Il “muro” che separa dalla grandezza

Il “muro” che separa dalla grandezza

La stagione degli Wizards non è stata esaltante. Il licenziamento di coach Randy Wittman dopo il mancato raggiungimento dei Playoffs NBA apre a nuovi scenari. Tutto, però, che piaccia o meno, dovrà girare intorno a John Wall, ma il “muro” che lo separa dalla grandezza sta, pian piano, sgretolandosi?

Il confine che separa le “superstar” dai giocatori “nella media” è davvero sottile, difficile da discernere. Molti degli atleti che militano in NBA vagano attorno a questa astratta linea, senza un vero motivo e senza sapere quale sia lo step giusto da compiere per entrare d’ufficio nell’Olimpo. Partire da questo presupposto è fondamentale per comprendere appieno l’analisi che stiamo per affrontare. Un’analisi che riguarda un giocatore che questo “limbo” lo ha ormai preso come residenza. Stiamo parlando di John Wall, playmaker degli Washington Wizards e, si suppone, leader vocale della squadra. Già, si suppone. Perché stiamo parlando, sì, di un cestista straordinario, dotato di atletismo fuori dal comune (e nella lega degli atleti per eccellenza non è poco), oltre che di una visione di gioco difficile da ritrovare in un ragazzo che di anni non ne ha ancora compiuti 26. Possiamo benissimo dire che il front-office degli Wizards, in quel draft del 2011, non fece cosa malvagia quando lo scelse con la prima chiamata assoluta. La crescita sua è andata, più o meno, di pari passo con quella della franchigia in termini di vittorie/sconfitte in regular season; una crescita, sia chiaro, aiutata anche, e forse soprattutto, dall’arrivo nella capitale di Bradley Beal, suo dirimpettaio per eccellenza.

standingosports.com

Il difficile viene adesso. Perché, nell’anno in cui Wall da’ vita alla miglior stagione individuale (numeri alla mano) della sua ancora breve carriera, Washigton ha fatto un così emblematico passo indietro? Problemi di infortuni? Forse. Problemi di chimica di squadra? Possibile. Problemi con l’idea di basket di Wittman? Probabilmente. Sta di fatto che, nella stagione in cui il prodotto di Kentucky chiude a 19.9 punti di media, 4.9 rimbalzi, 10.2 assist, 1.9 recuperi e salta solamente cinque gare in tutta l’annata, gli Wizards chiudono con un non entusiasmante, per le attese, 41-41 e mancano l’accesso ai playoffs, dopo aver raggiunto, nelle due stagioni precedenti, le semifinali di Conference. Potrebbe essere stato solamente un anno sfortunato, una stagione negativa dettata dal caso. Oppure bisogna andare più in profondità e capire a che punto sia arrivato Wall, e con lui tutta la franchigia, nel percorso che, a meno di cataclismi, dovrebbe condurlo nell’Eden della lega. Come già affermato poc’anzi, il numero 2 è un giocatore clamoroso, che ha ancora tanti, tantissimi margini di crescita ma, probabilmente, non è capace di condurre una squadra da leader assoluto.

cbssports.com

Giocando con la traduzione del suo cognome, ci è piaciuto definire “il muro della grandezza” il punto in cui Wall è giunto. Gli manca poco, praticamente nulla per sgretolare completamente questa parete e per essere riconosciuto universalmente come uno dei primi cinque playmaker dell’NBA, sia per il suo contributo offensivo, sia per la sua notevole attività difensiva, spesso sottovalutata. Manca poco, quindi, ma siamo sicuri che questo poco verrà raggiunto? Siamo sicuri che quello che ci troviamo di fronte sia un giocatore davvero così decisivo, una “superstar” per intenderci? Personalmente, no. A Wall non manca nulla sul piano tecnico, forse un jumper affidabile dalla media distanza e dalla linea del tiro da tre punti ma, anche su questo punto, è in corso un miglioramento evidente. A Wall manca la giusta leadership di caricarsi la squadra “completamente” sulle spalle. Manca la capacità di essere il Leader vocale (la L maiuscola non è una coincidenza). E queste, si sa, sono caratteristiche innate, che non si trovano strada facendo.

cbssports.com

E quindi, qual è il prossimo passo che Wall deve compiere per diventare il caposaldo tecnico di una franchigia vincente? Deve “aspettare e vedere” ciò che la dirigenza degli Wizards porterà in dote durante quest’estate. Serve, appunto, un giocatore carismatico, che sprizza leadership da tutti i pori. Per il resto, se ci soffermiamo solo sulle capacità tecniche, la squadra può già contare su una coppia che è inferiore solamente agli “splash brothers” della Baia. Wall e Beal sono il futuro ma anche, e soprattutto, il presente. Adesso serve tutto ciò di cui abbiamo appena discusso ed un coach che possieda i beneamati attributi. Mettete dentro tutti questi ingredienti, mescolate ben benino e vedrete poi che piatto da ristorante cinque stelle extra-lusso vi verrà fuori…

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy