La lega degli uomini straordinari – La prima pietra della NBA

La lega degli uomini straordinari – La prima pietra della NBA

Il 6 giugno del 1946 nasceva quella che con il tempo prenderà il nome di NBA.

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Il 6 giugno del 1946 un gruppo di uomini d’affari del nord est degli Stati Uniti si incontrarono all’Hotel Commodore di New York, nell’ufficio di Maurice Podoloff.
Quell’incontro era il punto di arrivo di una lunga storia iniziata nel 1891 a Princeton, quando James Naismith pensò a un gioco indoor per allenare gli atleti al chiuso durante i mesi più freddi, e gli venne in mente di mettere un canestro a dieci piedi da terra e di sfidarli a farci entrare un pallone. Negli anni successivi il gioco, denominato “palla-cesto”, incontrò un certo favore presso le folle e si diffuse in tutte le università. Tuttavia, diversamente dagli altri grandi sport americani, il basket (la “Palla-cesto”), faticava a imporsi come sport professionistico e non aveva, come il baseball, l’hockey e il footlball, una grande lega professionistica che potesse ospitare i migliori giocatori. La ragione principale della mancanza di questa lega è che in molte città non esistevano dei palazzetti ancora abbastanza grandi, che permettessero di raggruppare almeno 5000 – 10000, in modo da rendere una partita un evento redditizio e poter pagare sia le spese di mantenimento dell’impianto che i giocatori e sviluppare il marketing per vendere un evento. Erano però molto popolari le partite universitarie e occasionali doubleheader (due partite consecutive giocate da squadre famose) erano organizzati specialmente al Madison Square Garden sotto l’impulso di Ned Irish, all’inizio solo organizzatore e poi presidente del MSG.
Il resto dell’attività si divideva tra squadre “barnstorming” (vale a dire squadre professionistiche che giravano di città in città giocando contro chi capitava e dividendosi l’incasso della serata, spesso girando con un secchio o un cappello per raccogliere i soldi) e leghe occasionali spesso localizzate su basi geografiche ristrette che potessero contenere i costi di trasferta e rendere le spese più sostenibili. Per andare a una partita si pagavano 20 o 30 centesimi di dollaro, e un giocatore poteva prendere dai 3 ai 5 dollari a partita. Le squadre più famose al tempo erano i New York Rens di Tarzan Cooper, squadra di soli neri, gli Original Celtics, localizzati a New York, con Joe Lapchick poi destinato a guidare i Knicks in tre finali consecutive perse con i Lakers allora a Minneapolis nei primi ’50, e gli SPHAS, la squadra degli ebrei di South Philadephia, guidati da Eddie Gottlieb, grande figura di promotore, impresario, organizzatore sportivo, proprietario di squadre e eminenza grigia dell’NBA nei suoi primi anni.

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Un “campionato mondiale” si giocò a Chicago sotto l’egida di Hearst, il grande proprietario di giornali, modello per il Kane di Orson Welles in “Quarto Potere”, dal 1939 al 1948. La prima edizione vide i Rens battere i Sheboygan All Stars in finale. Le squadre venivano da posti piccoli e, mentre partecipavano a questa, erano spesso coinvolte nei campionati della ABL (American Basketball League) e NBL (National Basketball League). Per dirla in un modo molto chiaro: il basket di allora era un gran casino. Mancava un movimento guida e non si facevano mai abbastanza soldi da far sopravvivere i campionati. La NBL aveva un buon livello, annoverava già Mikan, destinato a guidare i Lakers degli anni ’50 a 5 titoli, ma era concentrata in piccole località come Oshkoch, Rochester, Fort Wayne, che non potevano trainare una lega professionistica. Tuttavia, l’idea di una lega professionistica di basket aleggiava, si trattava di trasformarla in realtà spostandola in grandi città e con un’organizzazione abbastanza forte da sopportare le perdite dei primi anni. La chiave di svolta doveva consistere nel coinvolgere le grandi città e avere arene grandi in cui raccogliere molti spettatori. E proprio dai proprietari e gestori di arene venne il supporto per la creazione della lega. Molti di questi gestivano palazzetti in cui si giocava a hockey e avevano diverse serate senza partite. L’idea di trovare uno sport da mettere in queste serate per aumentare gli incassi fu la chiave di volta che attrasse gente non particolarmente interessata allo sport, come Al Sutphin di Cleveland, che gestiva la squadra di hockey locale e il palazzetto della città, o Arthur Wirtz, proprietario di arene a Chicago, Saint Louis e Detroit. Il lungo lavoro di cesello venne portato avanti anche dalla potenza di fuoco del Madison Square Garden di New York con Ned Irish, l’inventore dei doubleheader, e da Max Kase, giornalista sportivo del Times e impresario egli stesso.

Altri proprietari coinvolti furono Jake Tyrrell della Philadephia Arena, che coinvolse Gottlieb come allenatore e factotum della squadra, e Walter Brown di Boston. Podoloff, nei cui uffici si teneva la riunione, era invece il capo della AHL (American Hockey League). Di famiglia ebrea russa, era cresciuto a New Haven, Connecticut. Conosciuto per l’assoluta integrità morale e per non sapere assolutamente nulla di basket, materia in cui si peritò di non migliorare assolutamente, Podoloff prese la carica di capo (commissioner non gli piaceva come parola perché gli ricordava i Kommissar della polizia russa, di cui si parlava ancora a casa nel ricordo dei pogrom) della BAA con assoluta professionalità; riuscì a imporre delle regole e a gestire i rapporti tra le squadre in modo da farla sopravvivere nei primi anni, promuovere la fusione del 1949 con la NBL e andarsene dopo 17 stagioni di carriera lasciando una lega in salute e in crescita. Quel 6 di giugno vennero decise alcune cose:

  • Il nome della lega: Basketball Association of America
  • Entry fee di 10.000 dollari a franchigia, da cui Podoloff avrebbe preso il suo stipendio, fissato a 9000 dollari, e le spese
  • Un salary cap a 40.000 $, per squadra (poi alzato a 55.000)
  • L’inizio della stagione al 2 novembre del 1946.

Podoloff aggiornò la riunione al 19 agosto alle 10 del mattino, in cui avrebbero fissato lo statuto della lega e definito gli altri elementi fondamentali (durata delle partite, numero di falli ecc).

Maurice Podoloff – da pdxretro.com

Visti da oggi quegli inizi della NBA, ci rendiamo conto che una strada incredibile è stata fatta. Joe Fulks, la star di quella prima annata, prese 8500 dollari di stipendio, circa 4 volte il guadagno di un americano medio in un anno, come se LBJ ne prendesse 300.000. Le squadre persero in media centomila dollari e la riunione di fine anno Podoloff si peritò di aggiungere per i proprietari di presentarsi dopo pranzo avendo già mangiato, dato che non erano rimasti nemmeno i soldi per quello. Forse solo i Knicks fecero profitti e i Warriors di Philadelphia, grazie all’avvedutezza di Gottlieb, ne persero pochi, ma per il resto ci furono perdite enormi per l’epoca. Tuttavia si era cominciata una rivoluzione anche nel basket e negli anni si riuscì a stabilizzare il business. Podoloff, che per  la sua corporatura e il suo stile di vestire era chiamato “il pinguino”, con i suoi passettini e la chiarezza nella costruzione della lega, seppe mettere in piedi una struttura in grado di sopravvivere. Anche se non seppe mai nulla dello sport di cui sovrintendeva le sorti, il suo contributo è unanimemente riconosciuto anche oggi. Da allora, la carica di Commissioner è quella fondamentale, una sorta di zar, anche se Podoloff non avrebbe apprezzato il paragone, messo lì dai proprietari per far andare le cose nella direzione giusta. Una guida che puoi contestare ma che fa le spese delle sue decisioni e della sua incapacità. Alla fine di quella riunione i proprietari scapparono via per tornare in treno nelle loro città. Podoloff rimase con le carte sul tavolo a guardare quel gruppo di matti che se ne andava salutando educatamente. Pensò che per quel gruppo di figli di… occorreva una guida sicura e lui era abituato a quel genere di discussioni. L’unica cosa che li avrebbe tenuti insieme era la tensione verso dei soldi che stavano per entrare. E con l’America fuori dalla guerra, i ragazzi che tornavano, i soldi di nuovo nelle tasche, ci sarebbe stato bisogno di un po’ di divertimento… Sì, quella cosa lì, la lega di quello sport strano, poteva anche avere successo, anche se non sarebbe mai stato l’Hockey.

La locandina della prima partita della BAA al Maple Leaf Garden di Toronto con Ed Sadowsky come uomo copertina. Sadosky se ne andrà da Toronto dopo poche partite. da prohoophistory.files.wordpress.com
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