Il dilemma di Andrea Bargnani

Il dilemma di Andrea Bargnani

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Andrea Bargnani, nuova power forward dei New York Knicks, per adesso ancora non ha convinto. Dal nostro punto di vista, i problemi dei Knicks sono ben altri, ovvero che gli elementi che possono portarli in alto, diciamo magari alla finale di conference, sono anche gli stessi motivi che non gli consentiranno mai di andare oltre, vedi i vari Carmelo Anthony o, per quanto apprezziamo la stravaganza ed il talento del giocatore, J.R. Smith. Ciò poichè impediscono la creazione di un sistema vincente, essendo solisti per eccellenza.

Fatte queste premesse, il coach Woodson ha comunque deciso di cavalcare i suoi cavalli dal pedegree più raffinato, il che vuol dire anche spesso un Carmelo Anthony da power forward, con continui isolamenti dal post, per esser chiari l’anti-basket per eccellenza. Ma lasciamo perdere il sistema Knicks, per arrivare al Mago.

In 20.3 minuti, Andrea produce 9.7 punti, 2 rimbalzi e 0.7 assist. Andiamo con ordine, i rimbalzi non li prenderà mai, mettiamoci il cuore in pace e lasciamo il lavoro sporco a Tyson Chandler. Il Mago, invece, dovrà garantire punti e tiro da tre punti, questo sì nelle sue corde. Il problema è che, stanotte, Andrea ha chiuso con 16 punti, giocando bene, e con ottime medie, ed è stato in campo la miseria di 18 minuti, con Stoudamire e Kenyon Martin ai box. Brutto, bruttissimo segno.

Se a New York si convincono che si gioca meglio senza l’italiano, con Melo da “4”, è finita per davvero, addio ai sogni di gloria, passiamo in un attimo dagli ipotetici 30 minuti, con 15-16 a sera, che ne avrebbero fatto una star in un sistema di alto livello, ai 18/20 minuti a sera, che ne fanno un membro del supporting cast, e non un giocatore di spicco. Siamo alle prime giornate, tutto è possibile, sta al Mago uscire gli attributi

Fonte web partner: www.ciuff.it

Autore: Andrea Di Vita

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