Il 2015 della NBA: i 10 momenti da ricordare

Il 2015 della NBA: i 10 momenti da ricordare

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NBA.com
Arrivati alla conclusione del 2015, ripercorriamo insieme i 10 momenti più intensi dell’anno in NBA: dai Warriors agli Spurs, passando per Anthony Davis e Russell Westbrook… Nei prossimi giorni non perdete anche quelli del basket europeo e italiano!  
USA Today
– 23 gennaio: Il record di 37 punti in un quarto di Klay Thompson On fire sarebbe riduttivo: contro i Sacramento Kings Klay Thompson realizza un incredibile 13/13 dal campo, con addirittura 9 triple. Un crescendo che ha fatto salire a dismisura l’entusiasmo della Bay Area canestro dopo canestro, con la folla incredula, consapevole di avere qualcosa di difficilmente imitabile. Alla fine per lui i punti saranno 52, ma il record precedente di Carmelo Anthony (33 punti) è spazzato via.
Boston Globe
– 26 gennaio: Krzyzewski entra nel ristrettissimo club dei 1000 Dopo 40 stagioni in panchina, di cui ben 35 su quella di Duke, il santone del basket collegiale statunitense, inserito nella Hall of Fame di Springfield nel 2001, ha raggiunto la millesima vittoria da capo allenatore, nella gara vinta dai suoi Blue Devils su Saint John’s, futuro ateneo del nostro Mussini. La scorsa stagione è stata incorniciata dalla vittoria del torneo NCAA, il quinto per coach K, battendo in finale la Wisconsin di Bo Ryan, il quale ha annunciato il ritiro solo qualche settimana fa. A metà ottobre anche lo stesso Krzyzewski ha deciso che Rio 2016 sarà l’ultima competizione nella quale guiderà Team USA – ha il doppio incarico dal 2005 – alla ricerca del terzo oro olimpico consecutivo. Il suo sostituto sarà un tale Gregg Popovich.  
si.com
– 6 febbraio: La tripla di Anthony Davis sconfigge i Thunder… due volte Una partita epica, un duello incredibile tra Westbrook da una parte e Davis dall’altra. Il primo fa 48+9+11, l’altro 41+10. Se vince Oklahoma City pareggia il conto delle sfide stagionali; se vince New Orleans va 3-1 nei suddetti scontri e potrebbe rivelarsi decisivo nel caso di arrivo a pari merito. Nola si ritrova anche sotto di 14 a metà del terzo periodo, ma pian pianino rientrano, fino ad agganciare e superare i padroni di casa. In un finale tiratissimo, Westbrook cattura il rimbalzo difensivo e incredibilmente Pondexter gli fa fallo su tiro da 3. Segna tutti i liberi e il tabellone recita 113-113 con 1.2 secondi sul cronometro. Rimessa in attacco dopo il timeout Pelicans. Riceve palla Anthony Davis che la chiude così…    
washingtonpost.com
– 21 febbraio / 20 marzo: Russell Westbrook e il suo mese da alieno Il 19 febbraio Kevin Durant gioca la sua ultima partita stagionale: si spera in un suo rientro, magari per i Playoff, ma i tempi di recupero sono incerti. Così come i Playoff, d’altronde, per i suoi Oklahoma City Thunder. Spazio quindi a Russell Westbrook, che come suo solito non si fa pregare quando c’è da prendere il proscenio. Nelle 14 gare successive all’infortunio di KD tiene medie a dir poco stratosferiche: 32.9 punti, 11.0 assist e 10.0 rimbalzi, roba da non crederci. Senza contare le 7 triple doppie (di cui 4 consecutive, pareggiato il record di Michael Jordan) e la grave frattura al volto patita nella gara del 27 febbraio, che lo costringe a un’operazione chirurgica, a saltare la partita del 1° marzo e a giocare tutte le successive indossando una maschera. Qualche mese dopo dichiarerà di sentirsi in grado di battere il record di Jordan, ma nel frattempo, purtroppo per i suoi Thunder, i Playoff sfumano per un battito di ciglia. Resta il ricordo di un mese da MVP.  
ABC
– Maggio: L’ennesima beffa per i Clippers Dopo una regular season chiusa con 56 vittorie e il terzo posto nel calderone della Western Conference, i Los Angeles Clippers sembravano involati verso dei Playoffs da protagonisti, dopo i tentativi falliti degli scorsi anni di Chris Paul di portare finalmente i “cugini poveri” dei Lakers alle Finali di Conference. Sulla loro strada trovarono, grazie ad una ultima beffarda gara di stagione, i campioni uscenti di San Antonio, decisi a proseguire la loro marcia. Ne esce una serie quasi epica, che finisce solamente in una gara-7 dove il protagonista assoluto è proprio il play ex Hornets. Proprio Paul sarà costretto a saltare le prime due partite della serie contro i Rockets, a causa di un infortunio al bicipite femorale; ma qui sale in cattedra un inatteso Austin Rivers, che insieme a Blake Griffin porta addirittura la serie sul 3-1, con 2 match-point a favore per chiudere la contesa. Ma sul più bello Los Angeles, come avvolta da una maledizione si scioglie e cade per tre volte consecutive sotto i colpi di un ritrovato James Harden, che con 31 punti chiude Gara-7 al Toyota Center; a Chris Paul, nonostante l’eroico tentativo, resta solamente l’amaro in bocca per l’ennesima beffa della post-season.  
kionrightnow.com
– 16 giugno: I Warriors sul tetto del mondo Dopo 6 gare di Finals, i Golden State Warriors di Steve Kerr vincono il quarto anello della loro storia, a 40 anni esatti dall’ultima affermazione: la cavalcata ai Playoffs si conclude contro i Cleveland Cavaliers, che non riescono ad arginare lo strapotere di Curry & co., che nella post-season ottengono uno score di 16-5, battendo Pelicans, Grizzlies e Rockets prima dei Cavs, senza mai arrivare ad una gara-7. A sorpresa però l’MVP non va al prodotto di Davidson, ma ad Andre Iguodala, premiato grazie alle prestazioni in entrambe le matà campo, riuscendo a contenere in maniera decisiva LeBron James, vero e proprio unico trascinatore dei malandati campioni della Eastern Conference. Non sazi di vittorie, l’anno successivo sarà da record: 24 successi in altrettante gare per cominciare la stagione e ovviamente record frantumato. Al momento la sconfitta contro i Bucks del 12 dicembre rimane l’unica macchia della stagione della truppa guidata ad interim da coach Luke Walton: un rullo compressore che sembra inarrestabile.  
nbcnews.com
– 13 ottobre: Il crollo di Lamar Odom Da anni ormai i problemi personali di Lamar Odom riempivano saltuariamente le pagine dei giornali, ma stavolta la gravità è massima: l’ex Lakers viene trovato in un bordello di Las Vegas in stato d’incoscienza, dopo svariati giorni a base di droga, alcool e farmaci senza limiti. Odom viene trasferito urgentemente nel reparto di rianimazione di un vicino ospedale, dove le sue condizioni risultano subito critiche. Fortunatamente dopo pochi giorni Odom riesce a svegliarsi e viene staccato dai respiratori artificiali, ma il suo percorso di riabilitazione sarà ancora lungo.  
beerhoops.com
– 25 ottobre: La morte di Flip Saunders Solo poche settimane prima, l’annuncio da parte dello stesso Philip “Flip” Saunders che non sarebbe riuscito a tornare sulla panchina di Minnesota per problemi di salute. Alla fine non ce l’ha fatta, lo storico coach degli anni d’oro dei T-Wolves si è arreso al linfoma di Hodgkin che lo aveva colpito. Saunders ha sempre minimizzato riguardo alla gravità della sua malattia, dichiarando in più occasioni che non fosse così pericolosa. Come suo sostituto sulla panchina di Minnesota viene scelto Sam Mitchell, ma ovviamente per Garnett e compagni non è facile dimenticare coach Flip. Ecco come KG ha onorato la memoria dell’allenatore che lo ha cresciuto in NBA:
citypages.com
   
al.com
– 1 novembre: Duncan-Parker-Ginobili nella storia Già ad aprile di quest’anno i Big Three di San Antonio hanno raggiunto e superato il terzetto delle meraviglie dei Celtics formato da Bird, McHale e Parish per quel che riguarda le partite giocate insieme. Ma la vittoria del 1° novembre, proprio contro i Celtics, porta Duncan, Parker e Ginobili a essere il trio più vincente della storia NBA, con 541 vittorie.  
NJ.com
– 30 novembre: Kobe dice basta “Dear Basketball […] I’m ready to let you go”, con queste parole, Kobe Bryant annuncia al mondo quello che in molti sospettavano da tempo, ma che molti altri non volevano sapere, ovvero il suo ritiro dal basket. Lo fa con una lettera aperta, diretta al “basket”, al suo gioco, dove apre il cuore e la mente e si rende conto di essere arrivato al capolinea di una fantastica carriera, pronto per essere accolto a braccia aperte nella Hall of Fame di Springfield. E proprio quel giorno comincia il Kobe Farewell Tour: in ogni palazzetto ospite gli viene tributato il giusto riconoscimento tra il boato del pubblico, consapevoli di poter vedere per l’ultima volta dal vivo il 24 gialloviola. Con il culmine proprio nella “sua” Philadelphia, dove è cresciuto (con in mezzo la decisiva parentesi italiana) e che lo ha commosso maggiormente: si calerà il sipario il 13 aprile 2016, allo Staples Center, con gli Utah Jazz come passerella per l’ultimo saluto del protagonista degli ultimi 20 anni purplegold.

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