Jamal Crawford, Straight outta Seattle

Jamal Crawford, Straight outta Seattle

Tributo alla carriera di Jamal Crawford, passando dagli inizi all’High School fino allo sbarco in NBA, passando per il college e la Seattle Pro-Am.

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“He does things. He doesn’t have to bring the media around and say ‘This is what I do’, because this is from his heart, and heart is what he does”. Gary Payton

The Emerald City, Seattle, Washington, è un piccolo paradiso terrestre di circa 660mila persone situato nel Nord-Ovest degli Stati Uniti. Da sempre questa città ha avuto due enormi passioni: la musica ed il basket. Nel 1991 escono tre album che segneranno la storia della musica mondiale, “Temple of the Dog” dell’omonima band-tributo, “Ten” dei Pearl Jam, e “Nevermind” dei Nirvana; quasi in contemporanea, nel 1996, la città è in festa per la qualificazione dei Sonics alle Finals NBA, poi perse per 4-2 contro i Chicago Bulls di Michael Jordan. È in questi anni che cresce Aaron Jamal Crawford, nato a Seattle il 20 marzo 1980 e subito indirizzato sin da piccolo alla pallacanestro da sua madre, che gli regala il “Dr. J Baskeball”, un comune mini canestro da basket per bambini sponsorizzato dal grande campione NBA Julius Erving, che diventa immediatamente il suo passatempo preferito. “My favourite gift all-time. It was everything in me”. Il suo idolo giovanile non era però il campione dei Sixers, bensì, come ci si potrebbe facilmente aspettare, Michael Jordan, considerato da Crawford come un robot per la sua capacità di sapere con assoluta certezza che il suo tiro sarebbe andato a segno. “After God, my parents, there’s Michael Jordan”.

Quando arriva il momento di scegliere l’High School da frequentare, Jamal sceglie Rainier Beach, una delle tre scuole principali assieme a Franklin e Garfield della città, e ancor’oggi si ritiene legatissimo alla sua HS. In un’intervista abbastanza recente, lo stesso Crawford racconta che il periodo migliore della sua vita l’ha passato proprio a Rainier Beach, perché in campo puntava sempre ad umiliare gli avversari con il suo tremendo crossover. “Now I’m a lot nicer”. La sua permanenza all’High School tocca il punto più alto nel 1998, anno in cui Rainier Beach vince il titolo statale, il secondo della storia della scuola –il primo conquistato dieci anni prima con un’altra leggenda locale, Doug Christie: sotto di un punto ad una manciata di secondi dalla fine, Crawford si fa dare palla a metà campo e parte a testa bassa, segnando un canestro dei suoi in arresto e tiro in faccia a quattro avversari. Citando il cronista: “One on four! One on four! Jamal tries to say ‘Bring the fifth guy down, I’m ready for him too’ “. Il suo allenatore a Rainier Beach, Mike Bether, ricorda il suo pupillo dicendo che molte cose che egli vedeva fare ai giocatori NBA all’epoca, Jamal le faceva già all’High School. Per questo e altri motivi, la sua maglia numero 23 è stata ritirata, ed il campo da basket di Rainier Beach è stato intitolato proprio a lui.

Ora per il giovane Jamal arriva forse la decisione più importante della sua vita: scegliere quale college frequentare. Esiste un legame di sangue che lega profondamente qualsiasi giocatore nato a Seattle con l’Università di Washington, e quindi la scelta di Crawford pare ovvia ed inevitabile. Ma, c’è un ma. Decide di andare a sorpresa a Michigan, dall’altra parte dell’America rispetto alla sua Seattle. Questo per un motivo molto semplice: ad inizio anni ’90, Michigan era considerata come una delle squadre collegiali più forti di sempre, e poteva contare sui famosi Fab Five, ovvero Jalen Rose, Chris Webber, Juwan Howard, Jimmy King e Ray Jackson, che raggiunsero le Finali NCAA per due anni consecutivi nel 1992 e nel 1993. Jamal ne rimane affascinato, e decide senza esitazioni che Michigan sarebbe stata la sua prossima tappa. A Michigan ci rimane solo per una stagione (1999-2000), peraltro molto tormentata a causa di una sospensione di sei partite inflitta dalla NCAA per aver violato delle norme legate al cosiddetto “amateurism” ed altri benefici ricevuti da Barry Henthorn, uomo d’affari di Seattle, reo di aver procurato al giocatore vitto e alloggio nel soggiorno a Michigan in cambio di soldi/lavoro –l’NCAA avrebbe poi riconsiderato le norme relative proprio a questo problema. La stagione però non è tutto sommato da buttare per Crawford, che da starter annovera 16.6 punti, 4.5 assist, 2.8 rimbalzi e 1.1 palle rubate; tuttavia, Michigan termina la stagione con il record di 15-14, venendo eliminata al primo turno sia nel torneo della Big Ten che nel torneo NCAA.

 

Successivamente, Jamal decide di rendersi eleggibile per il Draft del 2000, che verrà ricordato nella storia per essere stato uno dei Draft più poveri di talento in assoluto. Nella notte del Draft viene scelto con l’ottava scelta assoluta dai Cleveland Cavaliers, che però in meno di un quarto d’ora si sbarazzano del prodotto dei Wolverines spedendolo a Chicago per la settima scelta dei Bulls, Chris Mihm. “I was shocked. I was absolutely shocked, ’cause I never worked out for (them), I never spoke to (them). At that time you just like a dream comes true be selected, I was going to the press conference fifteen minutes later for Cleveland and ‘You’ve been traded to Chicago’. Man, WHAT?!”: parole che esprimono perfettamente lo stato d’animo del giovane Jamal al primo impatto con il nuovo mondo dei professionisti. Nei primi due anni a Chicago tante difficoltà, testimoniate dal 35.2% al tiro della prima stagione e dalle appena ventitre partite giocate in tutta la seconda stagione. Nella terza stagione, però, arriva la consacrazione del numero 1 dei Bulls: in quell’anno gioca 80 partite stabilizzandosi come sesto uomo della squadra e facendo vedere il suo reale valore. Nel suo quarto ed ultimo anno a Chicago diventa la guardia titolare della squadra facendo lievitare notevolmente le sue medie stagionali –chiuderà a 17.3 punti, 5.1 assist e 3.5 rimbalzi. Proprio nel suo ultimo anno coi tori fa registrare la prima di tante prestazioni fenomenali che caratterizzeranno la sua carriera: contro i Toronto Raptors l’11 aprile del 2004 segna 50 punti con 6/11 al tiro da tre punti. A fine stagione viene scambiato in una trade che coinvolge altri giocatori e finisce a New York, il palcoscenico più importante del basket mondiale. “It was crazy”.

Ai Knicks trova un’altra squadra in piena ricostruzione, che non riuscirà a qualificarsi per i Playoffs in nessuna delle quattro stagioni passate da Crawford nella Grande Mela. A dispetto delle prestazioni di squadra abbastanza scadenti, Jamal registra in quattro anni medie punti superiori ai quattordici toccando il massimo nella stagione 2007-2008, quando a fine stagione chiude con 20.6 punti, 5 assist e 2.6 rimbalzi partendo titolare in 80 partite giocate. Nella stagione precedente (2006-2007) si toglie anche lo sfizio di segnare il suo secondo cinquantello in carriera: il 26 gennaio 2007 infatti segnerà 52 punti –career-high– con otto triple e venti field goals realizzati, anch’essi career-high, contro i Miami Heat. Con l’inizio della stagione 2008-2009, dopo appena undici partite, Crawford viene scambiato a Golden State per Al Harrington. Nel sistema di coach Don Nelson si trova a meraviglia e diventa così la nuova guardia titolare dei Warriors, che però non riusciranno a qualificarsi per i Playoffs. Da ricordare la gara del 20 dicembre 2008, quando segna 50 punti –con diciassette tiri liberi realizzati, career-high– nella vittoria contro gli Charlotte Bobcats, diventando così il quarto giocatore nella storia dell’NBA a mettere a referto una prestazione da 50 punti in tre squadre differenti. A fine stagione i Warriors scambieranno Jamal agli Atlanta Hawks per Acie Law e Speedy Claxton. Ad Atlanta trova una squadra che negli ultimi due anni ha fatto i Playoffs, e, finalmente, nei successivi due anni che passerà in Georgia farà il suo esordio nella post-season. Nella stagione 2009-2010 fa registrare 18 punti a partita pur partendo dalla panchina come sesto uomo, e sorpasserà Reggie Miller nella speciale classifica all-time per i cosiddetti “four-point plays”, dove attualmente comanda incontrastato con 46 giochi da quattro punti. Dulcis in fundo, a fine stagione vince il premio di Sesto Uomo dell’anno.

Durante la stagione 2011-2012, accorciata per colpa del lockout, firma con i Portland Trail Blazers fino a fine stagione per sostituire l’amico Brandon Roy, destinato a terminare di lì a poco la carriera. “He did a lot for me when I was a high-school kid, he was looking after me”.  L’11 luglio 2012 firma un contratto con i Los Angeles Clippers, squadra dove attualmente gioca. In tre stagioni e spiccioli ha contribuito enormemente ai successi dei Clippers, arrivando secondo nelle votazioni per il sesto uomo dell’anno nella stagione 2012-2013 dietro a J.R. Smith, mentre nella stagione successiva è arrivato primo, vincendo per la seconda volta in carriera il suddetto premio a 18.6 punti, la media più alta per un giocatore in uscita dalla panchina che abbia segnato almeno 1000 punti in una stagione, e diventando così il quarto giocatore nella storia NBA a vincere per due volte il Sixth Man of the Year Award. In quella stagione inoltre, i Clippers terminano la regular season con il record di 57-25, il migliore della storia della franchigia californiana.

Due curiosità riguardano la scorsa stagione e quella corrente: nella stagione 2014-2015 è stato espulso per doppio fallo tecnico per la prima volta in carriera dopo 976 partite, mentre nella stagione attuale ha scollinato quota 16000 punti, divenendo la terza guardia nella storia della lega ad aver raggiunto questo traguardo. Questo è il Jamal Crawford che siamo abituati ad ammirare sul parquet, ma Jamal non è solo questo. Egli incarna perfettamente la gente di Seattle, persone semplici, gentili e premurose, e così è Jamal. Quando nel 2008 Seattle perse i SuperSonics, la città era in lutto perché la più grande attrazione sportiva della città era andata perduta. Jamal, che pure da adolescente aveva persino lavorato alla Key Arena, l’arena dei Sonics, non si è perso d’animo e pur di portare i campioni NBA a Seattle, ha lavorato con lo scopo di migliorare la Seattle Pro-Am, il classico torneo estivo che annualmente si svolge all’interno del parquet della Seattle Pacific University, creato da un’idea di Doug Christie.

E attenzione, stiamo parlando di stelle NBA del calibro di Kevin Durant, che alla prima apparizione ha segnato 63 punti, Kobe Bryant, Chris Paul, Blake Griffin, LaMarcus Aldridge, Kyrie Irving, e ancora Brandon Roy, Tyreke Evans, Jason Terry, Zach LaVine, Isaiah Thomas, Terrence Ross, Tony Wroten, Matt Barnes, Nate Robinson, Spencer Hawes. Un esercito, insomma, di giocatori NBA per i quali vale la pena guardare una partita di Seattle Pro-Am anziché alcune partite del campionato odierno. L’impegno di Crawford non si ferma di certo qui. Come più volte ribadito dall’anima dei Sonics anni ’90 Gary Payton, il quale ha definito Jamal tra le altre cose “the little Vinnie Johnson”, egli ha fatto e sta facendo tantissimo per la comunità di Seattle: i camp estivi per bambini (quasi ognuno di loro ha il suo numero di cellulare per contattarlo in qualsiasi momento!), incoraggiando quest’ultimi ad andare a scuola, la Jamal Crawford Foundation, che si occupa di tenere occupati i bambini con attività ed esperienze utili per la loro formazione, giveaways, oltre a foto ed autografi in quantità. “I never dreamed actually to be recognized for what I do, ‘cause I’ve always done it”. Per concludere una curiosità: il 23 agosto del 2014, prima di sposarsi la mattina con la sua fidanzata di lungo corso Tori Lucas, Jamal aveva organizzato per mezzanotte un torneo di basket a Seattle assieme a Chris Paul, Blake Griffin, Matt Barnes, Tony Wroten, LaMarcus Aldridge ed ovviamente il suo migliore amico Will Conroy, assieme ad altre 3000 persone, probabilmente per stemperare la tensione. E prima delle partite? Ascolta Notorious B.I.G., suo rapper preferito. Thank you Jamal, you’re soooo Seattle!

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