Inside the Pacific Division 2016

Inside the Pacific Division 2016

Il riassunto della stagione di Golden State Warriors, Los Angeles Clippers, Sacramento Kings, Phoenix Suns e Los Angeles Lakers.

Pacific Division

Golden State Warriors 73-9
Los Angeles Clippers 53-29
Sacramento Kings 33-49
Phoenix Suns 23-59
Los Angeles Lakers 17-65

Golden State Warriors, voto 10 e lode

Che dire? Della stagione dei Warriors se n’è, giustamente, parlato tanto. Una cavalcata trionfale che termina con il miglior record all-time a discapito dei Bulls targati MJ.
Curry e compagni vincono le prime 24 partite prima di inciampare con i Bucks, abbattono un record dopo l’altro e non perdono mai più di 2 partite in un mese. L’unica pecca è che le sconfitte (se escludiamo gli Spurs) siano arrivate con le “piccole”, Bucks, Lakers, Denver, Detroit e Minnesota su tutte. In una serie da 7 partite sembrano invincibili, difficilmente si faranno scappare il secondo titolo NBA consecutivo.

Top: Steph Curry
MVP! MVP! MVP!
I numeri sono impressionanti ma non bastano a spiegare la sua grandezza. Domina la NBA con apparente facilità, butta giù il muro di 400 triple stagionali e chiude in testa sia per punti segnati che per palle recuperate. Se lo scorso anno sembrava avesse raggiunto il top della carriera, quest’anno stupisce ancora di più passando da 23.8 a 30.1 punti di media e da 3.6 a 5.1 triple a partite.
In una sola parola: inarrivabile.

Flop: nessuno
Per raggiungere 73 vittorie c’è bisogno di tutti, e così è stato.

Team Leaders
Points:
Curry (30.1), Thompson (22.1), Green (14.0)
Rebounds: Green (9.5), Bogut (7.0), Ezeli (5.6)
Assists: Green (7.4), Curry (6.7), Iguodala (3.4)

Il momento più bello dell’anno:

Los Angeles Clippers, voto 7

Nonostante la stagione sia stata ricca di colpi di scena, i Clippers raggiungono il quarto posto che ad Ovest. L’assenza di Griffin è pesata molto per capire se la squadra sia pronta per stupire ai Playoffs o dovrà svolgere solo il “compitino”. Dopo un 16-13 iniziale arrivano 10W consecutive che fanno spiccare il volo a Paul e compagni, marzo riserva qualche scherzetto da parte di Pelicans e Grizzlies ed alcune sconfitte da preventivare contro Spurs, Warriors e Cavs ma la quarta piazza non è mai in dubbio. La serie con i sorprendenti Blazers promette scintille.

Top: Chris Paul
Se 19.5 punti, 10 assist e 2.1 recuperi a partita non sono saltati agli occhi di tutti è solo perché ci si è abituati alla sua grandezza. CP3 chiude la sua sesta stagione in carriera in doppia doppia ma il primo anello difficilmente arriverà.

Flop: Paul Pierce
38 anni sono tanti ed il calo è fisiologico. L’anno scorso con i Wizards aveva messo insieme 11.9 punti, 4 rimbalzi e 2 assist a partita, con i Clippers invece chiude a 6+2.7+1. Per i Playoffs, però, passategliela pure.

Team Leaders
Points: Griffin (21.4), Paul (19.5), Redick (16.3)
Rebounds: Jordan (13.8), Griffin (8.4), Aldrich (4.8)
Assists: Paul (10.0), Griffin (4.9), Crawford (2.3)

Il momento più bello dell’anno:

Sacramento Kings, voto 3

Stagione a dir poco fallimentare. I Playoffs erano tutt’altro che irraggiungibili ma gli screzi interni (Cousins su tutti) ed il gioco confusionario non hanno prodotto niente di buono. Dopo un avvio pessimo con una vittoria e sette sconfitte, qualcosa sembra andar meglio ad inizio 2016 con ben 5 vittorie consecutive e la coppia Rondo-Cousins più in forma che mai. Il centro di Sacramento però non è una certezza e lo dimostrano i tantissimi falli tecnici ed il comportamento dentro e fuori dal parquet e la squadra ne risente. Il contraccolpo lo avverte anche il nostro Marco Belinelli che disputa una stagione a bassi livelli.

Top: Rajon Rondo
E’ da un po’ che non vedevamo il buon Rajon giocare questo tipo di pallacanestro. Finisce la stagione con 11.9 punti e 11.7 assist (primo in NBA) recuperando 2 palle di media e tirando con buone percentuali dal campo. Peccato che predichi praticamente nel deserto.

Flop: DeMarcus Cousins
Dovrebbe dominare la lega e si perde tra inutili litigi con avversari ma anche con coaching staff e compagni di squadra. I numeri sono eccellenti ma senza testa difficilmente farà strada, forse cambiare ambiente gli farebbe bene, ma chi è disposto a rischiare così tanto per lui?

Team Leaders
Points:
Cousins (26.9), Gay (17.2), Collison (14.0)
Rebounds: Cousins (11.5), Gay (6.5), Rondo (6.0)
Assists: Rondo (11.7), Collison (4.3), Cousins (3.3)

Il momento più bello dell’anno:

Phoenix Suns, voto 1

In estate le aspettative dei tifosi erano altissime (doveva anche arrivare Aldridge) ed alla fine il record è di 23-59.
Se gli infortuni sono una buona attenuante (Bledsoe ha giocato solo 31 partite, Knight 52), il gioco ha lasciato davvero a desiderare. La partenza con 7 vittorie e 5 sconfitte lascia ben sperare ma il 20 dicembre arriva il crollo: 0-9 e Playoffs già irraggiungibili. Arrivano altre 13L di fila tra fine gennaio ed inizio febbraio, con Booker e Teletovic unici a salvarsi ed i tifosi che non vedono l’ora che tutto finisca.
Ci sarà molto da lavorare, questo è certo.

Top: Devin Booker
Che chiudesse con 13.8 punti di media era impensabile visto l’avvio vissuto all’ombra dei titolari. A marzo esplode con 22.4 punti a partita dimostrando di essere il miglior tiratore dell’ultimo Draft, tanto da guadagnarsi anche un paio di scarpe da Kobe Bryant con su scritto “Be Legendary” (e già questo basta per chiudere la stagione con il sorriso)

Flop: Tyson Chandler
Con le assenze di Bledsoe e Knight aveva il compito di prendere in mano la squadra, almeno a livello di leadership nello spogliatoio. Passa dai 10.3+11.5 dello scorso anno a Dallas al 7.2+8.7 di quest’anno con appena 0.7 stoppate ad incontro.

Team Leaders
Points: Bledsoe (20.4), Knight (19.6), Booker (13.8)
Rebounds: Chandler (8.7), Humphries (8.0), Len (7.6)
Assists: Bledsoe (6.1), Knight (5.1), Booker (2.6)

Il momento più bello dell’anno:

Los Angeles Lakers, voto 1

Doveva essere l’anno di Kobe Bryant e così è stato, fino all’ultimo secondo della stagione. L’ultima partita contro gli Utah Jazz probabilmente ripaga i tifosi dalle tante delusioni stagionali, con emozioni intense vissute per 48′ e non solo.
Poco da dire sulla stagione regolare, il record finale parla chiaro.

Top: Kobe Bryant
Senza ombra di dubbio la stagione più brutta della sua carriera, ma la sua presenza alla voce “Top” vuol essere un premio alla carriera da vincente e da idolo delle folle.
I 60 punti dell’ultima partita resteranno nella storia, proprio come lui. Grazie ancora Kobe.

Flop: Roy Hibbert
L’ultimo anno ad Indiana avevamo visto un Hibbert impacciato e l’approdo ai Lakers all’età di 29 poteva apparire come l’occasione della rinascita. Risultato? Scende da 10.6 a 5.9 punti, da 7.1 rimbalzi a 4.9 e non riesce mai ad essere incisivo.
Va in vacanza in anticipo, chiudendo le ultime 7 partite con 2.9 punti ed un pessimo 7/27 (26%).

Team Leaders
Points: Bryant (17.6), Clarkson (15.5), Williams (15.3)
Rebounds: Randle (10.2), Nance Jr. (5.0), Hibbert (4.9)
Assists: Huertas (3.4), Russell (3.3), Bryant (2.8)

Il momento più bello dell’anno:

Le altre Division:
Atlantic Division
Central Division
Southeast Division
Northwest Division

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