Il rimbombo dei Tuoni: dal ‘Dynamic Duo’ alla forza del collettivo

Oklahoma City si sta dimostrando sempre più una squadra compatta ed ora è ad un passo dalle Finals NBA.

Una cosa è certa: d’ora in poi nessuno scommetterà più contro i Thunder.
Partiti per fare da contorno ai Playoffs in vista dell’attesissima Warriors-Spurs, Oklahoma City si ritrova ad un passo dalle Finals NBA.
Il passaggio del turno nella sfida contro Dallas era ampiamente ipotizzabile, ma già da allora i ragazzi guidati da coach Donovan avevano dimostrato di avere il sangue agli occhi e di non volersi fermare davanti a nulla.
Westbrook e Durant hanno accettato qualsiasi sfida, da Villanueva a Cuban fino ad arrivare a San Antonio, ed hanno scoperto (o almeno lo hanno fatto scoprire a noi) di avere anche dei validi compagni di battaglia che in regular season non avevano di certo impressionato positivamente.
Si è parlato molto di quali possano essere le “chiavi” di un dominio così palese su Spurs e Warriors: la straordinaria forma ed il talento del duo Westbrook-Durant, l’ascesa di Adams e la forza a rimbalzo del reparto lunghi sono le correnti di pensiero più gettonate, ma ciò che sembra ancora più palese è il fatto che ora come non mai, i Thunder sono una squadra.
Un gruppo di gregari che col passare della partite ha acquisito fiducia nei propri mezzi, entusiasmo e anche valore.
Nello specifico, molti giocatori dimostrano quanto il collettivo abbia superato il concetto di “squadra basata su KD e RW”.
Andre Roberson in stagione prendeva in media 3.9 tiri a partita, con Dallas è sceso a 3.4 e con gli Spurs a 3.2, mentre nelle prime quattro gare contro Golden State è salito addirittura a 7.3. Il #21 è passato dai 4.8 punti e 3.6 rimbalzi ai 10.5+6.5 nelle finali di conference, tirando con il 55% dall’arco (contro il 31% fatto registrare in regular season).
I progressi di Steven Adams sono stati già discussi in lungo e in largo nell’ultimo periodo, ma se la serie con San Antonio poteva sembrare un’eccezione, ora sta dimostrando una maturità ed una concentrazione che appartiene ai leader, non ai comprimari. Le botte prese da Green non lo impensieriscono minimamente, anzi, si ripercuotono più sul giocatore di Golden State, e anche con una mano malconcia non si fa problemi ad inventare cose mai fatte prima.

Serge Ibaka sembra rinato, e nonostante in alcuni momenti della partita possa sembrare fuori dalla partita, difende alla grande sui lunghi avversari, con ottimi numeri anche a rimbalzo ed una cattiveria agonistica finalmente ritrovata.
Tutti stanno dando il massimo, i due fenomeni sanno spezzare la partita in due ma riescono anche a farla spezzare ai loro compagni, il gioco fatto di isolamenti e poco altro sembra ormai alle spalle e coach Donovan sicuramente si starà togliendo qualche sassolino dalla scarpa.
La difficoltà ora è quella di rimanere a certi livelli, di mantenere questa intensità e questa coesione, continuando a giocare per la squadra e come una squadra.
L’appunto da fare è sempre quello iniziale: mai dare per spacciati i Warriors, è vero, ma mai scommettere contro questi Thunder.

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