, dove c’è Dwyane Wade e dove è già approdato Chris Bosh. Nonostante qualche difficoltà nella parte iniziale e anche nella parte centrale della stagione, Miami riesce a conquistare il secondo posto nella Eastern Conference. Ai playoff, dopo aver eliminato i 76ers, gli Heat incontrano i Boston Celtics, l’incubo di LeBron James. Ma la musica è cambiata, gli Heat sconfiggono 4-1 i Celtics con una meravigliosa gara 5 di LeBron e spazzano via anche i Bulls nelle finali di Conference, raggiungendo così le finali NBA.

Riconoscimenti: NBA MVP (x2), Rookie of the Year, All-Star Game (x7), All-Star Game MVP (x2), Eastern Conference Rookie of the Month (x6), Eastern Conference Player of the Month (x18), NBA Scoring Champion, All-NBA First Team (x5), All-NBA Second Team (x2), NBA All-Defensive First Team (x3).

Palmares: 2007 FIBA Americas Championship, 2008 Summer Olympic Games.

Career highs: 56 punti (20/03/05), 19 canestri dal campo (tre volte), 8 canestri da tre punti (20/02/09), 24 liberi segnati (12/03/06), 19 rimbalzi (11/01/08), 6 rimbalzi offensivi (12/03/09), 15 assist (tre volte), 7 rubate (13/12/04), 5 stoppate (due volte), 55 minuti (29/11/03).

Medie in regular season: 27.7 punti, 7.1 rimbalzi, 7 assist, 48% dal campo, 33% da 3, 74% dalla lunetta, 1.7 rubate, 3.3 perse, 0.8 stoppate, 40.1 minuti (627 partite giocate).

Medie nei playoff: 28.7 punti, 8.5 rimbalzi, 7 assist, 46% dal campo, 32% da 3, 75% dalla lunetta, 1.6 rubate, 3.6 perse, 1 stoppata, 43.6 minuti (86 partite giocate).

Apparizioni nelle Finals: 1.

È, momentaneamente, il terzo giocatore nella storia dell’NBA per media punti in carriera.

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