Joakim Noah è risorto

Joakim Noah è risorto

Il ritorno del francese a buon livello

di Fabrizio Martini

Nell’anno delle resurrezioni, dopo Derrick Rose e Kenneth Faried, possiamo dire di aver ritrovato un altro vecchio protagonista sparito da un paio di stagioni: Joakim Noah, dopo l’esilio milionario ai Knicks, passato più in infermeria, discoteche e foreste ascetiche che sul parquet, è tornato in sella, e dopo un periodo di rodaggio, sta ricominciando a macinare gioco.

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Firmato in sordina a Dicembre dai Memphis Grizzlies dopo un periodo di inattività post taglio Knicks, il francese ha avuto pazienza e tempo per rimettersi in ritmo NBA, prima alle spalle di Marc Gasol (paradossale come lo spagnolo sia stato giocatore difensivo dell’anno nella stagione 2012-2013, mentre il francese quella seguente, ma abbiano avuto un percorso totalmente differente successivamente) ed ora, con lo spagnolo partito verso Toronto, a dividersi i minuti da centro con Jonas Valanciunas. Memphis è in rebuilding, non ha particolari esigenze sportive ed il cosiddetto “grit & grind”, lo stile di gioco compassato e duro della franchigia sta pian piano venendo meno in nome di una più moderna dinamicità.

Questo percorso è stato abbastanza per permettere all’ex Bulls di rientrare a livello NBA, e gli va dato credito di essersi messo a disposizione ed accettare un ruolo secondario, senza litigare ne incupirsi (come fatto ai Knicks) ma semplicemente facendo quello che gli è sempre venuto bene: sporcarsi le mani e, soprattutto, difendere forte.

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Nell’ultima settimana ha viaggiato a 17.3 punti media con 10 rimbalzi, dispensando anche 3.7 assist a partita (dato che può far sorridere, pensando a quanto sia bravo a passare il pallone, forse il migliore per anni del suo ruolo), sono cifre che contano il giusto, ma Joakim è l’ennesima dimostrazione che lavoro duro, tranquillità e un pizzico di fortuna possono permetterti di risollevarti quando tutti ti davano per morto.

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