La nuova frontiera dell’AmeriLeague

La nuova frontiera dell’AmeriLeague

anemina.com

La “Sin City”, ovvero la città del peccato, o del vizio come meglio preferite, dopo gli hotel, i casinò e gli strip club, si vuole regalare un altro divertimento che a nostro giudizio è più che sano rispetto al gioco d’azzardo, che li è legalizzato. Ovviamente il luogo, facilmente deducibile, è Las Vegas, il divertimento in questione, invece, è la pallacanestro. La maggior città del Nevada è già la location per eccellenza della NBA Summer League, diventato ormai un vero e proprio evento della durata di dieci giorni. La città, che dall’inizio del 2000 ha ospitato prima l’NBA All Star Game (2007) e poi si è tanto chiacchierato sulla possibilità di diventare la casa di una vera franchigia, ha deciso bene di diventare la location di una lega alternativa, l’AmeriLeague. Otto le formazioni al nastro di partenza, tutte di Las Vegas ovviamente, che hanno optato per dei nomignoli piuttosto strambi ma in piena “pendant” con l’ambiente che li circonda. Ci sono i Dealers e gli High Rollers, i Mambas, passando per i 720, i Flush, gli i15, i Westerners per concludere con i Wild Aces.

Un’altra lega minore è dunque nata tra i confini degli Stati Uniti, e questa porterà purtroppo anche qualche conseguenza da non sottovalutare. Il commissioner Ethan Norof ha dichiarato che le squadre dell’AmeriLeague sono pronte ad offrire contratti ai migliori prospetti in uscita dall’high school. Questo vuol dire che parecchi liceali piuttosto che andare al college preferiranno andare a giocare in questo campionato, entrando immediatamente a contatto con i dollari, piuttosto che percorrere la strada universitaria. Non che questo non accada già, leggasi Brandon Jennings o più recentemente Emmanuel Mudiay, ma vogliamo mettere la fatica di dover espatriare in Europa o in Asia con la possibilità di restare a giocare in patria, magari addirittura distanti da casa soltanto un paio d’ore di macchina. Insomma, se l’AmeriLeague dovesse prendere seriamente piede, potremmo ritrovarci di fronte ad una lega che potrebbe ingrandirsi in pochi anni, crescere in numero di squadre ed anche in fatturazione. Dopotutto, se Las Vegas è attualmente uno dei migliori mercati d’America qualcosa vorrà pur dire.

Oltretutto, le franchigie di questo nuovo campionato avranno più di un singolo sponsor sulle divise da gioco, andando contro a quello che è il dilemma da anni avanzato dalla stessa NBA, ovvero se “sporcare” storiche casacche con delle scritte che fanno gonfiare le entrate. Si tratta comunque di una lega tutt’ora in divenire, che forse neanche lei stessa sa con precisione dove può arrivare. Basti pensare che il 26 e 27 settembre prossimi proprio a Las Vegas ci saranno i tryouts dei giocatori che si sono iscritti attraverso il sito dell’AmeriLeague. Il tour di questi provini continuerà il 3 e 4 ottobre a Dallas, il 10 ad Atlanta, l’11 a Chicago per concludersi il 17 ottobre a Los Angeles. È previsto anche un draft in pieno stile NBA, le cui modalità sono ancora da conoscersi così come la formula del campionato, che indicativamente avrà una durata di circa tre mesi da fine ottobre a fine febbraio. Come riportato da Jeff Goodman di Espn, inoltre, i Dealers già sono operativi e avrebbero messo sotto contratto David Harrison, All-American al liceo arrivato in NBA con gli Indiana Pacers e poi finito a girovagare per la Cina oltre ad aver avuto seri problemi economici; Royce White ex Houston Rockets con diverse apparizioni in D-League; e Ted Kapita fresco di diploma ad Huntington Prep che reso ineleggibile ad Arkansas ha optato per il semi-professionismo.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy