Jugoslavia e USA, due mondi lontani ma vicini

Jugoslavia e USA, due mondi lontani ma vicini

Breve storia di una cultura cestistica che ha conquistato l’America.

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Due universi paralleli, due visioni opposte e qualche punto in comune. Da una parte la liberale società statunitense votava al consumo sfrenato, sorretta dal materialismo e proiettata verso il libero mercato e la globalizzazione; dall’altra quella jugoslava, ancestrale, dalle fitte trame etnico-culturali e religiose, con qualche difficoltà economica, con una meravigliosa quanto turbolenta storia alle spalle e imbevuta prima di monarchia e poi di ‘socialismo’. Nel periodo dei ‘blocchi contrapposti’ queste due antitetiche realtà non si sfioravano nemmeno ed anche dal punto di vista sportivo la rivalità era piuttosto accesa.

Molti slavi, però, avevano cercato fortuna tra la fine del 1800 e primi decenni del secolo scorso, emigrando nel ‘Nuovo Mondo’.  La pallacanestro americana e quella jugoslava erano due galassie lontane. La pallacanestro statunitense era arroccata nel suo narcisistico ‘Olimpo’ personale e non si curava minimamente di posare gli occhi oltre propri i confini; la pallacanestro jugoslava era culturalmente inglobata entro i propri confini nazionali ed europei e conosceva la pallacanestro americana solo per le rare notizie e curiosità che arrivavano d’oltreoceano.

Ma indirettamente la ‘cultura balcanica’ aveva gettato qualche seme al di là dell’oceano e presto o tardi ciò sarebbe saltato agli occhi. Durante la già citata ondata migratoria, da ogni parte d’Europa vi fu un enorme esodo verso gli Stati Uniti. Tra questi la famiglia Maravich, che approdò dalla Serbia nei primi anni del ‘900 e che si stabilì in Pennsylvania a cercar fortuna con il boom della lavorazione dell’acciaio e del lavoro in miniera.

La famiglia Maravich ha un nuovo arrivato – www.pinterest.com

I coniugi Maravich ebbero un figlio alla fine di Agosto del 1915, che chiamarono Petar. Questo ‘figlio della seconda generazione’ amava farsi chiamare ‘Press’ perché si considerava uno statunitense a tutti gli effetti e in tutta onestà non è che quel nome serbo gli andasse a genio. Petar ‘Press’ era un ragazzino che sapeva muoversi nella società e nutriva una passione viscerale per la pallacanestro. Da giovane, però, dovette andare in guerra e si arruolò nell’esercito americano, divenendo aviatore. Dopo la fine del secondo conflitto, conobbe una vedova di origine serba, tale Yelena Santini, e la sposò. La coppia ebbe un figlio nel Giugno 1947 e decisero di chiamarlo Peter Press Maravich. Quel ‘bambino prodigio’ sarebbe diventato uno dei più grandi giocatori della storia di questo sport. Nello stesso periodo storico, esattamente il 28 Gennaio 1949, ad East Chicago nell’Indiana, una coppia serbo-croata diede alla luce il piccolo Gregg Charles Popovich, che diventerà un apprezzato e vincente allenatore NBA con una esperienza alla CIA.

Ma al di là di questi rari esempi di figli di seconda e terza generazione, le due realtà rimarranno slegate sino alla metà degli anni ’80, anche a causa dell’edificazione del muro e della ‘guerra fredda’.

Uno dei pochi casi isolati di quegli anni fu quello di Krešimir Ćosić, che tra la fine degli anni ’60 e i primissimi anni ’70 decise di volare negli USA per studiare e giocare alla Brigham Young University (Utah). Fu una sorpresa per l’epoca e nei tre anni in Utah giocò una pallacanestro sontuosa e con medie strabilianti (nel suo ultimo anno chiuse con 22.3 punti e 12.8 rimbalzi a partita).

Ćosić alle prese con gli arbitri americani – http://alchetron.com

L’Università decise di ritirare la maglia numero 11 in suo onore e dove vinse due volte il premio All-America (primo straniero a riuscirvi).

Durante l’esperienza  americana si convertì anche alla Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni e venne anche scelto in due Draft consecutivi (nel 1972 dai Blazers e nel 1973 dai Lakers) ma rifiutò in entrambi i casi. Tornato in Jugoslavia, giocò nello Zadar (squadra della sua città) vincendo quattro titoli jugoslavi, nell’Olimpija di Lubiana, nella Virtus Bologna (due scudetti consecutivi) e chiuse la carriera nello Cibona Zagabria (tre Coppe Jugoslavia e una Coppa delle Coppe). Con la Nazionale jugoslava giocò dal 1966 al 1983 e disputò tre Olimpiadi, quattro Mondiali, otto Campionati Europei e una partecipazione ai Giochi del Mediterraneo, collezionando svariati ori, argenti e qualche bronzo. Dopo una breve esperienza come capo allenatore, morì nel 1995. Krešimir Ćosić è considerato uno tra i due più forti centri jugoslavi di tutti i tempi.

Arriviamo alla prima metà degli anni ’80, a Belgrado e Zagabria due giovani stavano incantando la Jugoslavia e l’Europa. Il primo rispondeva al nome di Vlade Divac, originario di Prijepolje nel cuore della Serbia storica, centro del Partizan Belgrado, mentre l’altro si chiamava Drazen Petrovic, guardia dello Sebenico e poi dello Cibona.

Il centro serbo sarà il primo e noto slavo ad approdare nella NBA. Le sue prestazioni europee catturarono l’attenzione dei Los Angeles Lakers che nel Draft 1989 lo scelsero alla 26esima chiamata. L’approdo di Vlade negli Usa equivalse alla rottura di un ‘muro ideologico’ che anticipava di qualche mese il crollo ben più famoso di un altro muro che aveva diviso le vite e le coscienze di milioni di persone. La caduta del muro di Berlino frantumò anche la Jugoslavia, che si divise in Stati Indipendenti, ma ciò non scalfì il ‘dna cestistico’ che è rimasto intatto fino ai giorni nostri.

Once brothers – www.youtube.com

C’è da dire che Dražen Petrović era stato scelto quattro anni prima ma per motivi che trascendono la pallacanestro (gli stessi di Arvydas Sabonis) posticipò la sua avventura americana anch’egli al 1989.

Loro sostanzialmente furono i due che tracciarono il sentiero che da quel momento avrebbe portato i cestisti slavi ed europei nella lega più famosa al mondo con estrema facilità. Contemporanei a loro anche cestisti dall’indubbio talento come Toni Kukoč, detto l’Airone di Spalato o The Croatian Sensation, che andò a giocare con i Chicago Bulls contribuendo alla vittoria di tre anelli con Jordan e co., poi giocò con i Sixers e infine con i Bucks, Dino Rađa che giocò nei Boston Celtics dal 1993 al 1997 e Stojko Vranković  che giocò nei Celtics, nei Timberwolves e nei Clippers. Bisogna non dimenticare l’ex-virtussino Predrag Danilović che provò una biennale esperienza NBA con i Miami Heat e con i Dallas Mavericks, prima di ritornare alla Virtus Bologna e chiudere la carriera.

La sanguinosa guerra dei Balcani della prima metà degli anni ‘90 ha ulteriormente diviso le diverse nazioni, ha frantumato quel letterario sogno del ‘Dream Team jugoslavo’ che incantò il mondo dal 1987 al 1990.

Gli anni ’90 e 2000 equivalgono alla definitiva consacrazione del ‘fenomeno balcanico’ nella NBA. Alcuni nomi di coloro che nel tempo hanno calcato i parquet NBA: Predrag Stojaković, Darko Miličić, Aleksandar Pavlović, Nikola Peković, Goran Dragić, Nemanja Bjelica, Nikola Vučević, Bojan Bogdanović, Dario Šarić, Jusuf Nurkić, Nikola Jokić, Mario Hezonja.

L’approdo degli slavi in NBA è stata anche l’occasione per vedere all’opera giocatori baltici, italiani ed extraeuropei, che hanno impreziosito le stagioni NBA degli ultimi vent’anni (ma questa è un’altra storia e che racconteremo prossimamente.

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