Kyrie Irving – Boston Celtics: un amore mai nato

Kyrie Irving – Boston Celtics: un amore mai nato

É già finito il matrimonio tra Kyrie Irving e i Boston Celtics?

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

23 Agosto 2017. Una notizia “sconvolge” il mondo NBA. Kyrie Irving, che voleva lasciare i Cavs, è stato accontentato. I Boston Celtics spediscono Isaiah Thomas a Cleveland in cambio di Uncle Drew.

Poco più di un mese prima, i Celtics avevano firmato uno dei free agent più ambiti in circolazione, quel Gordon Hayward che aveva fatto benissimo con gli Utah Jazz e che aspettava l’occasione Celtics per diventare definitivamente una superstar.

17 Ottobre 2017. Altra data fondamentale. Nell’attesissimo esordio di Irving e Hayward in maglia Celtics, contro i Cleveland Cavs di LeBron, l’ex Jazz si frattura la tibia in un tremendo infortunio che sconvolge l’intero pubblico NBA in mondovisione.

Disperazione in casa Celtics. Già terminati i sogni di gloria e la possibilità di tornare a competere per l’anello? La stagione prosegue tra alti e bassi, quando accade un nuovo scossone. Il 5 Aprile 2018, I Boston Celtics comunicano la necessaria operazione al ginocchio per Kyrie Irving e la conseguente stagione terminata per la loro star.

I Celtics si affidano completamente al loro Coach, Brad Stevens, si compattano, allontanano tutte le critiche e paure giocando da squadra (scusate, Squadra), recitando un ruolo da protagonisti nei Playoffs. Esplode il talento dei giovanissimi Jaylen Brown, Terry Rozier e sopratutto Jayson Tatum: giocano da veterani, incantano tutti dimostrando una maturità pazzesca. Questi Celtics si fermano solamente di fronte a un LeBron James versione super eroe, che trasporta letteralmente sulle sue spalle i Cleveland Cavaliers in finale NBA al termine di un’eroica gara 7, in finale di Conference.

La stagione 2018/19 dev’essere quella dei Boston Celtics. Un gruppo di giovani con grandissima prospettiva futura e con già un ottimo presente, hanno finalmente l’opportunità di giocare con Gordon Hayward e soprattutto Kyrie Irving dall’inizio della stagione senza problemi.

Purtroppo, o per fortuna, la pallacanestro non è uno sport in cui l’esito di ciascun argomentazione è scontato e non si trova mai la giusta alchimia di squadra.

Per la precisione, è un continuo di alti e bassi, momenti in cui i Celtics vincono di 30 punti a Golden State, altri in cui perdono in casa contro squadra avviate al tanking come Bulls o Cavs.

Gordon Hayward fatica a trovare la giusta posizione e il giusto adatto in questi Celtics. Probabilmente è normale dopo quel terribile infortunio, non è facile ritornare ad essere il giocatore di prima e non è neanche così scontato. Il problema di Hayward sono quei 31 milioni di dollari annui di contratto. Milioni che lo mettono costantemente sulla graticola di opinionisti e non.

Ma tornando all’argomento principale: perché i Boston Celtics con Kyrie Irving, Jayson Tatum e il resto della combriccola (Hayward, Brown, Rozier ecc.) non sono primi ad Est, dominando le classifiche come in molti si aspettavano senza LeBron James in quella Conference dopo più di un decennio?

I numerosi eventi accaduti ai Celtics hanno “sconvolto” l’ambiente e neanche due grandissimi uomini di pallacanestro come Brad Stevens e Danny Ainge sono riusciti a trovare le giuste contromisure.

Qualche volta ci sono riusciti, qualche volta no, ma quello tra Kyrie Irving e i Boston Celtics sembra essere veramente un amore mai nato.

Nessuno critica il talento di Kyrie, sicuramente un giocatore che si vede raramente nella lega professionistica americana, con doti tecniche assolutamente pazzesche. Ma Kyrie non è riuscito, probabilmente, ad essere quel leader assoluto che i Celtics volevano affiancare ai loro giovani talenti, soprattutto vicino a Jaylen Brown e Jayson Tatum, tanto importanti nella scorsa stagione e negli scorsi Playoffs.

A livello di statistiche cambia poco, anche se ci sono stati dei cali (previsti con la presenza di Kyrie) rispetto alla scorsa post-season:

Medie Playoffs 2018:

  • Jaylen Brown, 18,0 punti, 46% dal campo in 32 minuti.
  • Terry Rozier, 16,5 punti, 40% dal campo, in 36 minuti.
  • Jayson Tatum, 18,5 punti, 47% dal campo in 36 minuti.

Medie Playoffs 2019:

  • Jaylen Brown, 14,1 punti, 52% dal campo in 31 minuti.
  • Terry Rozier, 6,4 punti, 32% dal campo, in 18 minuti.
  • Jayson Tatum, 15,7 punti, 45% dal campo in 31 minuti.

Non bisogna affidarsi esclusivamente alle statistiche, perché alcune volte mentono. Tra i Playoffs 2018 e i Playoffs 2019, probabilmente questo è uno di quei casi. Se da una parte si può pensare che sia ovvio il calo delle statistiche di Rozier, che “condivide” la regia e il ruolo di point guard con Kyrie Irving, sembra anche che non ci sia una differenza abissale per Tatum e Brown nei due anni. Ma così non è stato.

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Kyrie gioca da Kyrie. Un giocatore fenomenale che non ha mai paura di prendersi responsabilità e tiri importanti.

Ma è forse proprio questo il problema dei Celtics?

Brad Stevens, lo scorso anno, era riuscito a dare un’identità di gioco ben precisa ai Celtics. Un’identità che prevedeva una circolazione di palla veloce e organizzata in cui si presentavano spesso numerose opzioni e in cui ogni giocatore si sentiva perfettamente a suo agio nel prendersi responsabilità. Gli isolamenti erano ridotti al minimo e si cercava di avere un continuo movimento.

Per Jayson Tatum questa doveva essere la stagione della consacrazione, quella in cui il Rookie diventava Uomo. Per vari motivi non lo è stata.

La fragorosa e dolorosa eliminazione subita dai Boston Celtics per opera dei Milwaukee Bucks ha fatto male a Boston. Città, società e giocatori hanno subìto il duro colpo, asfaltati dall’uragano Giannis.

Sarà un’estate di scelte, un’estate in cui il mercato e le decisioni di Danny Ainge determineranno il futuro dei Celtics.

Che farà Kyrie? Le sirene della grande mela si fanno sempre più rumorose, indipendentemente che provengano da Brooklyn o da NY. Kyrie farà le valigie e se andrà o sposerà nuovamente il progetto Boston?

E se fosse proprio Boston a non voler puntare su Irving? Nel caso l’ex Cavs se ne andasse, che fare? Spedire via quei giovani che hanno fatto tanto bene lo scorso anno, per una superstar come Anthony Davis? Riempire di dollari Terry Rozier dandogli un ruolo importante, o lasciarlo partire e non pareggiare un super contratto?

Sarà un’estate bollente a Boston, un’estate in cui le scelte determineranno il futuro della franchigia per gli anni a venire.

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