Jail Jordans, quei bravi ragazzi mai visti in NBA

Jail Jordans, quei bravi ragazzi mai visti in NBA

Dal talento sconfinato e la testa calda. Sono finiti dietro le sbarre prima di mettere piede nelle Lega. Sono i cosiddetti Jail Jordan. Per loro solo leggende che si tramandano nel tempo, film e documentari in tv.

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Dai parquet della NBA all’asfalto dei penitenziari di Stato: il passo è più breve di quanto si immagina. Storie, leggende del basket a stelle e strisce che nel tempo ha sfornato dozzine di grandi giocatori che però non hanno mai varcato i cancelli della Lega. Si tratta dei cosiddetti “Jail Jordans”, ovvero quelli che avrebbero fatto la storia del gioco come il 23 di Chicago, ma si sa, palleggiare con le manette ai polsi non deve essere cosa semplice.

Pee Wee Kirkland negli anni ’60 fu il primo ad eseguire un crossover con virata. Ebbe l’opportunità di giocare a UCLA con Kareem Abdul-Jabbar e rifiutò un contratto con i Bulls. Allora spacciare per le strade di New York rendeva molto di più che giocare a basket. Durante gli anni 60′ e 70′ Pee era solito parcheggiare la Rolls Royce di fronte al Rucker Park di Harlem e far registrare 50 punti a partita. Le migliori prestazioni però le ha regalate in carcere negli anni ’80 segnando 100 e 135 punti all’Anthracite Basketball League.

Il più famoso Jail Jordan di sempre resta però Earl Manigault, “The Goat”. Manigault è una leggenda di Harlem. Alto poco più di 1 metro e 60, faceva soldi scommettendo sulla sua abilità di saltare fino a toccare il bordo superiore del tabellone. Kareem ha detto di lui: “è il miglior giocatore contro cui abbia mai giocato”. I problemi con l’eroina hanno aperto per Manigault le porte del carcere, ma “The Goat” si è rialzato e le sue gesta sono state raccolte nella pellicola della HBO “Rebound”.

community.charliefrancis.com
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Demetrious “Hook” Mitchell può essere considerato il Manigault della West Coast. Cresciuto ad Oakland con Gary Payton e Jason Kidd, Hook, 1 metro e 60, saltava sopra le macchine durante le gare delle schiacciate nei playground della città. Purtroppo non riuscì mai ad evitare grane con la droga e non giocò mai in NBA.

Ed Smith, aka Booger, nel ’97 a soli 17 anni era già sulla copertina di Sport Illustrated e in un documentario sulla sua vita dal titolo “Soul in the Hole”. Un ball handling fuori dal comune e una testa fuori dalle righe. Smith scelse i soldi facili della strada all’NBA. Cominciò a spacciare a 9 anni e si narra che tra i tanti che assistevano alle sue partite ci fossero diversi clienti in attesa della dose.

Jail Jordans, ma anche Jail James. Nel 2003 Doug Wrenn fu inserito tra i migliori prospetti NBA insieme a LeBron, Carmelo Anthony e Dwyane Wade. Durante il suo anno da senior all’High School Wrenn smazzava 22 punti, 8.4 rimbalzi, e 7.3 assist a partita. Con un pessimo carattere e scarsa attitudine al lavoro, Doug non è mai riuscito a stare lontano dai guai. Nel 2009 fu arrestato per aver tirato fuori una pistola non registrata durante una “discussione di lavoro”.

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