Il totale dominio delle point guard in questi Playoffs NBA

Il totale dominio delle point guard in questi Playoffs NBA

Westbrook, Curry, Lowry e Irving, quattro Point Guard, quattro stili diversi, un unico obbiettivo: vincere.

Point Guard, o più comunemente playmaker. Chiamateli come volete, ma stanno dominando questi Playoffs. Russell Westbrook, Kyle Lowry, Kyrie Irving e Stephen Curry.
Preferiamo soffermarci sulle finali di conference che si stanno giocando in questo momento, anche se nei turni precedenti non è che i playmaker avessero poi fatto così male, basti pensare a nomi come Lillard, Kemba Walker e Isaiah Thomas solo per citarne alcuni.
Abbiamo forse esagerato a dire che questi sono i Playoffs dei Playmaker? Forse si, ma forse no. Quattro playmaker, quattro giocatori completamente diversi tra loro, ma quattro ruoli importanti se non il più importante all’interno delle loro squadre.
Russell Westbrook è il prototipo della Point Guard del nuovo millennio, atleticamente super, con un fisico impressionante in grado di giocare spalle a canestro e di schiacciare con una facilità imbarazzante. Russ è la vera chiave di questa scalata verso la gloria dei Thunder – ovviamente in collaborazione con KD – dimostrando che quando è in giornata e soprattutto quando è in grado di selezionare bene i tiri senza forzare eccessivamente risulta essere devastante. Punti, assist, rimbalzi, tantissima leadership ma soprattutto quell’istinto da killer che ricorda il 24 in maglia Lakers: il paragone è fortemente voluto. Cifre da tripla doppia di media che stanno esaltando OKC e che hanno inguaiato i campioni in carica, i Golden State Warriors.

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Warriors che hanno avuto qualche difficoltà in più del previsto. Stephen Curry è stato molto sfortunato in questa post-season, accusando tanti fastidi e infortuni che lo hanno limitato non poco. Nonostante tutto questo, Steph ha avuto modo di fare la differenza. Serie contro i Rockets giocata col contagocce, ma quando è stato in campo, non c’è stato alcun modo di poterlo fermare, con le buone o con le cattive (giusto Beverley?). Contro i Blazers è stato out nelle prime 3 gare, ma nella decisiva gara 4 è tornato, registrando una partita leggenderia, in cui doveva giocare solamente pochi minuti, ed invece con una prestazione da 40 punti, 16/32 dal campo e un supplementare pazzesco ha scritto una delle pagine più belle di questi Playoffs. Steph è forse l’opposto di Westbrook, ma probabilmente sono loro le due point guard più dominanti nella lega professionistica americana. Il tiro da 3 del #30 degli Warriors è un’arma letale che costringe le difese avversarie a raddoppiarlo anche a distanze rivelanti dal canestro. Golden State non può fare a meno di Stephen Curry, soprattutto ora che è sotto 3-1 nella serie contro OKC. Stephen Curry è il primo MVP all’unanimità della storia della NBA e soprattutto è il leader in campo e fuori degli Warriors dei record, capaci di chiudere con 73 vittorie in Regular Season.
Segna 24 punti di media, cattura 5.5 rimbalzi e smazza 4.5 assist nelle 4 gare contro i Thunder, ma ciò che fa la differenza non sono i 4 punti e 2 assist di media in meno rispetto alla stagione regolare: quella che più manca sembra la sua lucidità e il suo killer istinct che lo rendeva infermabile e trasmetteva quest’aura di imbattibilità a tutta la squadra.
I campioni in carica non son mai stati così in difficoltà negli ultimi due anni, ma occhio a darli già per vinti: non ci sorprenderemmo di vedere una (o più) super prestazione di Steph in quello che è il momento di massima difficoltà in questa post-season per Golden State.

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Kyrie Irving ha finora vissuto i Playoffs più “tranquilli” tra i suoi colleghi playmaker. “Uncle Drew” ha dominato nelle due serie contro Pistons e Hawks, facendo letteralmente quello che voleva. Spalla super di LBJ, è una garanzia a livello di punti, effettuando giocate da highlights che fanno saltare sulla sedia il pubblico. Se le prime due serie non hanno creato molte difficoltà, non è stato così contro i Raptors. La partenza sprint sul 2-0, dove Kyrie è stato assolutamente tra i migliori per Cleveland, faceva presagire ad un altro facile sweep per la franchigia dell’Ohio. In Canada la serie si è ribaltata e, a sorpresa, i Raptors hanno recuperato, pareggiando sul 2-2. Irving è il vero ago della bilancia per questi Cavs, che non possono essere LeBron James dipendenti. Nelle due sconfitte, i Cavs hanno tirato con percentuali pessime da tre e dal campo, esattamente l’opposto delle prime due gare e in questo Kyrie è la fotografia della serie. In gara-3, soprattutto, ha chiuso con soli 13 punti frutto di 3/19 dal campo, compreso 1/7 da oltre l’arco. L’ex Duke, insieme a LBJ, deve essere in grado di far girare bene la palla, cercando di far stagnare meno possibile l’attacco dei Cavs, in modo di creare assist per i compagni e a sua volta tiri ad alta percentuale, che sono la vera chiave della serie: un solo assist in gara-3, quella che ha dato nuova linfa ai Raptors.

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Tiri ad alta percentuale che sono arrivati nelle ultime due partite per Kyle Lowry dei Toronto Raptors. Il play ex Rockets, ha terribilmente accusato la pressione di questi Playoffs in cui lui e i suoi Raptors recitano un ruolo da protagonista e non da outsider. Lowry ha dimostrato anche nelle serie precedenti di non aver paura di prendersi le sue responsabilità, nonostante il tiro da 3 punti non volesse proprio entrare. Non perdendo mai fiducia in stesso, anche grazie all’appoggio della squadra, la serie si è letteralmente capovolta, proprio quando i Raptors sembravano ad un passo dal tracollo. Lowry non è Westbrook, né Curry e nemmeno Irving. Si prende tanti tiri, insieme a DeRozan, e il gioco dei Raptors è basato puramente sul talento della premiata ditta, risultando a volte decisamente “forzato”. Probabilmente è la sua prima stagione da protagonista, dato che è letteralmente esploso quest’anno, trascinando la franchigia canadese verso vette mai toccate e per questo a volte la pressione ha giocato brutti scherzi.
Raptors che per molti erano sfavoriti contro i Pacers e anche contro Miami, ma che hanno sempre reagito nei momenti di massima difficoltà, Lowry su tutti.
Ora sarà in grado di stupire tutti per l’ennesima volta, guidando i Raptors verso la loro prima clamorosa finale? Il fatto principale è che la sorte delle quattro finaliste di conference dipende dall’aggressività, dall’impatto e soprattutto dalle prestazioni dei loro playmaker titolari.
Westbrook, Curry, Lowry e Irving sono quattro playmaker completamenti differenti tra loro, con pregi e difetti a loro volta diversi ma con in comune un unico obbiettivo, la vittoria dell’anello. Chi sarà il protagonista principale di questi Playoffs 2016?
Go Big or go Home.

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