Kareem Abdul Jabbar “politico” sfida Donald Trump: “Sei indegno”. Il magnate: “Nessuno ti sopporta”

Kareem Abdul Jabbar “politico” sfida Donald Trump: “Sei indegno”. Il magnate: “Nessuno ti sopporta”

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Se volete andare a scuola di politically uncorrect, seguite Donald Trump. Di polemiche ne ha già raccolte e cavalcate a sufficienza, il magnate americano del business: dal toupet oggetto di mille caricature sui social, alle accuse di sessismo e razzismo che gli sono arrivate dopo il primo, focosissimo dibattito TV tra i candidati alle primarie repubblicane, ora nel mirino dell’investitore, personalità televisiva, scrittore (e favorito nei sondaggi) ci finisce anche il basket.

Alla ricerca spasmodica di qualcosa che faccia sempre parlare di sé, Trump se la prende con Kareem Abdul-Jabbar, che lo aveva criticato dalle colonne del Washington Post, riproponendo quelle accuse che da ogni parte d’America arrivano al palazzinaro di New York: “Non è degno di neppure di essere candidato alle primarie repubblicane, figurarsi alle elezioni presidenziali del 2016”, ha esordito l’ex stella dei Lakers, che non gli risparmia la sola idea di costruire un muro anti-immigrati al confine del Messico, oppure le risposte, reiterate su Twitter, alla giornalista Megyn Kelly di Fox news, tv vicina ai repubblicani, e moderatrice del dibattito TV, che gli aveva chiesto perché aveva definito le donne “scrofe grasse, cagne, sporche e animali”: “Se gli americani sapessero che un leader di un’altra nazione ha minacciato dei giornalisti, ne saremmo oltraggiati. Sta accadendo qui e proprio ora”.

Di tutta risposta però l’accusato ha ripreso la pagina del quotidiano della capitale con l’articolo scrivendoci sopra con un pennarello: “Kareem, ora so perché la stampa ti ha sempre trattato così male. Non ti possono sopportare. Il fatto è che tu non hai alcuna idea della vita e di cosa deve essere fatto per fare tornare di nuovo l’America grande. Tanti auguri, Donald Trump”.

Alla base della polemica c’è senz’altro il fatto che Mr. Gancio-cielo sia un convinto sostenitore dei democratici: nel 2008 obamiano di ferro, ora supporta contro Hillary Clinton il candidato più a sinistra del partito (Bernie Sanders), e non esclude che, in caso di sconfitta alla nomination, possa candidarsi fuori dal partito come indipendente, anche se ora sembrerebbe pronto a supportare il vincitore, ma solo a talune condizioni.

I maligni d’altra parte sostengono che, proprio come Trump, il buon Kareem stia cercando lo scontro per lanciare al meglio il suo ultimo romanzo, in uscita nelle prossime settimane…dove sta la verità?

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