Il basket parlato (bene): Phil Jackson

Il basket parlato (bene): Phil Jackson

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”Maybe I stepped back too far last year”– una sala inondata da giornalisti e luci di telecamere, alla ribalta tre uomini su tre sedie e queste parole pronunciate dal primo da sinistra, indirizzate a quello seduto al centro, suo figlio acquisito sul campo da basket: è la sintesi della parte più significativa della conferenza stampa presieduta dalla stato maggiore dei New York Knicks, trasformatasi nel proverbiale capolavoro di semantica di Phil Jackson- ”(…) Derek asked me to be a little more present”– ha anche aggiunto l’undici volte campione sulle panchine di Bulls e Lakers, in un clima e con toni di assoluta convivialità, corroborato dalle parole di coach Fisher, il quale auspicava maggiore coinvolgimento del suo presidente, con la possibilità di intensificare gli scambi di opinioni e anche in termini di presenza sul campo. Che il progetto newyorchese stenti a decollare è ormai di dominio pubblico, lo testimonia il record della passata stagione e una campagna acquisti di medio profilo, ma che il nome dell’allenatore fosse il primo a finire sul libro nero al punto da non lasciarlo tranquillo nello svolgimento delle proprie mansioni beh, non poteva essere tollerato. Da qui la volontà di riconfermare pubblicamente la fiducia riposta in lui e di annunciare i cambiamenti che avverranno nella prossima stagione, seguendo un metodo di interazione con la stampa proprio di chi sa quanto possa pesare una parola detta fuori posto od un termine troppo forte: Il primo obiettivo era quello dell’impatto visivo e si evince dalla foto come Derek Fisher sia posto simbolicamente in mezzo con la società, impersonata da Jackson e dal General Manager Steve Mills, che si stringe attorno a lui, e le posture dei due dirigenti, con in corpi protesi verso il centro, aiutano a mettere a fuoco tale concetto; il secondo, e più complicato obiettivo, era quello del messaggio testuale, ovvero come far passare l’idea del pentimento di un 70enne per esser venuto meno a una promessa fatta un amico, che dal canto suo, con uno slancio di grande umiltà e umanità, manda una richiesta d’aiuto al suo padre putativo. Qui sta tutto il grande lavoro da brillante chimico di ”coach Zen” (e dell’eminenza grigia che decide insieme a lui). Come giustificare una futura, maggiore presenza fisica? Farlo senza annunci sarebbe suonato come una prevaricazione del presidente, comunicarlo senza ”ricami” come una bocciatura troppo pesante, così si è fatto in modo di trasmettere pubblicamente quella che aveva tutti i crismi di una conversazione privata, dove entrambi erano già d’accordo prima di parlare, poiché pensavano alla stessa cosa; terzo obiettivo quello dei dettagli, che non sono mai dettagli. L’uso di quei ”maybe”, di quei ”little bit” conferiscono una sorta di inaccessibilità al nocciolo del problema, perché dicono che il problema non c’è, o meglio lo lasciano intendere in questa forma di understatement proprio dei grandi letterati del ‘900, nella fattispecie era il fiore all’occhiello dell’arte di Hemingway. Tramite questi tre passaggi generare un giudizio diventa pressoché impossibile. Nascosto sotto le ceneri, seppur scientificamente, resta comunque il fatto che la posizione di Fisher è un po’ più debole di prima, e che i Knicks rimangono un cantiere aperto e polveroso, con alle porte una nuova stagione nei bassifondi della Eastern Conference. Il play si gira ancora verso il coach per ottenere suggerimenti sullo schema da chiamare, ma adesso il play siede in abito elegante su una panchina e il coach dietro a una scrivania che sicuramente non può essere installata nella terza fila di posti dietro il campo da gioco. Gli equilibri del loro rapporto li conoscono letteralmente solo loro, ma forse, ad oggi, il popolo del Madison ha bisogno d’altro. Ultima considerazione, sotto forma di quesito e anche un po’ da italiano: verrebbe da chiedere al maestro Phil, ma se l’anno scorso era così lontano dalle operazioni, su quali basi di ragionamento ha definito Andrea Bargnani un morbidone che fa finta di avere la febbre per non andare a scuola? Si può solo immaginare l’assaggio di genuino e magnetico disprezzo che il nostro ipotetico e affezionato intervistatore riceverebbe. Qui i video della conferenza stampa: Press Conference- Part I Press Conference- Part II      

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