In 1200 per salutare Moses Malone, l’orazione di Charles Barkley: “Un campione, ma la sua vocazione era aiutare gli altri”

In 1200 per salutare Moses Malone, l’orazione di Charles Barkley: “Un campione, ma la sua vocazione era aiutare gli altri”

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Ron Koch/NBAE/Getty Images

A sei giorni dalla scomparsa, a soli 60 anni, avvenuta per cause naturali a Norfolk, Virginia, dove era iscritto a un torneo di golf, circa 1200 persone hanno raggiunto la Lakewood Church di Houston per partecipare ai funerali di Moses Malone.

Ci sono i compagni dell’esperienza texana come Rudy Tomjanovich, Calvin Murphy, John Lucas e Major Jones, ma anche Julius Erving e Maurice Cheeks, con cui condivise la cavalcata verso l’anello ’83 a Philadelphia, oltre a diverse celebrità del mondo a spicchi come Dominique Wilkins, Ralph Sampson, Clyde Drexler, George Gervin, Artis Gilmore, Alex English e Tracy McGrady.

3 volte MVP e 12 volte All-Star, Hall of Famer, Malone – che a Houston giocò dal ’76 all’82 – ha viaggiato a 20,6 punti e 12,2 rimbalzi in carriera. Nominato tra i 50 migliori di sempre dalla NBA, MVP delle Finals vinte da Philadelphia nel titolo del 1983, proprio in quell’esperienza ai 76ers conosce Charles Barkley: un grande campione, un grande amico, un grande compagno, il più degno nel difficile compito dell’orazione funebre, senz’altro il momento più toccante della cerimonia.

Barkley si rivolge al campione scomparso chiamandolo “Dad” (“Papà”), sottolineandone tutto il peso, tutta l’importanza, nella sua personale maturazione da semplice rookie a stella della lega: “E’ stato un padre, mi ha guidato: quando sono arrivato qui nell’84, mi sentivo in mezzo a tanti fratelli maggiori. Io li vedevo così, un po’ distanti, io invece mi vedevo come un ragazzino, totalmente spaesato. Avevo bisogno di un punto di riferimento, lui me l’ha dato portandomi sotto la sua ala”.

E il confronto tra i due è subito diretto: “Io gli dissi ‘Mo, sono in difficoltà, cosa posso fare?’, lui mi rispose in modo secco ‘Amico, il mio consiglio è che sei troppo grasso e pigro’ “.

Da quel i due vanno a vivere insieme, e Malone si dimostra un vero generale, comprensivo e inflessibile: “Mi ha praticamente messo lui a dieta, e ricordo quando, cedendo alla tentazione, ordinavo una pizza. Lui se ne accorgeva subito, appena qualcuno bussava alla porta, lo capiva dall’odore, mi disse che il punto era esattamente quello ‘Charles, con quelle non perderai mai il peso”.

Sappiamo quale strada prese la carriera di Barkley (che qui giocherà fino al ’92, poi andrà a Phoenix e infine proprio a Houston), merito anche di uno “staordinario modo di essere leader ed essermi padre, nel senso pieno della parola. Vero che il basket era la sua specialità, ma la sua vera vocazione era la vita, offrendo sempre una mano e l’altra a tutti: mai euforico, mai abbattuto, era gentile, dolce, semplicemente Moses”.

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