Il relativismo antropologico del valore qualitativo

Il relativismo antropologico del valore qualitativo

Una delle difficoltà più manifeste nel basket professionistico è l’attribuzione di una valutazione qualitativa a un determinato giocatore, sia per le società, sia per le “filosofiche” chiacchierate da bar. Spesso si inciampa nella superficialità e nella generalizzazione. Necessario quindi fare il punto della situazione.

Commenta per primo!

L’attribuzione di un valore a un giocatore è una delle difficoltà più grandi all’interno del basket professionistico. Certamente il basket non è una scienza e le sue regole non sono fisse e universali, quindi, postulare un teorema veritiero è pragmaticamente impossibile. Nonostante quest’ultima affermazione è necessario esprimere qualche considerazione su questo fenomeno. Per osservare le dinamiche oggettivamente e correttamente, è necessario estraniarsi emotivamente e “culturalmente” dal proprio ambiente e dal proprio habitat. Così per riuscire a trattare in modo più esaustivo possibile l’argomento riguardante il valore di un determinato giocatore è necessario affidarsi alla Antropologia, in particolare l’Antropologia filosofica.

Dal momento che il basket è giocato da uomini, è innegabile che questa dottrina si applichi e possa essere trasposta su questo magnifico sport. La semplice definizione della parola antropologia ci dimostra la correlazione e i possibili spunti di lettura che essa può generare nell’ambito cestistico: essa infatti è “la scienza che studia i tipi di aspetti umani soprattutto dal punto di vista morfologico, fisiologico e psicologico, in relazione a un determinato periodo storico o a un determinato ambiente”. Ciò su cui bisogna concentrarsi per offrire una probabile risposta al dilemmatico quesito iniziale è il tema dell’ adattamento antropologico, ovvero del mutamento, provocato da un determinato ambiente sulle qualità e sulla personalità di un determinato individuo. In questo settore l’uomo viene considerato come una totalità organica, privo quindi di un ordine gerarchico tra i componenti che lo costituiscono.  Viene dissolta la correlazione tra uomo e spirito, ma ne viene costruita una nuova, quella tra uomo e ambiente. Il singolo umano è a sua volta, infatti, parte organica del sistema socio-culturale in cui opera: il comportamento e le rappresentazioni del singolo individuo si risolvono nel sistema sociale di appartenenza, e in virtù e relazione con esso mutano, si adattano e si trasformano.  Si generano quindi due mondi in questa visione: quello dell’uomo, considerato singolarmente e biologicamente solido ed uniforme, e quello dell’ambiente sociale, capace di modellare quello precedente. Quindi l’individuo, seppur considerato singolarmente ben determinato e finito in sé stesso, si sviluppa e si diversifica in base alle influenze e al luogo in cui si trova.

download   Dopo aver delineato succintamente i caratteri dell’adattamento antropologico, Innanzitutto identifichiamo l’uomo generico di cui abbiamo parlato con il giocatore. Così come per l’uomo, quindi, anche il giocatore è il risultato di una moltitudine di fattori e di caratteristiche che lo compongono, nessuna più importante gerarchicamente delle altre. Egli è, quindi, preso singolarmente, un qualcosa di ben determinato e ben determinabile; in sé è costante, definito, circoscritto poiché è l’esito complessivo di ogni sua componente, e come ci insegna la matematica A+B sarà sempre uguale a C, mai a un’altra conclusione.

Ma, sempre seguendo la trattazione precedente, l’uomo, ossia il giocatore, viene influenzato e modificato dall’ambiente e dalle condizioni esterne. Così possiamo anche nell’ambito cestistico identificare due diversi mondi: quello del giocatore, di cui già abbiamo discusso, e quello della squadra, un’entità che condiziona il valore e le qualità dell’atleta.

Ogni giocatore ha il proprio valore individuale, qualcosa di innegabile e facilmente riconoscibile, ma questo varia e muta in base alla squadra di appartenenza. Questo è un discorso che spesso non viene tenuto in considerazione. Questa trascuranza porta spesso società a sopravvalutare giocatori, personalmente di grandi capacità e di grande forza, i quali, però, non sono adatti a quei determinati sistemi; d’altro canto conduce a sottovalutare atleti  non eccellenti in sé o in altre squadre, ma adatti e esaltati in un indicato gioco. Un giocatore migliora o peggiora le proprie qualità, affina o aggrava le proprie capacità, esalta o avvilisce il proprio gioco in base al sistema nel quale è inserito. Quindi, uno che in una determinata squadra è un giocatore importante, è possibile che in un’altra diventi uno di contorno; uno che in un sistema è indispensabile e mostra grandi cose, in un altro potrebbe non esserlo. Si instaura così un relativismo di valore, in cui, sebbene il talento e le virtù individuali siano innegabili e siano di grande importanza, esse non bastano e non sono perfettamente veritiere e affidabili, poiché tendono a variare e a modificarsi in base al contesto in cui sono inserite. Necessario, quindi, valutare attentamente un atleta, quando gli si attribuisce una “forza”, non solo nel suo singolo, ma inserirlo nel suo ambiente.

Di esempi se ne possono fare migliaia, ma uno dei più moderni è certamente il caso di Draymond Green.

downloadil talento grezzo dei Warriors certamente e visibilmente non è al livello di altri atleti, ma il contesto in cui è stato inserito è quello che rispecchia e si modella perfettamente  alle sue qualità; questa simbiosi idillica lo ha portato, perfino, all’All-Star Game. In un’altra squadra probabilmente sarebbe tutt’altro  giocatore e, soprattutto, avrebbe tutt’altro ruolo, a dimostrazione di ciò detto in precedenza.

Un giocatore che in una determinata società vale x milioni, non è detto che in un’altra valga gli stessi soldi . La  capacità della grande franchigia è quella di riuscire a stimare il valore che uno sportivo ha all’interno del suo gioco  e nella sua organizzazione, non quello che ha in un’altra squadra, o quello che ha oggettivamente. Allo stesso modo  l’intelligenza del grande giocatore è quella di comprendere in che contesto riesce a esprimersi al meglio e dove  riesce a esaltare le proprie qualità. Numerosi sono i casi in cui atleti che sono letteralmente sbocciati in una società e in cui si sono rivelati indispensabili e importanti, avvelenati dalla brama del guadagno, hanno accettato lussuosi  contratti offertigli da altre squadre, voltando le spalle a coloro che gli avevano permesso di brillare, per poi fallire,  poiché non idonei e non adatti al gioco di quest’ultime.

In conclusione, quindi è consigliabile non giudicare il libro dalla copertina, e di non generalizzare quando si attribuisce un determinato valore a un determinato atleta basandosi solo su ciò che ha mostrato e sul suo talento. È importante inserire il singolo nel collettivo, e capire il perché questo sia “forte” o “debole” in un ambiente. Le valutazioni epidermiche e superficiali conduco spesso a gravi errori difficili da rimediare.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy