Kobe Academy, il diario dal PalaLido

La nostra impressione del clinic tenuto da coach Messina e Kobe Bryant.

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L’appuntamento era alle 14.30 al Lido di Milano per la consegna del pass, ma il nostro arrivo alle 13.30 di un venerdì di fine luglio ci fa capire due cose: che molta gente è lì già da almeno un’ora e che sotto al sole meneghino si muore dal caldo.
Poco dopo aprono le operazioni di controllo all’ingresso, così prendiamo il pass e cerchiamo ristoro all’interno della palestra da cui già provengono suoni di palloni rimbalzanti e suole stridenti.

Sono i ragazzi della Kobe Academy, uno stuolo di giovanissimi suddiviso in 3 macro gruppi agli ordini di coach Bizzozero, Hernan Harried e altri valenti collaboratori.

Davide Lamma
Davide Lamma

Qualcuno sembra aver preso in mano un pallone da basket per la prima volta, altri invece fanno vedere qualcosa di molto buono, nel frattempo tra esercizi di ball-handling e gare di tiro gli spalti si riempiono (da notare la presenza di Sandro Gamba, Davide Lamma e Stefano Gentile), il caldo arriva anche nell’impianto e i minuti passano…

Conclusa questa parte, entra in campo Flavione Tranquillo e lo spettacolo comincia: non è ancora il momento di Kobe, ma di una gara di tiri da metà campo tra spettatori scelti a caso, giusto per scaldare i motori in attesa del piatto forte.
Conclusa la garetta, iniziano a scendere sul parquet i pezzi grossi: Ettore Messina e Mario Fioretti in polo da coach, e una ventina tra ragazzi e ragazze con canottiere e pantaloncini della Kobe Academy; sono tra i migliori prospetti italiani (esclusi ovviamente quelli impegnati con le Nazionali giovanili), si riconoscono Simone Fontecchio, Tommy Laquintana, Luca Cesana, Riccardo Bolpin, Riccardo Cattapan e almeno altre tre o quattro facce a cui purtroppo la nostra ignoranza non riesce ad assegnare un nome.

Messina & co.  fanno sudare i ragazzi con esercizi che sono sì da allenamento Minors, ma ovviamente eseguiti da semi-professionisti sono tutto un altro vedere: intensità, velocità, atletismo a ottimo livello. E quando questi scemano, ci pensa il buon Ettore a mettere tutti in riga: su un esercizio si era dato l’obiettivo di 125 canestri in 6 minuti, a 2 minuti scarsi dalla fine si era a poco più di 60 centri e così l’allenatore della Nazionale in carica ferma i ragazzi, spegne il microfono per dirgliene quattro e fa fare loro 10 piegamenti sulle braccia.

Ettore Messina
Ettore Messina

Anche in un clinic sui generis come può essere questo, con pubblico piuttosto rumoroso e l’alone di Kobe nell’aria, Ettore Messina non ci pensa due volte a redarguire gli spettatori per il loro vocìo e a dispensare perle di basket, tanto semplici quanto impagabili: “Se tu sei sulla riga da tre, ti arriva lo scarico e c’è un difensore in close-out, basta che fai una finta di tiro con la palla che arriva al mento; se tu fossi sotto il tabellone andrebbe bene alzare il pallone, farlo vedere all’avversario per farlo saltare, ma lontano da canestro basta far arrivare la palla al mento per farlo cascare nella finta, e poi partire in palleggio.”

Sono ormai le 17 quando Messina e i suoi vengono interrotti per cause maggiori: Kobe Bryant è arrivato al PalaLido, lo si può intuire dallo stuolo di militari che circondano la palestra.
Vuoi per il caldo soffocante, per le 2/3 ore passate ad attendere il Black Mamba, o per il fatto che ad aspettarlo siamo non più di 500 persone, fatto sta che l’accoglienza per un mito del suo calibro è più fredda del previsto.
Comunque al suo ingresso in alto i cuori (e i cellulari) e ovazione, ma si riprende subito col clinic/allenamento.
Kobe vanta una forma invidiabile e una leggera barbetta figlia dell’estate, e si divide con coach Messina la metà campo da visionare; su un lato i ragazzi, sull’altro le donzelle.

Kobe Bryant
Kobe Bryant

Il Mamba, microfonato come coach Messina, passeggia per il campo apparentemente distratto ma non perde occasione per fermare il gioco e dare consigli, ovviamente in un italiano pressoché perfetto. A ogni sua parola il pubblico si zittisce immediatamente (quando non copre il microfono con la mano per non farsi sentire da tutti), e anche in campo non ci si vuole perdere una sua sillaba. L’unico a urlare frasi tipo: “Grande Kobe!” è seduto di fronte a noi: forse ringalluzzito dalla vittoria in una delle gare di tiro da metà campo, deve ancora sbollire l’adrenalina.
La sapienza cestistica di Kobe comunque è immensa, lo si capisce anche dai piccoli consigli che dà: se si passa la palla a destra usare la mano destra e se si passa a sinistra farlo con la sinistra, partire in palleggio con la spalla bene abbassata per prendere in contropiede l’avversario, giocare dietro alla difesa quando si è lontani dalla palla per poter ricevere il pallone più liberi… Anche Messina tende l’orecchio verso Kobe e riassume questi tre punti ai ragazzi, spiegando che sono cose semplici ma è con queste piccole accortezze che si vincono le partite.

Kobe Bryant
Kobe Bryant

Il clinic si chiude con un piccolo torneo di 1vs1 con un massimo di tre palleggi a testa per possesso, vinto da Laura Meroni per le ragazze e da Fontecchio per i maschi. L’avversario di quest’ultimo s’è visto cornuto e mazziato, visto che dopo aver perso Kobe gli ha fatto notare che l’ex Virtus Bologna andava sempre a destra e anche quando penetrava a sinistra, andava a concludere a destra.
Foto di rito di tutti i giocatori con Bryant, che intervistato dal cerimoniere dà un consiglio ai ragazzi: “Allenatevi sempre duro, pensate sempre di dover essere il migliore non soltanto nella vostra squadra o nel vostro campionato, ma il migliore di tutto il mondo. Dovete avere un’ossessione per questo gioco. Semplice, no?”
È la Mamba Mentality, ha detto tutto lui.

Sono ormai le 18 passate, il traffico milanese c’ingoia ma non c’è coda o ritardo che potrebbe far dimenticare questo pomeriggio, l’aver avuto due personalità del calibro di Messina e Bryant a pochi metri di distanza e averli sentiti dispensare piccole perle di pallacanestro.

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