La D-League crescerà d’importanza nel futuro

La D-League crescerà d’importanza nel futuro

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La mappa delle affiliazioni in D-League || basketballinsiders.com
Nei giorni scorsi, sono trapelate voci che il draft NBA possa tornare ad avere più di due giri, aprendo le porte anche alla D-League. Questo, almeno, è il parere di alcuni GM. Solo 11 franchigie NBA su 30 non hanno una squadra affiliata in D-League, ma molte di queste stanno lavorando per avercela, mentre una squadra come i Pacers hanno appena acquistato i Fort Wayne Mad Ants, per esempio. E una volta che ogni franchigia avrà la sua squadra affiliata in NBDL (National Basketball Development League, ndr), allora ci saranno anche più giocatori disponibili per ogni squadra NBA. E ciò porterebbe presumibilmente ad un ampiamento del numero di giri al draft di uno o due unità. “Se ogni franchigia NBA avrà una squadra di D-League, ci sono almeno 8 giocatori in più a disposizione che una squadra potrebbe scegliere al draft. Forse si può iniziare con 5 giri per consentire a tutti di prender parte al draft e, poi, magari nell’anno successivo li riduci a 4 nel caso il livello non sia quello aspirato”, ha detto un general manager NBA. Il “nuovo draft” necessiterebbe dell’approvazione dell’associazione dei giocatori, che nel 1988 decise per la riduzione dei giri al draft da 7 a 3, e poi agli attuali 2 l’anno seguente. L’idea era quella di dare più libertà a quei giocatori che volevano provare a giocare dove volevano come free agent, piuttosto di far parte di una rosa dove avrebbero visto il campo solo in un futuro più lungo, compromettendone di fatto un pezzo di carriera. Mark Cuban, proprietario dei Mavericks, l’anno scorso ha detto che avrebbe supportato un ampliamento del draft, così le squadre avrebbero potuto prendere più giocatori oltreoceano e aver anche molti più giocatori da provare e sviluppare.
I Mad Ants, campioni 2014, sono ora affiliati ad Indiana || sbnation.com
Un altro GM ha proposto che i contratti di quelli scelti dopo il secondo giro, siano “two-way contracts”, simili a quelli che si vedono in MLB o in NHL. Significano che o sei in Major League, e quindi NBA, e ti pagano di più, oppure sei in una Minor, e cioè D-League, e guadagni di meno. Ma niente è imminente: si dovrà infatti aspettare che tutte e 30 le franchigie NBA ne abbiano una affiliata in D-League: Atlanta, Brooklyn, Charlotte, Chicago, Denver, Clippers, Milwaukee, Minnesota, New Orleans, Portland e Washington sono le squadre senza affiliazione nella lega di sviluppo. Tuttavia quasi tutte – compresi i Bulls abbastanza restii alla cosa – hanno espresso interesse ad avere una franchigia anche in NBDL. E questo entro due-tre anni sembra possibile, come hanno detto i GM di Hornets, Nets e Raptors. Tuttavia, anche quando tutte avranno team affiliati, il compito della D-League rimarrà lo stesso, cioè generare tanti nuovi allenatori, sviluppare giocatori ancora acerbi per la NBA, modellare il personale medico, di allenamento e di direzione del team. Inoltre, sembra che dal 2017 la FIBA voglia che Team USA debba giocare le qualificazioni ai mondiali 2019 in Cina, e giocarle non con giocatori professionisti, ma provenienti dalla D-League o, volendo, dalla NCAA. Il motivo è semplice: saranno in contemporanea con la stagione NBA, probabilmente a novembre e febbraio. Ecco perché le squadre NBA dovranno sviluppare e alzare il livello della D-League. Partendo, prima di tutto, dell’affiliazione di tutte e 30 le franchigie NBA.

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