La cerimonia d’addio di Larry Bird

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Larry Bird non è stato soltanto un giocatore decisivo, uno che vinceva partite e titoli da solo, un atleta nato per giocare a basket. Larry “the Legend” è stato qualcosa di più. Era uno che le partite prima di vincerle sul campo con un tiro decisivo, le vinceva con la testa, e con quella irrefrenabile competizione e voglia di vincere che lo portava ad essere il peggior incubo di chiunque lo affrontasse su un parquet.

Tutto ebbe inizio così:
“Sei speciale ragazzo, ma devi continuare a lavorare duro; ricordati che c’è, e ci sarà sempre, qualcuno da qualche parte che ha il tuo stesso talento, e che adesso sta lavorando duro quanto te, anzi di più”.
Queste le parole che il coach della High School di Magic Johnson, tale George Fox, era solito ripetere al suo formidabile campioncino. “Mi chiedevo chi fosse questo qualcuno, perché non l’avevo ancora mai incontrato”, racconta Magic, “Ma tutto cambiò quando quel giorno del 1978, in una palestra del Kentucky, vidi Larry Bird. Capii subito che era lui il giocatore di cui mi parlava coach Fox”.
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Era l’inizio di una rivalità storica tra due giocatori, due simboli, due bandiere. Una rivalità che col tempo avrebbe lasciato spazio ad una profonda e sincera amicizia.
Nemico acerrimo, avversario irrispettoso, trash talker leggendario, pungente, tagliente come le sue frasi pronunciate sotto i baffi biondi, Larry Bird però, non mancava mai di rispetto al “nemico” che meritasse la sua attenzione.
Rispetto ne ebbe per Dominique Wilkins, dopo le incredibili sfide in cui i due si alternavano in un epico botta e risposta da 40 punti ed oltre a testa; ne ebbe per Mj, quando dopo i suoi 63 punti in una gara di playoff disse a chi lo intervistava “Stasera Dio era in campo, ragazzi… era quello travestito da Micheal Jordan”. Rispetto ne ha sempre avuto soprattutto per lo storico rivale in maglia Lakers: lui stesso fu il primo, che, correndo dal fratello maggiore a riferirgli del loro primo incontro in quella palestra del Kentucky, gli gridò: “Oggi ho conosciuto il più forte giocatore del College Basketball: si chiama Magic Johnson”.
D’altronde nel 1993, alla cerimonia d’addio di Larry, Magic era ovviamente presente per rendere omaggio al suo più grande nemico-amico.
Le migliaia di persone commosse presenti quella sera al Boston Garden, si resero conto di come quella incredibile competizione, quella sfida ripetuta per più di un decennio tra due dei più forti giocatori di sempre, avesse infine creato un’empatia, un sentimento sincero di amicizia. Così diversi caratterialmente, ma in fondo così simili per quello che entrambi hanno dato sui campi di basket, oltre che per essere, nel senso più viscerale del termine, due vincenti nati.
E Magic, quella sera, per omaggiare degnamente il suo grande amico, si spinse a fare qualcosa di indicibile ed impensabile per qualunque tifoso losangelino. In un’atmosfera fantastica, un misto di commozione per l’addio del campione, ed ilarità per le battute e gli interventi degli ex compagni di Bird, mettendo da parte la storica rivalità Cetlics-Lakers, Magic si presentò al Garden indossando sotto la divisa ufficiale gialloviola, una maglietta dei Boston.
Inoltre le parole di Magic in quell’occasione hanno fatto commuovere milioni di appassionati:
“Sei sempre stato sincero con me, Larry. Sempre, e te ne sono grato. Soltanto una volta mi hai mentito, ed è stato quando mi hai detto che un giorno ci sarebbe stato un altro Larry Bird. Ti sbagliavi, amico mio: non ci sarà mai, mai, un altro Larry Bird.”
Era un altra epoca, era un altro basket. Acerrimi nemici sul campo, grandi amici nella vita.. questi sono i grandi Campioni di una volta!!
SERGIO LOMBARDO
CIUFF

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